Eutanasia

Oggi si comprendono nel termine “eutanasia” gli interventi medici, attivi o passivi, volti ad interrompere la sofferenza di una persona malata terminale, previo suo inequivocabile consenso.

L’Associazione Luca Coscioni, insieme a Radicali Italiani e grazie soprattutto a Piergiorgio Welby, fin dalla sua fondazione si batte per ottenere una legge sulla legalizzazione dell’eutanasia in Italia con il fine di riconoscere la piena libertà di autodeterminazione anche alla persona malata. La nostra associazione punta a smascherare il fenomeno dell’eutanasia clandestina e stimola un dibattito parlamentare sul tema.

Attualmente in Italia l’eutanasia costituisce reato e rientra nelle ipotesi previste e punite dall’articolo 579 (Omicidio del consenziente) o dall’articolo 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) del Codice Penale. Al contrario, la sospensione delle cure – intesa come eutanasia passiva – costituisce un diritto inviolabile in base all’articolo 32 della Costituzione in base al quale: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

A che punto siamo?

Ultimo aggiornamento a gennaio 2017

Grazie alla campagna “Eutanasia Legale” promossa dall’Associazione Luca Coscioni, il 3 marzo 2016, per la prima volta nella storia del Parlamento italiano, è iniziato il dibattito sulle “Norme in materia di eutanasia”. Incardinato nelle commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali della Camera, è rimasto però fermo da allora dopo una sola seduta.

Affinché riprenda la discussione, l’Associazione Luca Coscioni ha agevolato la creazione di un intergruppo parlamentare. Al momento sono 241 (25% del totale) i parlamentari favorevoli a una legge sul fine vita: 180 deputati (29%) e 61 senatori (19%).

Nel marzo 2015 Marco Cappato, Mina Welby e Gustavo Fraticelli hanno iniziato una disobbedienza civile fornendo informazioni e dando supporto logistico alle persone malate terminali che vogliono rivolgersi alle associazioni svizzere. Da quel momento sono state aiutate 230 persone presentatesi in forma non anonima.

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