Oggi, anche in assenza di una legge nazionale, chi vive in condizioni di sofferenza fisica o psicologica insopportabile ha già diritto a ottenere aiuto medico alla morte volontaria, il cosiddetto “suicidio assistito”: per garantire modalità certe per la procedura di verifica e attuazione prevista dalla Corte costituzionale può bastare una legge regionale. Questo il punto sulle discussioni nelle varie Regioni.
Al momento sono in corso raccolte firme per depositare proposte di legge di iniziativa popolare sul tema in Lombardia, Piemonte, Lazio e in Calabria.
TOSCANA
L’11 febbraio 2025, la Toscana è stata la prima Regione italiana ad approvare la legge popolare Liberi Subito, per garantire un iter regolamentato per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La proposta, sostenuta da 10.700 firme raccolte dall’Associazione Luca Coscioni, è stata promulgata come legge il 14 marzo 2025 e pubblicata con il n. 16/2025.
A seguito dell’impugnazione della norma da parte del Governo Meloni, la Corte costituzionale il 29 dicembre 2025 ha depositato la sentenza n. 204/2025, stabilendo che la legge toscana non è incostituzionale nel suo complesso, riconoscendo la competenza regionale in materia di tutela della salute e la finalità organizzativa e procedurale della norma. Tuttavia, ha dichiarato incostituzionali alcune disposizioni: l’articolo 2, che definiva i requisiti di accesso richiamando direttamente le sentenze costituzionali; gli articoli 5 e 6, nella parte in cui fissavano termini rigidi per le verifiche e le modalità di attuazione; l’articolo 7, comma 1, sul supporto tecnico e farmacologico da parte delle ASL.
Il presidente della Regione, Eugenio Giani, ha espresso soddisfazione per la validità complessiva dell’impianto legislativo e ha dichiarato che la presa d’atto delle parti dichiarate incostituzionali dalla Corte ne consente l’entrata in vigore senza ulteriori modifiche formali. L’assessora alla Sanità, Monia Monni, ha precisato che sul piano organizzativo non cambia nulla: il diritto è esercitabile, e lo era già.
Per l’Associazione Luca Coscioni, la sentenza ha riaffermato che le Regioni possono e devono agire per rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla Corte costituzionale, anche in assenza di una legge nazionale. La Corte ha infatti ribadito che non è precluso un intervento regionale organizzativo e procedurale, purché non si determini un’invasione della competenza statale in materia penale o sui Livelli Essenziali di Assistenza.
SARDEGNA
Il 17 settembre 2025, la Sardegna è diventata la seconda Regione italiana ad approvare una legge sul fine vita, dopo la Toscana. Il Consiglio Regionale ha votato la proposta con 32 voti favorevoli, 19 contrari e un’astensione, al termine di un dibattito che ha evidenziato divisioni tra e dentro gli schieramenti.
Il 20 novembre 2025, il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge sarda n. 26/2025 sostenendo che essa «esula dalle competenze regionali» e viola l’art. 117 della Costituzione su ordinamento civile e penale, LEP e riparto in materia di tutela della salute. Il Governo richiama inoltre l’esistenza in Senato di un testo base nazionale sulla morte medicalmente assistita, affermando che la disciplina non può essere dettata a livello regionale.
Di segno opposto il commento dell’Associazione Luca Coscioni, che definisce l’impugnazione una scelta ideologica: «La legge sarda è pienamente in linea con la sentenza 242/2019 e garantisce tempi certi alle persone malate. Nel frattempo, troppe persone continuano a soffrire o a emigrare per morire con dignità», hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato.
PIEMONTE
In Piemonte è in corso la raccolta firme per una legge regionale sul fine vita. Clicca qui per scoprire dove firmare.
Nel 2023 in Piemonte la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito” sul fine vita era già stata stata depositata con oltre 11.000 firme, superando ampiamente la soglia richiesta di 8.000. Arrivata in Aula, a marzo 2024 il Consiglio regionale ne ha però bloccato la discussione approvando una questione pregiudiziale di costituzionalità.
La sentenza 204/2025 della Corte costituzionale, intervenuta sull’analoga legge toscana, ha chiarito che le Regioni possono disciplinare le modalità organizzative con cui il Servizio sanitario rende effettivo l’accesso alla procedura, senza intervenire su materia penale o civile. Anche in Piemonte, inoltre, il caso di Alan, primo caso regionale di suicidio medicalmente assistito, ha mostrato l’urgenza di regole certe: pur avendo ottenuto la verifica dei requisiti, ha dovuto attendere otto mesi prima di ricevere dall’ASL e dal Servizio sanitario il supporto necessario.
Il 6 febbraio 2026 la Regione ha inviato alle ASL una circolare con linee di indirizzo sul suicidio medicalmente assistito, prevedendo che il Servizio sanitario regionale garantisca verifiche, farmaci, dispositivi e assistenza sanitaria durante la procedura. Per l’Associazione Luca Coscioni si tratta di un passo avanti, ma non sufficiente: per questo il 23 aprile 2026 è ripartita la raccolta firme per ripresentare la legge popolare in Consiglio regionale, con l’obiettivo di raccogliere 8.000 firme entro il 15 ottobre e fissare in modo stabile procedure, responsabilità e garanzie.
LAZIO
Nel Lazio, dopo il mancato esame della proposta depositata in Consiglio regionale nel 2023, ad aprile 2026 è partita la raccolta firme per la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni. Clicca qui per scoprire dove firmare.
L’obiettivo è raccogliere 10.000 firme in sei mesi per chiedere alla Regione di definire procedure chiare, uniformi e trasparenti per l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria.
L’avvio della campagna si inserisce in un contesto segnato anche dal caso di Sibilla Barbieri, attrice e regista affetta da una patologia oncologica irreversibile, morta in Svizzera nel 2023 dopo il diniego della Asl Roma 1. Nell’aprile 2026 il gip di Roma ha archiviato il procedimento per aiuto al suicidio a carico del figlio Vittorio Parpaglioni, di Marco Cappato e di Marco Perduca, riconoscendo un’interpretazione estensiva del requisito del trattamento di sostegno vitale, poi confermata dalla Corte costituzionale con la sentenza 135/2024.
Secondo l’Associazione Luca Coscioni, dal 2024 sono arrivate dal Lazio 125 richieste di informazioni sul fine vita da parte di persone malate. Alla luce della sentenza 204/2025, che ha chiarito la possibilità per le Regioni di intervenire sull’organizzazione del Servizio sanitario per rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla Consulta, la proposta “Liberi Subito” punta a evitare ritardi, disparità territoriali e incertezze per pazienti, famiglie e operatori sanitari.
LOMBARDIA
A gennaio 2024 sono state depositate 8.000 firme per una proposta di legge regionale di iniziativa popolare, superando ampiamente la soglia minima prevista di 5.000 sottoscrizioni. A novembre 2024, la proposta è però stata bloccata in Aula, con l’approvazione di una questione pregiudiziale di costituzionalità sollevata dalla maggioranza, che ha ritenuto il tema di competenza esclusiva statale.
A dicembre 2025, con sentenza 204/2025 sull’analoga legge toscana, la Corte costituzionale ha contraddetto la maggioranza lombarda, dichiarando che una legge che regolamenti le procedure per l’accesso al suicidio assistito rientra nelle competenze delle Regioni. Per questo siamo ripartiti con una nuova raccolta firme per ripresentare la legge popolare in Regione.
CALABRIA
L’Associazione Luca Coscioni sta raccogliendo almeno 5.000 firme autenticate di cittadine e cittadini calabresi, per depositare una proposta di legge attraverso iniziativa legislativa popolare. L’obiettivo è di portare anche in Calabria una norma che definisca procedure certe per l’attuazione dell’accesso al suicidio medicalmente assistito, in coerenza con quanto stabilito dalla Corte costituzionale.
EMILIA ROMAGNA
In Emilia-Romagna, la proposta di legge regionale di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito è stata depositata nel luglio 2023 con 7.300 firme. Nonostante il parere favorevole della Commissione Statuto, nella precedente legislatura non è stata discussa in Consiglio regionale: la Regione ha invece scelto di intervenire con atti amministrativi per regolamentare l’accesso alla procedura attraverso le aziende sanitarie, poi finiti al centro di ricorsi.
Dopo la sentenza 204/2025 della Corte costituzionale sull’analoga legge toscana, il Presidente Michele De Pascale ha ribadito la necessità di una legge nazionale sul fine vita, ma ha anche riconosciuto che le Regioni possono intervenire sul piano organizzativo per rendere concretamente esigibili i diritti già riconosciuti dalla Consulta. A giugno 2026 i gruppi di maggioranza hanno quindi depositato una proposta di legge regionale per disciplinare modalità organizzative e procedurali di accesso al suicidio medicalmente assistito, mantenendo la procedura nel Servizio sanitario pubblico e gratuito.
Il 15 giugno 2026 la Commissione Sanità dell’Assemblea legislativa ha avviato l’esame del testo, scegliendo come base la proposta della maggioranza e abbinandola alla legge di iniziativa popolare “Liberi Subito” promossa dall’Associazione Luca Coscioni. L’abbinamento consente di valorizzare anche il lavoro e le richieste delle cittadine e cittadini che avevano sottoscritto il testo popolare nel 2023.
Nel corso delle audizioni, l’Associazione Luca Coscioni ha chiesto di rafforzare la legge prevedendo tempi certi non solo per la verifica dei requisiti, ma anche per la fase conclusiva della procedura, compreso il reperimento dei farmaci e dei dispositivi necessari e l’assistenza all’autosomministrazione. L’obiettivo è evitare che ritardi amministrativi continuino a trasformarsi in ulteriore sofferenza per le persone malate e le loro famiglie, garantendo trasparenza, responsabilità e tempi compatibili con le condizioni cliniche di chi presenta la richiesta.
ALTO ADIGE
Nella provincia autonoma di Bolzano, il disegno di legge “Liberi Subito” sul suicidio medicalmente assistito, presentato da Partito Democratico, Verdi e Team K nel febbraio 2025, era stato bocciato in commissione nel giugno dello stesso anno. Pur in presenza di una condivisione trasversale sulla necessità di garantire chiarezza e tutela alle persone malate, la maggioranza aveva scelto di non procedere per timori legati alla competenza legislativa provinciale e al rischio di impugnazioni.
Nel giugno 2026 la situazione si è sbloccata: la Quarta commissione legislativa del Consiglio provinciale ha dato parere favorevole a un emendamento dell’assessore Hubert Messner, inserito nel disegno di legge omnibus 71/26. La norma prevede, in assenza di una disciplina statale, l’istituzione di una commissione multidisciplinare permanente per verificare i requisiti di accesso al suicidio medicalmente assistito, definire le modalità della procedura, garantire il supporto alla sua realizzazione e assicurarne la gratuità nell’ambito del servizio sanitario provinciale.
L’Associazione Luca Coscioni ha accolto positivamente il primo via libera, chiedendo però che il testo venga integrato con tempi certi e compatibili con le condizioni cliniche delle persone richiedenti. L’obiettivo è evitare che le lungaggini burocratiche si traducano in un’ulteriore sofferenza e garantire un percorso realmente accessibile, trasparente e rispettoso dell’autodeterminazione delle persone malate.
CAMPANIA
In Campania, nel marzo 2024 i consiglieri regionali Luigi Abbate e Maria Muscarà avevano depositato una proposta di legge sul fine vita, poi incardinata in Commissione Sanità. Dopo un lungo percorso di approfondimenti, la discussione in Aula è stata però rinviata più volte per motivi procedurali, senza mai arrivare al voto. Nel frattempo, anche casi come quello di Coletta, una donna campana affetta da SLA costretta a rivolgersi al Tribunale dopo ripetuti dinieghi della propria ASL, hanno mostrato le difficoltà di accesso alla procedura in assenza di regole regionali chiare.
A maggio 2026 il vicepresidente del Consiglio regionale Luca Trapanese ha depositato una nuova proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito, facendo proprio il testo “Liberi Subito” promosso dall’Associazione Luca Coscioni e sottoscritto anche da altri consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. La proposta si colloca nell’ambito delle competenze regionali in materia di tutela della salute e punta a definire procedure chiare, responsabilità certe e una presa in carico uniforme da parte delle aziende sanitarie.
Il testo non introduce nuovi diritti, ma mira a rendere concretamente applicabili quelli già riconosciuti dalla Corte costituzionale, evitando ritardi e incertezze che possono tradursi in ulteriore sofferenza per le persone malate e le loro famiglie. Prevede inoltre che le prestazioni e i trattamenti connessi alla procedura siano a carico del Servizio sanitario regionale. L’Associazione Luca Coscioni ha chiesto ora un’ampia convergenza in Consiglio regionale per avviare finalmente una discussione nel merito e dare risposte certe alle persone che chiedono di poter esercitare la propria autodeterminazione nel fine vita.
VENETO
Il Veneto è stata la prima Regione a discutere una proposta di legge popolare sul fine vita, depositata con oltre 9.000 firme. Il testo è stato respinto in Aula il 16 gennaio 2024 per un solo voto, ma non è decaduto e, con la nuova legislatura, è tornato all’esame della Commissione Sanità.
A maggio 2026 il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia ha dichiarato che la proposta potrebbe approdare in Aula entro l’estate, confermando la propria posizione favorevole e la necessità di un voto palese, nel rispetto della libertà di coscienza. Il presidente della Regione Alberto Stefani ha invece sostenuto l’opportunità di una legge di iniziativa statale, ritenendo necessaria una disciplina nazionale uniforme. L’Associazione Luca Coscioni ha ribadito che una legge regionale resta comunque indispensabile per organizzare il Servizio sanitario, fissare procedure e responsabilità nell’attuazione di un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale.
Nel frattempo, il caso di Maria Cristina, paziente oncologica terminale di Treviso, ha mostrato le difficoltà ancora presenti nell’accesso alla procedura. Dopo oltre due mesi di attesa, l’Ulss 2 le ha comunicato il diniego della richiesta di suicidio medicalmente assistito. Secondo l’Associazione Luca Coscioni, la decisione è stata comunicata senza indicare le ragioni del rigetto e senza un confronto diretto con la paziente; l’azienda sanitaria ha invece dichiarato di aver svolto una valutazione rigorosa sulla documentazione clinica e di mettere gli atti a disposizione attraverso le procedure di accesso documentale. La vicenda conferma l’urgenza di una disciplina regionale che assicuri trasparenza, tempi certi e garanzie effettive per le persone malate.
UMBRIA
Il 17 settembre 2025, con quasi 4.801 firme raccolte, la proposta di legge popolare Liberi Subito è stata depositata presso l’Assemblea legislativa regionale. Coordinatrice della campagna è stata Laura Santi, giornalista malata di sclerosi multipla e prima persona in Umbria ad aver ottenuto l’autorizzazione dalla propria ASL dopo un percorso durato oltre due anni e otto mesi, segnato da reclami, ricorsi e diffide.
Il 27 novembre 2025 l’Ufficio di Presidenza ha dichiarato ammissibile la proposta di legge, consentendo l’avvio dell’iter in commissione consiliare.
Il 22 aprile 2026 la proposta è stata illustrata in Terza Commissione da Alice Spaccini e Stefano Massoli, marito di Laura Santi. Durante l’audizione è stato ribadito che il testo non introduce nuovi diritti, ma serve a rendere effettivo quanto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, superando disparità territoriali, incertezze procedurali e ritardi nelle risposte delle aziende sanitarie. Stefano Massoli ha ricordato la vicenda di Laura, sottolineando come l’assenza di procedure regionali definite abbia costretto sua moglie a un’attesa lunga e dolorosa prima di poter esercitare la propria scelta.
FRIULI VENEZIA GIULIA
Ad agosto 2023, con oltre 8.200 firme raccolte a fronte delle 5.000 richieste, in Friuli Venezia Giulia è stata presentata la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, per definire tempi e procedure certe per l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria. Il percorso legislativo, però, è stato bloccato: il 10 aprile 2024 la terza commissione regionale ha respinto il testo e il 20 giugno il Consiglio regionale ne ha impedito la discussione attraverso una votazione pregiudiziale.
Nel frattempo, la Regione è stata al centro di diversi casi giudiziari e sanitari legati ai ritardi o ai dinieghi nell’applicazione della sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, tra cui quelli di “Anna” e Martina Oppelli. Quest’ultima, affetta da sclerosi multipla, dopo tre dinieghi dell’azienda sanitaria è stata costretta a recarsi in Svizzera per accedere al suicidio assistito. A marzo 2026 Marco Cappato, dopo essersi autodenunciato per averla aiutata, ha annunciato l’esistenza di un nuovo caso simile a Trieste, riguardante una persona che avrebbe già ricevuto un diniego dall’azienda sanitaria pur in presenza, secondo l’Associazione Luca Coscioni, dei requisiti per chiedere l’aiuto medico alla morte volontaria.
Alla luce anche della sentenza 204/2025 della Corte costituzionale, che ha chiarito la possibilità per le Regioni di intervenire sull’organizzazione del Servizio sanitario per rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla Consulta, l’Associazione Luca Coscioni ha chiesto al Consiglio regionale di riprendere l’esame della proposta di legge. L’assenza di una disciplina regionale continua infatti a produrre incertezza, disuguaglianze e mancanza di garanzie per le persone malate, per le famiglie e per gli operatori sanitari.
LIGURIA
Dopo che nel febbraio 2024 un gruppo trasversale di consiglieri regionali aveva depositato e iniziato a discutere una proposta di legge sul fine vita, le dimissioni del Presidente Giovanni Toti e la conseguente convocazione di nuove elezioni hanno reso necessario un nuovo deposito del testo nella presente legislatura, a prima firma del consigliere Gianni Pastorino.
Nel 2026 in Liguria si sono verificati i primi due casi di suicidio medicalmente assistito: prima Silvano V., 56 anni, affetto da sclerosi multipla progressiva, poi Stefano, nome di fantasia di un uomo di 66 anni completamente paralizzato a seguito di un trauma cervicale. In entrambi i casi il percorso è avvenuto all’interno del Servizio sanitario regionale, con farmaco e strumentazione forniti dal Servizio sanitario nazionale, ma solo dopo lunghi tempi di attesa e diffide alle aziende sanitarie.
Questi casi hanno reso ancora più evidente la necessità di una legge regionale che, nel quadro già definito dalla Corte costituzionale, garantisca procedure chiare, trasparenti e tempi certi per le persone malate che chiedono la verifica dei requisiti per accedere all’aiuto medico alla morte volontaria.
TRENTINO
Il 3 ottobre 2025, presso la Presidenza del Consiglio provinciale di Trento, sono state depositate 7.800 firme a sostegno della proposta di legge provinciale di iniziativa popolare “Liberi Subito”. L’iniziativa, avviata il 14 luglio, ha superato ampiamente l’obiettivo iniziale di 2.500 firme in meno della metà del tempo a disposizione.
Se l’iter di discussione della proposta di legge non sarà consluso entro luglio 2027, sarà indetto un Referendum provinciale.
MOLISE
Il 1° aprile 2025 è stata depositata in Consiglio regionale del Molise la proposta di legge sul fine vita, sottoscritta da 10 consiglieri appartenenti sia alla maggioranza che all’opposizione. La norma definisce tempi e procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito coinvolgendo l’Azienda sanitaria regionale (Asrem), senza impatti sul bilancio né sul Piano di rientro sanitario.
Il 14 aprile 2025 la proposta è stata presentata pubblicamente come un’iniziativa bipartisan, ma solo il 9 dicembre 2025, la proposta è stata inserita ufficialmente all’ordine del giorno del Consiglio regionale, segnando così l’inizio della fase di discussione in Aula.
VALLE D'AOSTA
Ad inizio febbraio 2024, le consigliere regionali di opposizione Erika Guichardaz e Chiara Minelli (Progetto Civico Progressista) hanno depositato una proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito in Valle d’Aosta, ispirata al modello elaborato dall’Associazione Luca Coscioni. Il 22 luglio 2025, nella sua ultima seduta prima della fine della legislatura, il Consiglio regionale ha discusso la proposta, che mirava a regolamentare tempi, ruoli e procedure del Servizio sanitario regionale per l’accesso al suicidio assistito, secondo quanto stabilito dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. Alla vigilia della seduta, Marco Cappato aveva lanciato un appello alla responsabilità dei consiglieri, chiedendo che non si continuasse a lasciare malati e medici senza riferimenti certi.
Il 24 luglio 2025 la proposta è stata bocciata. L’Associazione Luca Coscioni ha definito la decisione “un atto di irresponsabilità verso le persone malate e verso i medici”, sottolineando che la competenza regionale sulla materia esiste ed è già stata esercitata, come dimostra il caso della Toscana. “Quando si vuole, si può”, hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo, criticando il paradosso di una Regione che rivendica maggiore autonomia ma rinuncia a esercitare quella che già possiede.
ABRUZZO
In Abruzzo, la proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito rappresenta la prima iniziativa popolare nella storia della Regione. Depositata il 19 giugno 2023, sono state raccolte 8.000 firme, superando di 3.000 il minimo richiesto. Dopo l’audizione dell’Associazione Luca Coscioni in Commissione Sanità il 18 febbraio 2025, si era auspicata un’accelerazione dell’iter, con decisione prevista entro il 26 giugno 2025.
Il 19 giugno 2025, a un anno esatto dal primo approdo in Aula, il Consiglio regionale ha finalmente discusso la proposta, inserita con procedura d’urgenza all’ordine del giorno. Tuttavia, la legge è stata bocciata dalla maggioranza di centrodestra, che ha ritenuto la materia di esclusiva competenza nazionale. Il centrosinistra ha votato a favore. La scelta della maggioranza è stata duramente criticata dall’Associazione Luca Coscioni, che ha parlato di “atto di irresponsabilità” verso malati e medici.
La bocciatura ha suscitato reazioni contrastanti: il Partito Democratico ha denunciato una “resa morale” e “una brutta pagina per la politica abruzzese”, mentre Fratelli d’Italia ha accolto con soddisfazione il voto, ribadendo che la vita è un diritto inalienabile da difendere a livello statale. Nonostante la sconfitta legislativa, l’Associazione Luca Coscioni ha assicurato che continuerà a sostenere legalmente e materialmente le persone che intendono far valere il proprio diritto all’autodeterminazione anche in Abruzzo.
PUGLIA
La prima Regione a mettere parzialmente ordine alle procedure di fine vita così come individuate dalla sentenza 242/2019 è stata la Puglia a gennaio 2023 attraverso una delibera di Giunta che rappresenta sicuramente un primo passo in avanti, ma presenta problematiche. La prima di metodo: si tratta di una Delibera di Giunta e non di una legge. Al primo cambio di Giunta si potrà quindi facilmente ritirare o modificare, senza i passaggi in Consiglio regionale, e quindi senza dibattito davanti l’opinione pubblica che richiederebbe invece la modifica di una legge regionale. La seconda problematica riguarda il merito della delibera: risulta assente la previsione del termine massimo di 20 giorni per il completamento della procedura di verifica delle condizioni della persona malata e l’emissione del relativo parere; mancano le indicazioni precise alle Asl affinché all’interno della propria azienda istituiscano una commissione medica multidisciplinare per la verifica delle condizioni della persona che avanza questo tipo di richieste.
Mancano quindi le due previsioni principali contenute nella pdl “Liberi Subito”.
Il 6 maggio 2024 il Consiglio Metropolitano di Bari ha approvato una delibera per trasmettere alla Regione la proposta di legge “Liberi Subito” chiedendone la discussione. Siamo ancora in attesa di ulteriori sviluppi da parte della Regione.
BASILICATA
Dopo il deposito nella passata consiliatura lucana della proposta di legge tramite l’iniziativa di 9 Comuni, tra cui quello di Matera, il Consiglio Regionale ha deciso di non decidere. Con le elezioni del 2024 e il rinnovo del Consiglio regionale, la proposta dovrà essere ripresentata.
MARCHE
Nelle Marche la pdl, seppur con piccole differenze, è stata depositata da un consigliere regionale del PD, Maurizio Mangialardi, già Sindaco di Senigallia, la città di Federico Carboni, la prima persona che in Italia ha avuto accesso legale al suicidio medicalmente assistito nonostante il freno tirato da parte della Regione che non lo ha aiutato nemmeno a trovare un medico e una pompa infusionale necessari per poter procedere. L’Associazione Luca Coscioni ha dovuto avviare una raccolta fondi per aiutare acquistare il macchinario e l’assistenza è dovuta avvenire attraverso il dott. Mario Riccio. Insieme a Mangialardi (PD), il secondo relatore della legge è Giorgio Cancellieri (Lega) e medico di Fabio Ridolfi, il ragazzo di Fermignano che, di fronte ai ritardi del SSN nelle procedure di SA, ha preferito morire come non avrebbe voluto: attraverso l’interruzione di tutte le sue terapie e la sedazione palliativa profonda.
Anche qui la discussione è stata incardinata, si è tenuta una seduta di discussione in Commissione Sanità e poi il dibattito è caduto nel vuoto.
SICILIA
In Sicilia la proposta di legge è stata depositata su iniziativa dei consiglieri regionali nel 2024 ma non è ancora nemmeno stato calendarizzato l’avvio della discussione.
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Membro del Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni. Dal 2013 è responsabile delle iniziative sul fine vita. Ha coordinato la campagna di iniziativa popolare che nel 2017 ha portato all’approvazione della legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (DAT). Coordina le attività del Numero Bianco e le principali mobilitazioni nazionali e regionali sui diritti nel fine vita.