Con una serie di domande e risposte ripercorriamo il Caso di Mario, paziente tetraplegico marchigiano, che a seguito della Sentenza della Consulta sul “Caso Cappato” ha chiesto alla Asl di appartenenza di vedersi riconosciute le condizioni previste dalla sentenza per accedere alla morte assistita in Italia. Ecco il caso di Mario, seguito dal Collegio legale di studio e difesa composto dagli avvocati Filomena Gallo, Massimo Clara, Angelo Calandrini, Cinzia Ammirati +2.

La sentenza della Consulta

La cosiddetta “Sentenza Cappato” riguardante il caso di Fabiano Antoniani, a tutti noto come Dj Fabo, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale per la parte relativa all’aiuto al suicidio laddove non esclude la punibilità nei casi in cui è fornito a una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.

Chi è Mario

Mario (che ha scelto un nome di fantasia per preservare la serenità famigliare) ha 43 anni, abita in un paesino delle Marche e, a causa di un grave incidente stradale che gli provocato la frattura della colonna vertebrale con la conseguente lesione del midollo spinale, è tetraplegico e ha altre gravi patologie. Le sue condizioni sono irreversibili.

Mario ha provato tutte le stradi possibili per recuperare parte della sua salute ma nulla è servito. Mario racconta la sua storia con una lettera al Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni tenutosi il 20 febbraio 2021.

Cosa ha chiesto Mario

Venuto a conoscenza della Sentenza Cappato, Mario decide di scrivere alla sua Asl per ottenere quanto previsto dalla Consulta ed evitare di doversi recare in Svizzera per ottenere l’accesso alla morte assistita. Chiede dunque alla sua Asl di verificare la sussistenza delle condizioni enucleate dalla Corte costituzionale.

Cosa ha risposto la Asl

Alla richiesta di Mario, la Asl risponde con un diniego senza nemmeno attivare le procedure indicate dalla Corte costituzionale che ha stabilito che per dar corso alle richiesta della persona interessata – in virtù di norme già in vigore nel nostro ordinamento – occorre verificarne le condizioni (persona tenuta in  vita da trattamenti di sostegno vitale, affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli) da parte di una struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente. La Asl, però, nega a Mario persino l’attivazione delle procedure di verifica.

Cosa ha deciso Mario con il sostegno dei Giuristi dell’Associazione Luca Coscioni

A seguito della risposta della Asl, Mario ha chiesto un aiuto legale all’Associazione Luca Coscioni per portare la Asl in Tribunale, per ottenere un’ordinanza volta a veder rispettato quanto previsto dalla Sentenza della Corte costituzionale.

Il procedimento giudiziario

A differenza dei casi Dj Fabo e Davide Trentini, siamo di fronte non a un procedimento penale ma civile, non iniziato a seguito di un’autodenuncia per violazione di una norma penale, ma volto ad ottenere con una pronuncia d’urgenza, ex art. 700 codice di procedure civile il rispetto del diritto all’esercizio di una libertà individuale stabilito nella sentenza della Corte costituzionale 242/2019. 

Mario, assistito dagli avvocati del Comitato dei giuristi per le libertà dell’Associazione Luca Coscioni, chiede dunque al giudice che ordini all’Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche di effettuare le verifiche sulla sua condizione e conseguentemente approvare il protocollo per poter procedere – previo parere del comitato etico – alla prescrizione del farmaco per porre fine alle sofferenze con l’accesso alla cosiddetta morte assistita.

Cosa ha deciso il Tribunale di Ancona

Con una pronuncia resa nota a fine marzo 2021, il Tribunale di Ancona ha negato la possibilità per Mario di accedere alla morte assistita in Italia.

Il Tribunale, pur  riconoscendo che il paziente ha i requisiti che sono stati previsti dalla Corte costituzionale nella sentenza 242/19 afferma che “non sussistono […] motivi per ritenere che, individuando le ipotesi in cui l’aiuto al suicidio può oggi ritenersi lecito, la Corte abbia fondato anche il diritto del paziente, ove ricorrano tali ipotesi, ad ottenere la collaborazione dei sanitari nell’attuare la sua decisione di porre fine alla propria esistenza; né può ritenersi che il riconoscimento dell’ invocato diritto sia diretta conseguenza dell’individuazione della nuova ipotesi di non punibilità, tenuto conto della natura polifunzionale delle scriminanti non sempre strumentali all’esercizio di un diritto”.

 ➡ Leggi QUI la decisione del Tribunale di Ancona 

➡ Diniego Azienda sanitaria unica regionale delle Marche

 ➡  Il commento dell’Avvocato Filomena Gallo, legale di Mario e segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni

➡ QUI l’ordinanza del Tribunale di Ancona

Il procedimento è chiuso?

A seguito dell’impugnazione della decisione del Tribunale Ordinario di Ancona, lo stesso Tribunale in composizione collegiale, in sede di reclamo, ha ribaltato la precedente decisione imponendo, con questa ordinanza, all’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche di verificare se nel caso di Mario fossero rispettate le condizioni d’accesso al suicidio assistito e di accertare se le modalità, la metodica e il farmaco prescelti fossero idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile, così come stabilito dalla sentenza Cappato/Dj Fabo della Corte Costituzionale (242/2019).

L’Azienda sanitaria unica regionale ed il Comitato etico regionale delle Marche hanno attivato la procedura?

Visto che ad un mese di distanza dalla pronuncia del Tribunale di Ancona la procedura non era stata ancora attivata, il 12 luglio 2021 Mario aveva deciso di diffidare l’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche. Trascorsi inutilmente 30 giorni dalla diffida, Mario tramite il suo collegio legale coordinato dall’Avv. Filomena Gallo ha incardinato una serie di azioni giudiziali e stragiudiziali affinché il suo diritto venisse affermato

Il giorno 1 settembre 2021, Mario è stato contattato dall’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche per definire un calendario di appuntamenti volti alla verifica delle condizioni, che prevedevano, nell’arco del mese di settembre una serie di colloqui con psicologi, medici palliativisti e neurologi, al fine di espletare gli accertamenti propedeutici richiesti dal Comitato Etico Regione Marche, per emettere il suo parere. Scrupolosamente effettuati gli accertamenti ad opera dell’Equipe interdisciplinare, il 14 ottobre 2021, veniva notificato a Mario l’avvenuto invio della relazione collegiale redatta dall’Equipe interdisciplinare dell’Area Vasta 2, competente al CERM.

Visti gli ulteriori ritardi nonché l’assenza di qualsiasi comunicazione relativa agli sviluppi  relativi soprattutto al parere che il Comitato etico avrebbe dovuto emettere, Mario il 15 novembre 2021 ha inviato  una nuova diffida per sollecitare la procedura, Il 23 novembre 2021, Mario riceve il parere del Comitato etico, che riscontra la presenza delle quattro condizioni stabilite dalla Corte costituzionale, rilevando al contempo l’impossibilità di potersi esprimere in merito al farmaco letale in quanto nessuna verifica era stata fatta sulla metodica, le quantità e le modalità di somministrazione.

E adesso?

Su indicazione di Mario, il collegio legale ha inviato l’ennesima diffida affinché l’Azienda sanitaria Unica Regionale provveda alla verifica delle modalità esecutive come ordinato lo scorso giugno dal Tribunale di Ancona. In quell’occasione, infatti, il Tribunale aveva ordinato alla struttura sanitaria di accertare non solo le quattro condizioni cliniche di Mario ma anche “se le modalità, la metodica e il farmaco prescelti siano idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile”. Su tale aspetto l’Azienda Sanitaria non si è espressa né il Comitato etico, in sede di incarico all’Azienda, ha fatto menzione di tale fondamentale passaggio, non solo ordinato dal Tribunale ma prescritto anche dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019  Il collegio legale, in sede di diffida, ha fornito anche il parere di un consulente di parte, il dott. Mario Riccio, medico di Piergiorgio Welby,  con cui si indicano nel dettaglio le modalità di autosomministrazione del farmaco idoneo per Mario, in base alle sue condizioni. Tale parere è stato prodotto al solo fine di facilitare le procedure, dal momento che  la sentenza della Corte costituzionale pone in capo alla struttura pubblica del servizio sanitario nazionale il solo compito di verifica di tali modalità previo il parere del comitato etico territorialmente competente.