Quella madre assolta per avere “ucciso” la figlia – di C. Augias

 Gentile Augias, Kay Gilderdale, infermiera britannica, è stata assolta per avere “ucciso” la figlia ponendo fine alle sue sofferenze dietro richiesta della stessa. Il giudice del tribunale inglese che ha emesso la sentenza di ‘non colpevolezza’ ha addirittura rimproverato l’accusa per avere portato in giudizio l’infermiera. La prassi in Inghilterra vuole che – di solito – le sentenze facciano giurisprudenza, specialmente quando affrontano questioni previste solo in parte dalla legge vigente o non previste. Significa che laggiù la magistratura è investita di una specie di ‘potere legislativo’ sui generis. Si ritiene cioè che i giudici, trovandosi ad affrontare nei tribunali situazioni nuove e non contemplate, possano fare aggio sul Parlamento. Non che le sentenze nei casi come Kay Gilderdale divengano legge, ma lo sono in pratica finché il Parlamento non abbia legiferato in proposito. La storia dice che il Parlamento ne terrà conto.

Grande deve essere la fiducia che lo Stato ha verso la magistratura in quel Paese, grande al punto di farci riflettere, soprattutto perché tali sentenze suscitano anche là polemiche. Non credo che la «Costituzione non scritta» e la «Common law» bastino a spiegare questo diverso livello di stima verso i giudici.

Giovanni Moschini 

Risponde Augias

Alla ragazza Lynn, adolescente vitale e sportiva, i medici avevano diagnosticato un male progressivo e implacabile. Giace in un letto per anni, può comunicare solo tramite un computer. Da lì manda l’ultimo messaggio: «La mia ora è venuta so che papà e mamma non faranno la cosa più egoista di tenermi in questo stato solo per loro stessi». Era un addio, così l’ha interpretato sua madre, infermiera, cori la corte che ha sentenziato per l’assoluzione della donna. Non è stato il giudice ad emettere la sentenza, al contrario di quanto scrive il signor Moschini. Egli ha atteso che la giuria si pronunciasse e solo a quel punto si è rivolto solennemente alla pubblica accusa: «La giuria popolare ha dimostrato buon senso e umanità».

Un caso simile era accaduto in Francia nel 2006 dove una madre aveva aiutato suo figlio tetraplegico muto e quasi cieco a seguito di un incidente, a morire come il ragazzo aveva insistentemente chiesto. Il imagistrato Gérald Lesigne, pubblico ministero al tribunale di Boulogne-sur-Mer nel nord della Francia, con un gesto sperato da tutto il paese, aveva chiesto e ottenuto il proscioglimento dell’imputata.

Questi episodi dimostrano che aiutare ad abbandonare la vita può, in qualche caso, trasformarsi in un gesto di profondo amore, l’empietà di Caino risolversi nel suo contrario. Si tratta di sentimenti umani profondi che le leggi tagliate con l’accetta dell’ideologia non potranno mai cogliere.

 

© 2010 da La Repubblica. Tutti i diritti riservati