Un treno da non riperdere

Allargamento UE

Il 25 marzo 1957 Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi firmarono il trattato di Roma che istituiva la Comunità economica europea (CEE), destinata a diventare nel 1992, a seguito dei trattati di Maastricht, l’UE che conosciamo oggi. L’allargamento accelerato di quel nucleo fondatore promosso in gran parte dalla Commissione Prodi  (16/091999 – 21/11/ 2004) con l’adesione di 10 nuovi stati prevalentemente dell’EST europeo (Ungheria inclusa) in data 01/05/2004- quinto allargamento] fu probabilmente un errore.

Essa avvenne, come le successive, sulla base di  criteri di adesione (cosiddetti “di  Copenaghen”) che obbligarono i paesi candidati ad  avere istituzioni stabili in grado di garantire la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani, la tutela delle minoranze; una buona economia di mercato e la capacità di far fronte alla pressione concorrenziale del mercato dell’UE; la capacità di assumere gli obblighi derivanti dall’adesione all’UE, tra cui la capacità di attuare il diritto e gli obiettivi dell’Unione. Tremila direttive e circa centomila pagine della Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea furono recepite dai dieci Paesi candidati, con un enorme lavoro amministrativo e grandi modifiche economiche.

Tuttavia, in diversi di quei 10 paesi,  come Polonia e Ungheria, l’adesione a quei criteri di Copenaghen, venne negli anni successivi progressivamente a deteriorarsi. Peraltro, la coesione su politiche comuni della UE in tema di Affari Esteri, Difesa, Fisco e Sanità, fondamentali per dare un’ossatura robusta e di lunga durata all’Unione, sono sempre rimaste sostanzialmente fuori dagli accordi, in quanto richiedenti la unanimità di tutti e 27 i membri (cosa che come è noto è difficile da ottenere perfino in una assemblea di condominio).

Le conseguenze di quelle timide scelte  e soprattutto, la rinuncia ad  una revisione dei trattati che potesse fare prendere al Consiglio Europeo (organo decisionale in quelle materie composto  dai capi di stato o di governo dei paesi dell’UE, dal Presidente del Consiglio europeo e dal Presidente della Commissione europea), decisioni a maggioranza anziché all’unanimità in quegli ambiti di Politica  Estera, di Difesa, Fiscale e Sanitaria, hanno portato l’Unione Europea  a non essere in grado di esercitare un ruolo geopolitico ed economico più che marginale e rimanere sostanzialmente impotente di fronte alla Storia.

Pochi dalla vista lunga, già nei primi anni duemila sostennero, inascoltati, che anziché un fragile allargamento a Big Bang  di superficie, ottenuto tramite il soddisfacimento dei criteri di Copenaghen; sarebbe stata ben più produttiva e di lungo respiro una  solida e profonda  cooperazione rafforzata di pochi  Stati membri di tradizione occidentale o, meglio ancora, una vera unione politica di pochi Stati fondatori che rinunciassero a quote importanti di sovranità in quelle importanti materie di Esteri, Difesa e Fisco e fungessero da nucleo aggregante successivamente gli altri .

Non vi erano emergenze (guerre o pandemie) importanti che minacciassero direttamente l’Europa a quel tempo e mancarono sia il coraggio che la lungimiranza dei Padri Fondatori.

Ma non è ancora troppo tardi: una cooperazione rafforzata si può attuare se vi partecipano almeno nove degli Stati membri dell’Unione: abbiamo oggi cinque dei paesi primi firmatari del Trattato di Roma che sono ancora  convintamente Europeisti (Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi) cui potrebbero aggiungersi  Spagna, Estonia, Svezia e Finlandia che a più riprese hanno sostenuto la necessità di  un ruolo geopolitico più forte per l’UE. Senza  escludere una Italia che dopo le elezioni del 2027 potrebbe riassumere un ruolo guida nel dar voce ad una vera ed efficace politica comune Europea anche in tema di Politica Estera, di Difesa,  Fiscale e Sanitaria.

La caduta del premier ungherese Orbàn, che è stato uno dei più fieri oppositori interni alla UE di quel disegno e l’elezione di un suo successore che nei primi interventi è stato chiaro nel voler riportare l’Ungheria nel progetto di una Europa forte ed unita nelle scelte importanti, non possono che aiutare a saltare su quel treno che non sappiamo se e quando ripasserà.

Guido Frosina si è laureato in Scienze Biologiche presso l’Università e la Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1981. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Genetica presso l’Università di Ferrara nel 1987. Ha svolto ricerche in campo oncologico presso l’Institut Gustave Roussy – France,  l’Imperial Cancer Research Fund – UK e dal 1987 è Dirigente Sanitario presso l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Si occupa attualmente di radioterapia dei tumori cerebrali e di qualità ed integrità della Ricerca.