An si spacca sui referendum: una parte consistente del partito ha deciso di andare a votare, seguendo l’esempio del leader, Gianfranco Fini, e in aperto contrasto con la maggioranza dei parlamentari, che si orientano verso l’astensione. Aumentano le pressioni, nella Cdl, perché Silvio Berlusconi esca allo scoperto e dia indicazioni di voto, ma il premier, su suggerimento anche dei vertici vaticani, ha deciso il silenzio. Francesco Rutelli, leader della Margherita, farà conoscere oggi la sua indicazione. C’è, infine, il nodo del quorum, che è diventato ormai terreno di scontro aperto tra radicali e Viminale. A dieci giorni dal voto, il clima si sta arroventando.
«In una consultazione referendaria il voto popolare rappresenta la libera espressione della pubblica opinione, senza preconcetti e senza indicazioni politicamente vincolanti: io andrà a votare, come tanti amici ed amiche di questo partito e voterò come Gianfranco Fini: Tre “sì”»: Maria Ida Germontani, vicecoordinatore nazionale di An è uscita allo scoperto. Attorno a lei si stanno radunando alcuni altri parlamentari del partito, che intendono sottoscrivere un appello per tre “sì” al referendum e, soprattutto, per andare a votare. Una presa di posi zione in controtendenza rispetto a quella che è apparsa, finora, la linea prevalente nel partito. Soltanto mercoledì, 40 senatori su 47 avevano aderito all’appello per disertare le urne arrivato dai vertici ecclesiastici. «Devo solo scegliere la località dove trascorrerò il week-end» ha ironizzato anche Francesco Storace, ministro della Sanità, evocando il famoso “andate al mare”, che l’allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, lanciò in occasione del referendum sulla preferenza unica, nel 1991. «E poi, chi rappresenta ‘sta Geremontani?» è la domanda, ironica e un po’ pesante, che il senatore Riccardo Pedrizzi, presidente della consulta etico- religiosa del partito e membro del comitato “Scienza e vita per la legge 40” ha rivolto ai giornalisti.
Ma, nel partito, la situazione è fluida: Giulio Conti, responsabile Sanità del partito, ha indicato una terza posizione. «Voterò un “sì” e un “no” per l’abolizione di quella parte della legge che riguarda la diagnosi preimpianto e per il mantenimento dei limiti della fecondazione eterologa – ha spiegato a Radio Radicale. Non ritirerò le altre due schede». Talmente fluida che Adolfo Urso, viceministro delle Attività produttive, e sostenitore della campagna di boicottaggio del referendum, ha espressamente chiesto al governo di evitare, tra due domeniche, l’invio dei messaggi “sms” per ricordare il voto: «L’astensione, dice, è un diritto politico contro il quale nessuna istituzione può mobilitarsi».
Berlusconi, fino ad ora, si è tenuto fuori dalle tensioni del referendum. Secondo i “tam tam” di Montecitorio, questo atteggiamento gli sarebbe stato consigliato dai vertici vaticani: basso profilo. Ma è una scelta che molti, nel centrodestra, non condividono.