Nobel per il segreto della longevità

nobel per la medicinaDue donne, l’insegnante e la sua allieva, e un uomo, che con loro ha condiviso la ricerca fin dall’inizio: Elisabeth Blackburn, classe `48, Carol Greider, tredici anni più giovane, e Jack Szostak, nato nel 1952, hanno vinto il premio Nobel della medicina e della fisiologia per aver scoperto come funziona l’enzima dell’immortalità

(la telomerasi) e come i telomeri (frammenti di Dna) proteggono le cellule dall’invecchiamento. Una ricerca «guidata dalla curiosità», ha commentato Carol Greider, intervistata al telefono dalla radio svedese, e ha confessato anche che «stava facendo il bucato» quando ha ricevuto la notizia dal Karolinska Institutet di Stoccolma. Tutti e tre gli scienziati hanno un passaporto americano, ma la prima è nata in Tasmania e Szostak in Gran Bretagna. Una volta negli Stati Uniti, entrambi cominciano a lavorare su due enigmi biologici irrisolti all’epoca (erano gli anni `70). Il primo: che funzione hanno le estremità dei cromosomi (i cromosomi sono segmenti di Dna), chiamate telomeri, individuate già negli anni Trenta? Il secondo: come mai, durante la divisione di una cellula in due, i telomeri non si duplicano come fa il resto del Dna? Le prime risposte arrivano all’inizio degli anni Ottanta e indicano che i telomeri (presenti in tutti gli organismi, dalle piante all`uomo) hanno una funzione protettiva sui cromosomi; quando mancano i telomeri, i cromosomi si deteriorano e le cellule invecchiano prima. A completare il puzzle è Carol Greider che, il giorno di Natale del 1984, scopre nelle cellule l’esistenza di un enzima, la telomerasi appunto, che serve a fabbricare i telomeri. Ecco perché si definisce enzima dell’im- mortalità: quando funziona le cellule non invecchiano. Ma se funziona troppo, le cellule possono anche diventare immortali, cioè trasformarsi in cellule cancerogene. O, viceversa, quando è in difetto può provocare alcune malattie congenite come l’anemia aplastica (una grave mancanza di globuli rossi dovuta a un’insufficiente divisione delle cellule staminali del midollo). Ecco perché le scoperte dei tre ricercatori sono diventate da Nobel: non soltanto perché hanno dato conto di alcuni fenomeni che succedono negli organismi viventi, ma anche perché offrono uno spunto per la ricerca di soluzioni terapeutiche a certe malattie dell’invecchiamento e anche per i tumori. Alcuni studi stanno valutando la possibilità di costruire vaccini contro cellule con elevata attività delle telomerasi, tipo, appunto, quelle tumorali. «E stata premiata la ricerca di base – ha commentato Carlo Alberto Redi, direttore scientifico della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia che non dà risultati immediati, ma permette alla scienza di progredire». Rita Levi Montalcini (Premio Nobel per la medicina 1986, fra le otto donne che lo hanno ricevuto dal 1901 fino al 2008) sottolinea che, per la prima volta, il riconoscimento dell’Accademia svedese è stato assegnato contemporaneamente a due scienziate: «E questo un segnale rilevante e di estrema importanza per l`universo femminile». Una delle due premiate, la Blackburn, citata dalla rivista Tíme fra le 1oo persone più influenti nel 2007, è famosa anche per le sue critiche alla politica restrittiva, sulla ricerca in tema di staminali, dell’amministrazione Bush, che per questo l’aveva «licenziata» dal Comitato di Bioetica nel 2004.