Libero Embrione

RICERCAUn pugno di avvocati che più  battaglieri non potrebbero  essere, e poi bioeticisti, psicologi  e ginecologi scortati da  qualche coppia di pazienti. E  il gruppo che si prepara a dare l’assalto all’ultimo  tabù della legge 40 sulla fecondazione  assistita, il divieto della fecondazione eterologa.

A convocare tutti quanti in un seminario  a porte chiuse ad Acireale, a cui  "L’espresso" ha potuto partecipare, è stato  Níno Guglielmino, il ginecologo di Catania  in prima fila contro le restrizioni che in Italia  hanno reso una corsa ad ostacoli il concepimento  in provetta. Dopo la sconfitta del  referendum, Guglielmino era stato fra ì più  decisi a percorrere la strada giudiziaria. E infatti  dal suo centro Hera, uno dei più grandi  d’Italia, vengono parecchie delle coppie che  con i loro ricorsi ai tribunali e ai Tar hanno  consentito alla Corte costituzionale di rimettere  mano alla legge. «Quella sentenza ci ha  ridato forza e dignità. Ma proprio per questo  non possiamo fermarci a metà strada»,  dice Guglielmino, sposato con una biologa  francese che è la sua miglior collaboratrice e  padre di tre splendidi bambini.  
 
 Se c’è una convinzione che si può quasi toccare  con mano nel seminario di Acireale è  che questa volta la battaglia non può essere  combattuta solo sul piano giudiziario. «Non  dimentichiamoci del milione di voti in meno  che ha avuto il referendum sull’eterologa rispetto  agli altri tre quesiti», ammonisce lleana  Alesso, un’avvocata milanese che fa parte  del pull di questi giuristi. Se infatti buona  parte dei divieti della legge 40 erano motivati  dalla difesa a oltranza del poco  conoscibile embrione, al contrario  l’articolo 4 che vieta l’eterologa  sia maschile che femminile  può richiamare qualcosa di  anche troppo noto e profondo.  E l’ombra dell`infedeltà femminile e della paternità incerta, è la «legge del  sangue» nel lessico dei leghisti, che nella discussione  in Parlamento attorno a quell`articolo  avevano bollato la maternità ottenuta  con il seme di un donatore estraneo come  «adulterio in provetta». D`altra parte, anche  se in termini meno rozzi, questo è il fantasma  che da noi aleggia ancora su una pratica medica  lecita da tempo in tutta Europa e che in  molti casi di infertilità è l`unico modo perché  una coppia possa avere un bambino. I pregiudizi  toccano sia pure in un`ottica diversa  anche l`eterologa femminile, più nota come  ovodonazione. «Già prima della legge chiedevano  questa tecnica le donne colpite da  menopausa precoce, quelle che perdevano la  fertilità dopo una chemioterapia, le quarantenni  in difficoltà», puntualizza Paolo Levi  Setti, responsabile di Medicina della riproduzione  all`Humanitas di Rozzano. Ma di  tutto questo i media, specie quelli televisivi,  hanno sempre parlato pochissimo. Fin dall`inizio  c`era stata la corsa alla mostrificazione,  ai casi limite delle ultra sessantenni che  mettevano allegramente al mondo un bambino  o alle madri che partorivano usando gli  ovociti delle figlie. «Questo è servito a dare  l`immagine di una tecnica che provoca il Far  West della riproduzione, vuole sfidare la natura  piuttosto che risolvere le malattie», osserva  Maria Scuderi, docente di psicologia a  Catania, che ha condotto una ricerca fra 700  giovani coppie, per avere la loro opinione  sull`eterologa. Ne è venuto fuori un 60 per  cento di contrari, proprio per ragioni di questo  tipo. E fra la minoranza dei favorevoli più  della metà riteneva che comunque chi la faceva  doveva mantenere il  segreto.

 Interviene Guido Ragni, decano al prestigioso  Policlinico Mangiagalli di Milano,  per sostenere che in realtà il Far West vero  è quello di oggi. «Quando l`eterologa era  lecita c`erano varie circolari ministeriali a  regolarla. Il seme maschile veniva conservato  in speciali banche, i donatori erano  sottoposti a controlli accurati. È dopo la  legge 40 che si è aperta l`epoca del mercato  nero, dove tutto può succedere». Anche  se non ci sono cifre precise si calcolano in  due o tre migliaia le coppie che vanno all`estero  per I`eterologa. E un affare non da  poco, su cui richiama l`attenzione Andrea  Borini, responsabile  scientifico di Tecnobios  di Bologna.  “Per evitare il sospetto  che con la  nostra campagna  vogliamo in realtà  riprenderci le pazienti  lanciamo la   proposta che l`eterologa  si faccia solo  negli ospedali  pubblici, con donatori  retribuiti dallo Stato»,  dice Borini ottenendo vari  consensi. Ma ormai sono i gameti  stessi a viaggiare, anche  in modo imprevedibile. Qualcuno  ricorda che il "British  Journal" ha raccontato di un  traffico di spermatozoi che  vengono spediti in alcuni paesi  dell`Est, dove fecondano in  provetta gli ovociti di giovani donatrici locali  e poi tornano a casa, pronti per l`uso.  E anche questo deve spingere a cancellare  il divieto e a intensificare i controlli.  Che d`altra parte gli italiani non avrebbero  rinunciato ad avere figli con l`eterologa  l`aveva previsto la stessa legge 40, ricorda  l`avvocato Sebastiano Papandrea. Se infatti  per i medici che la praticano è prevista la sospensione  dalla professione da uno a tre anni  oltre a multe fino al milione di curo, per i  pazienti non c`è nessuna pena.

E già questo  configura una situazione bizzarra. Ma è Marilisa  D`Amico, giovane ordinaria di diritto  costituzionale alla Statale di Milano  e reduce dal primo round di ricorsi,  a mettere sul tavolo i motivi di incostituzionalità  da sollevare questa  volta. Prima di tutto ci sarebbe la situazione  di ineguaglianza che determina  per i pazienti incapaci di produrre  gameti rispetto a tutti gli altri.  Altro argomento è l`apertura in senso  laico dell`ultima sentenza della  Corte, dove si sostiene la necessità di  tutelare «le giuste esigenze della procreazione».  Ma cancellare l`eterologa  è stato l`esatto contrario.  Se sui presupposti il gruppo raccolto  da Guglielmino sembra piuttosto ottimista,  più difficile si presenta la ricerca  delle coppie che dovranno ricorrere  in tribunale. «Ricordatevi  che pochi accettano di parlare in  pubblico della propria sterilità. E la  campagna della Chiesa contro la fecondazione  assistita ha reso l`outing ancora  più difficile», dice con qualche imbarazzo  Francesco Gerardi, un giovane papà da provetta  che è il presidente dell`associazione pazienti  di Hera. Ma chi trova il coraggio di farlo  porta alla luce situazioni che non possono  lasciare indifferenti. E il caso di due ragazzi  di un paese siciliano, lei casalinga lui operaio,  che è venuto a sapere dopo un calvario di  tentativi inutili di essere sterile a causa di un  cromosoma di troppo nel suo Dna. Era indispensabile l`eterologa, gli hanno spiegato,  ma con il viaggio all`estero il costo arrivava  ai 10 mila euro, una cifra irraggiungibile.  

Così la coppia ha deciso di ricorrere al tribunale,  «per reagire a questa ingiustizia e anche  per aprire la strada agli altri». Chissà se  i vari programmi tv, da "La vita in diretta"  al progressista "Tatami", che da poco hanno  ripreso ad occuparsi di fecondazione assistita  con vicende agghiaccianti di mamme  nonne e di uteri di indiane in affitto, vorranno  occuparsi anche della quotidiana storia  dei siciliani.