Interviene Guido Ragni, decano al prestigioso Policlinico Mangiagalli di Milano, per sostenere che in realtà il Far West vero è quello di oggi. «Quando l`eterologa era lecita c`erano varie circolari ministeriali a regolarla. Il seme maschile veniva conservato in speciali banche, i donatori erano sottoposti a controlli accurati. È dopo la legge 40 che si è aperta l`epoca del mercato nero, dove tutto può succedere». Anche se non ci sono cifre precise si calcolano in due o tre migliaia le coppie che vanno all`estero per I`eterologa. E un affare non da poco, su cui richiama l`attenzione Andrea Borini, responsabile scientifico di Tecnobios di Bologna. “Per evitare il sospetto che con la nostra campagna vogliamo in realtà riprenderci le pazienti lanciamo la proposta che l`eterologa si faccia solo negli ospedali pubblici, con donatori retribuiti dallo Stato», dice Borini ottenendo vari consensi. Ma ormai sono i gameti stessi a viaggiare, anche in modo imprevedibile. Qualcuno ricorda che il "British Journal" ha raccontato di un traffico di spermatozoi che vengono spediti in alcuni paesi dell`Est, dove fecondano in provetta gli ovociti di giovani donatrici locali e poi tornano a casa, pronti per l`uso. E anche questo deve spingere a cancellare il divieto e a intensificare i controlli. Che d`altra parte gli italiani non avrebbero rinunciato ad avere figli con l`eterologa l`aveva previsto la stessa legge 40, ricorda l`avvocato Sebastiano Papandrea. Se infatti per i medici che la praticano è prevista la sospensione dalla professione da uno a tre anni oltre a multe fino al milione di curo, per i pazienti non c`è nessuna pena.
E già questo configura una situazione bizzarra. Ma è Marilisa D`Amico, giovane ordinaria di diritto costituzionale alla Statale di Milano e reduce dal primo round di ricorsi, a mettere sul tavolo i motivi di incostituzionalità da sollevare questa volta. Prima di tutto ci sarebbe la situazione di ineguaglianza che determina per i pazienti incapaci di produrre gameti rispetto a tutti gli altri. Altro argomento è l`apertura in senso laico dell`ultima sentenza della Corte, dove si sostiene la necessità di tutelare «le giuste esigenze della procreazione». Ma cancellare l`eterologa è stato l`esatto contrario. Se sui presupposti il gruppo raccolto da Guglielmino sembra piuttosto ottimista, più difficile si presenta la ricerca delle coppie che dovranno ricorrere in tribunale. «Ricordatevi che pochi accettano di parlare in pubblico della propria sterilità. E la campagna della Chiesa contro la fecondazione assistita ha reso l`outing ancora più difficile», dice con qualche imbarazzo Francesco Gerardi, un giovane papà da provetta che è il presidente dell`associazione pazienti di Hera. Ma chi trova il coraggio di farlo porta alla luce situazioni che non possono lasciare indifferenti. E il caso di due ragazzi di un paese siciliano, lei casalinga lui operaio, che è venuto a sapere dopo un calvario di tentativi inutili di essere sterile a causa di un cromosoma di troppo nel suo Dna. Era indispensabile l`eterologa, gli hanno spiegato, ma con il viaggio all`estero il costo arrivava ai 10 mila euro, una cifra irraggiungibile.
Così la coppia ha deciso di ricorrere al tribunale, «per reagire a questa ingiustizia e anche per aprire la strada agli altri». Chissà se i vari programmi tv, da "La vita in diretta" al progressista "Tatami", che da poco hanno ripreso ad occuparsi di fecondazione assistita con vicende agghiaccianti di mamme nonne e di uteri di indiane in affitto, vorranno occuparsi anche della quotidiana storia dei siciliani.