La nuova sanità USA curerà l’economia

Adam S. Posen

LA RIFORMA della legislazione sull’assistenza sanitaria,  vale a dire, l’estensione della copertura sanitaria a milioni  di americani non assicurati, sarà presto approvata  dal Congresso, nonostante la perdita di un seggio al Senato.  Seppure parziale, è un aspetto essenziale della giustizia  sociale americana sul quale da tempo occorreva mettersi al  pari con il resto del mondo civilizzato.

Sarà un enorme  trionfo e una enorme spesa, ma da questo punto di vista, si  trascura che essa si rivelerà un secondo pacchetto di stimoli  fiscali per far fronte alla crisi globale e che avrà effetti importanti  sul resto del mondo.  Intermini economici, può essere vista come una carta prepagata  per spese mediche elargita a 30 milioni di persone.  Negli Usa, tutti, che siano assicurati o meno, hanno accesso  ai servizi medici di emergenza, ma non tutti hanno finora  avuto accesso a un controllo e a trattamenti medici protratti  nel lungo periodo per se stessi o per la famiglia. Queste persone  finora non si sono fatte trattare per le patologie croniche,  né hanno avuto accesso ai farmaci i malati e di cuore, per  esempio, per non parlare della medicina preventiva. Il risultato  è un accumulo della domanda di servizi medici da parte  di una parte della popolazione che presto sarà assicurata.  Quale sarà l’impatto economico? Le stime variano, ma se  si parte dal presupposto che la popolazione non assicurata  non sia in media più sana dell’americano medio e che i prezzi  dei servizi sanitari non scenderanno,  si arriva a un minimo dell’11 per  cento dell’attuale spesa sanitaria (30  milioni sono un nono dei 260 milioni  di americani assicurati ora). La spesa  sanitaria ammonta al 17 per cento circa  del Pil, quindi si arriva a un 1,9 per  cento del Pil di stimolo fiscale annuo  fin quando i premi assicurativi e le tasse  non saranno stati alzati sufficientemente  da coprire la spesa. L’ assicurazione  sanitaria per tutti negli Usa si rivelerà  uno stimolo fiscale molto ben concepito, sebbene  temporaneo. Nella prima fase, sarà speso a livello nazionale  e incoraggerà una riallocazione degli investimenti e dell’occupazione,  ridimensionando i settori cresciuti a dismisura  (automobile e servizi finanziari) a favore della sanità, la cui  domanda invece crescerà in maniera sostenuta; andrà in tasca  ai cittadini facendoli sentire più ricchi; avrà un effetto inflativo:  i prezzi saliranno perché l’offerta di personale e di infrastrutture  mediche si espanderà solo lentamente, mentre i  più ricchi già assicurati pagheranno di più per evitare ritardi  nei trattamenti abituali.  Per l’economia del mondo tutto ciò è positivo nel breve  termine, perché la crescita della domanda interna negli  Usa sarà sostanzialmente retta dall’azione del governo per  i prossimi due anni circa e ciò sosterrà una ripresa che altrimenti  si sarebbe potuta dimostrare temporanea. Sarà  tuttavia negativo a lungo termine perché peserà ulteriormente  sugli squilibri globali, collocando sempre di più gli  Stati Uniti tra i paesi che mantengono un deficit, perché il  risparmio nazionale decrescerà ulteriormente. Come è il  caso di tutte le misure di stimolo fiscale virtuose, anche  questa è tempestiva, temporanea e focalizzata. La chiave  quindi è riuscire a ripagarla evitando che il deficit temporaneo  diventi permanente. Quel che è certo è che, sotto un  altro nome, gli Stati Uniti stanno dando al mondo e a se  stessi un secondo pacchetto di stimoli.