Per “Avvenire” siamo i “soliti noti”

Viviana Daloisio

I soliti noti,  verrebbe da dire.  Perché se è vero  che negli ultimi  mesi i ricorsi  contro la-legge 40  si sono moltiplicati  come funghi nei   tribunali italiani, vero è anche che a  coordinare e sostenere le diverse iniziative  legali sono state e sono sempre le stesse  associazioni: una vera e propria "lobby"  della fecondazione in vitro.

Non è difficile  saperlo, i nomi punteggiano le cronache:  Amica Cicogna, L’Altra Cicogna, Madre  Provetta. Hera. E poi Sismer e Warm, società  operanti nel campo della fecondazione  assistita con strutture mediche private  all’avanguardia, capaci di rispondere anche  concretamente le aspirazioni delle coppie.  Alcune di queste realtà sono riconducibili in  qualche modo all’Associazione Coscioni e,  in definitiva, al tentativo di scardinamento  della legge sistematicamente perpetrato dei  radicali. Proprio come i consulenti legali e  gli avvocati su cui si appoggiano.  Un esempio? Proprio la recentissima  sentenza di Salerno: la coppia fertile che  ha ottenuto la possibilità di selezionare  gli embrioni sani era infatti assistita   dall’avvocato Filomena Gallo, presidente  dell’associazione Amica Cicogna. E, guarda  caso, vicesegretario proprio  dell’Associazione Coscioni. Impegnata fin  dai tempi del referendum del 2005 sul  fronte dell’abolizione della norma sulla  fecondazione assistita (fu tra gli estensori :  dei quesiti referendari), la Gallo -ha- già  patrocinato molti dei ricorsi avanzati in  passato all’associazione Amica Cicogna.   Che, per inciso e a scanso di equivoci, aveva  come presidente onorario Luca Coscioni in  persona, morto nel 2006.  Che dire, poi, di Gianni Baldini, avvocato  e consulente legale dell’associazione  Madre Provetta? In tema di diagnosi  pre-impianto ha già ottenuto due clamorosi  successi: il primo a Firenze, nel dicembre  2007, quando il giudice Isabella Mariani  dispose che la coppia assistita da Baldini e  portatrice di esostosi (una malattia ossea)   effettuasse il test sugli embrioni aggirando il  divieto previsto dalla nonna; il secondo a  Bologna, nel giugno 2009, quando sempre  lo stesso Baldini ottenne dal magistrato  Cinzia Gamberini la diagnosi genetica per  una coppia portratice della sindrome di  Duchenne. Un impegno, quello di Baldini,  che dal fronte della fecondazione assistita si  estende sino al fine vita: nel giugno scorso per  citare solo uno dei tanti appuntamenti  divulgativi che lo vedono protagonista Baldini  interveniva al dibattito pubblico sul  testamento biologico allestito a Siena  dall’Associazione Luca Coscioni (di nuovo)  e dai Radicali italiani, ospite Mina Welby.  Temi sul tavolo? Il "giusto" epilogo della  vicenda di Eluana e il rifiuto del disegno di  legge Calabrò.  Più interessante ancora: i nomi che  ritornano, e si ripresentano, sono anche  quelli di alcuni giudici. Caso clamoroso  quello del magistrato Linda Sandulli: autrice  della sentenza sul fine vita contro l’atto di  indirizzo di Sacconi sul caso Englaro e della  sentenza sulla Ru486 relativa alla  sospensione dell’allora ministro Storace  della sperimentazione al Sant’Anna di  Torino, firmerà anche le tre pendenti sulla  legge 40 al Tar del Lazio (presentate, manco  a dirlo, dalla Warm e dalla Sismer). 

 

© 2010 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati