La voce roca di don Andrea Gallo è incredula: «Andiamo, mi possono forse sospendere a divinis perché vado a votare al referendum? L’arcivescovo potra tirarmi le orecchie e dirmi: non cambi mai, sei screanzato, vecchio e pure un po arteriosclerotico, va bene, lo accetto. Ma la sospensione!». Il cardinale Tarcisio Bertone sospira paziente: «Noi vescovi diamo ragioni, non imposizioni. Qui la questione cruciale non è andare a votare o meno, è chiaro che uno decide in coscienza e se proprio vorrà andare a votare spero che almeno voti no, è il minimo. Ma il problema, come mi hanno riferito, è che lui sia diventato apertamente uno sponsor dei Radicali, anche in televisione: questo è inaccettabile».
Si conoscono da mezzo secolo, studiavano assieme teologia dai salesiani e magari alla fine si capiranno. Certo che però sono diversi. Da una parte il cardinale che fu per sette anni braccio destro di Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede. Dall’altra il fondatore della comunità di San Benedetto al porto di Genova, l’amico di De André che ha passato una vita «in direzione ostinata e contraria» accanto a tossici, prostitute e malati di Aids. L’arcivescovo Bertone lo sa, «conosco bene ciò che ha fatto con spirito di carità e attenzione agli ultimi, ai bisognosi». Però don Andrea «deve uscire dalle ambiguità, a volte ciò che dice va fuori strada: aspetto un suo chiarimento e lo metterò a confronto con le dichiarazioni passate».
Oggi don Gallo risponderà con una lettera al comunicato della Curia che gli chiedeva spiegazioni. Tutto è nato da una trasmissione del Tg3 e un successivo incontro pubblico a Reggio Emilia. «Ho ricevuto decine di lettere ed e-mail, mi dicono si sia appiattito sulla posizione dei Radicali» dice Bertone. «Ci sono i difensori zelanti della fede, gli invidiosi, ma io non ho mai sostenuto le ragioni del sì nè tantomeno le posizioni di Pannella» replica don Gallo. Le ragioni del voto, quelle sì: «Su invito di Marco, ho portato il mio contributo per evitare steccati. Da mesi difendo il dovere della Cei di esprimersi ma dico anche: riapriamo il dialogo nelle Chiese, sosteniamo il confronto. E invece c’è un brutto clima, i fanatici controllano, come faranno i fedeli che votano nei piccoli centri? So di un mio amico parroco che aveva organizzato un dibattito con i sostenitori del sì: gli sono piombati due giorni prima in parrocchia e hanno bloccato tutto».
Il cardinale Bertone scuote la testa: «Noi vescovi, come tutori della fede e del progetto morale cristiano, abbiamo mo-ti-va-to l’astensione e chiediamo si prendano in seria considerazione le ragioni. E assurdo che io sia invitato di continuo a parlare di problemi sociali, delle questioni decisive del lavoro, ma da vescovo non possa intervenire sui problemi etici: è un mio dovere istituzionale. E invece don Gallo ha parlato della legge che impedirebbe ai ministri del culto o a chi ha responsabilità pubbliche di indicare l’astensione, il che è giuridicamente insostenibile». Adesso aspetta il chiarimento: «Dice che non ha sostenuto le posizioni radicali? A me risulta il contrario, ma se è vero lo ringrazio». E cita Ezechiele: «Dio non vuole la morte del peccatore, ma che egli si converta e viva».