Ancora un anno nero per libertà e diritti umani

Michele Pignatelli

Nel 2oo9, per il quarto anno  consecutivo, la libertà nel  mondo è diminuita, Il responso  arriva dall’indagine annuale  di Freedom House, l’istituto  di ricerca americano che  monitora la tutela dei diritti,  ed è un dato allarmante, visto  che un trend negativo così  lungo non si era mai visto nella  storia ormai quasi quarantennale  del rapporto "Freedom in the  World".

 A questa diagnosi di «recessione  della libertà», come  Freedom House la definisce,  si arriva analizzando i numeri  dell’indagine. Nel 2009, su  194 paesi monitorati, 89 (il  46%) vengono catalogati come liberi in termini di diritti  politici (regolarità delle elezioni,  pluralismo, trasparenza  dell`attività di governo) e  libertà civili (stampa, religione,  indipendenza della magistratura),  58 parzialmente liberi,  47 non liberi. Confrontando  la situazione con quella  del 2008, però, sono ben 40  i paesi nei quali si è registrato  un peggioramento di uno o  entrambi questi parametri,  solo 16 quelli che mostrano,  progressi.  Se dai numeri si passa poi  ai casi descritti da Freedom  House, il rapporto offre una  serie di istantanee dell’anno  appena concluso: la violenta  repressione della protesta in  Iran, all’indomani delle presidenziali  del 12 giugno; le condanne  dei dissidenti in Cina,   su tutte quella di Liu Xiaobo,  promotore di Carta o8, il manifesto  per la democrazia; gli  assassini di giornalisti e difensori  dei diritti umani in Russia:  Stanislav Markelov, Natalya  Estemirova, Anastasia  Baburova. E poi il terrorismo  e le violenze crescenti in Pakistan  e Afghanistan, Somalia,  Yemen. «I dati del 2009 – sottolinea  Arch Puddington, direttore  perla ricerca di Freedom  House – sono preoccupanti.

 Il declino è globale, colpisce  potenze militari ed economiche.  Inoltre i più potenti  regimi autoritari hanno accentuato  le misure repressive,  sono diventati più influenti  nell’arena internazionale e  meno inclini a trattare».  Dall’indagine emerge anche  qualche timido segnale  positivo. Tra i paesi giudicati  più liberi e rispettosi dei diritti  ci sono diverse realtà dei  Balcani, a 20 anni dalla caduta  del Muro che innescò la  sanguinosa dissoluzione della  ex Jugoslavia: il Montenegro,  la Croazia, la Serbia, persino  il Kosovo. Qualche miglioramento  sul fronte politico  è stato registrato anche in  Iraq e in Libano, seppur ancora  accompagnato da pesanti  incognite.  Quanto all’Occidente, le sfide  da affrontare sono soprattutto  due: perla nuova America  di Barack Obama conciliare  le esigenze della sicurezza  dal terrorismo con la promessa  di rovesciare le politiche  controverse dell’era Bush;  per la vecchia Europa riuscire  a gestire i flussi migratori  (in particolare dai paesi musulmani)  che «sfidano la tradizione  di tolleranza e tutela  delle libertà civili». Si tratta,  in pratica, di contenere la deriva  xenofoba e l’ascesa dei  movimenti razzisti.   

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