“Porto mio fratello a morire in Belgio traditi da tutti, non possiamo più aiutarlo”

Michela Giuffrida

Clessidra La data è stata già  fissata e non è casuale: il 9 febbraio,  ad un anno esatto dalla  morte di Eluana Englaro. Quel  giorno in Belgio, in una clinica  vicino a Bruxelles, a Salvatore  Crisafulli, paraplegico catanese  di 45 anni uscito cinque anni fa  da uno «stato vegetativo persistente»,  verrà praticata una iniezione  letale. Ad accompagnarlo  sarà suo fratello Pietro, che in  questi anni lo ha assistito e curato,  e che adesso dice di «aver perso  la sua battaglia per la vita».

 Lui, che scongiurò il padre di  Eluana di fermarsi e che solo  qualche mese fa ha fondato, l’associazione  Sicilia Risvegli, ora  annuncia l`ultima sfida allo Stato.  «L`eutanasia per mio fratello  – dice Pietro Crisafulli – è ormai  una scelta obbligata. Tutti lo  hanno abbandonato al suo destino,  e noi non possiamo più  aiutarlo. Da sette anni aspettiamo  inutilmente un piano personalizzato  di assistenza ospedaliera  a domicilio e ora, dopo che  anche mio fratello Marcello è rimasto  a sua volta immobilizzato  da un grave incidente stradale,   non ce la facciamo più ad assistere  Salvatore da soli». «Domenica  – annuncia Crisafulli partirò  con lui in camper per il  Belgio, una nazione che non è  ipocrita come la nostra, dove  Salvatore avrà una morte dignitosa:  non morirà di fame e di sete  ma si addormenterà per sempre  con una iniezione. In Italia  invece l`eutanasia non c`è ma le  persone non vengono assistite  dignitosamente dal servizio sanitario  e così sono ridotte comunque  a cadaveri». Parole dure  che, nel pomeriggio, trovano  una prima reazione nell`intervento  del presidente della Commissione  parlamentare d`inchiesta  sul Sistema Sanitario nazionale,  Ignazio Marino, che annuncia  di aver avviato un`istruttoria  sul caso, disponendo una  ispezione dei Nas per verificare  le condizioni di assistenza del  disabile. «Ho sempre sostenuto  – afferma Marino – che la libertà  di scelta rispetto alle terapie,  sulla base della Costituzione,  deve essere garantita sempre  ad ogni individuo. Questo significa  che ognuno di noi deve avere  a disposizione tutte le risorse  sanitarie necessarie». Poi Marino, da sempre sostenitore della  opportunità di una legge sul testamento  biologico, afferma  che la scelta di Pietro Crisafulli  «mi trova fermamente contrario»  e chiede se «sia stato effettivamente  lui a comunicare tale  scelta o se non sia frutto solo della  disperazione ed esasperazione  della famiglia per l`assenza di  assistenza. Ho sempre affermato  il diritto di autodeterminazione  ma credo che se la morte è decisa  da qualcun altro non si possa  chiamare eutanasia ma piuttosto  omicidio». Immediata la  risposta, a distanza, di Pietro  Crisafulli. «Chiacchiere inutili.  Perché Marino non è intervenuto  prima? Sono anni che vivo di  speranze e parole. Ho incorniciato  la lettera che mi scrisse Silvio  Berlusconi chiedendomi di  resistere. Il presidente della Regione  Raffaele Lombardo venne  a casa, disse che si sarebbe occupato  personalmente del nostro  caso. Dopo 5 mesi arrivò l`assistente  che per due ore al giorno  si occupava di mio fratello. E nelle  altre 22 ore chi ci doveva pensarci?».  «Le istituzioni non hanno  mai abbandonato Crisafulli»,  replica il sottosegretario alla salute  Eugenia Roccella .

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