Cannabis terapeutica parliamone

In un`intervista a Susanna  Turco, pubblicata dall’Unità (7  gennaio 2010), racconta come la  sua determinazione nel coltivare  la "pianta proibita" sia dovuta al  fatto che «se non assumo cannabis  sto fermo tutto il giorno, sul tappeto  o su una poltrona. In carcere facevo  ore di yoga: un po` aiuta, a ossigenare  le parti più remote del corpo,  in mancanza di meglio. Il processo  degenerativo è inarrestabile,  lo so, ma con la terapia rallenta, si  riesce a tamponarlo: e senza terapia  non si può stare perché si va incontro  alla morte, spiace dirlo».  Nonostante si tratti di una terapia  clinicamente testata, e validata  da ineccepibili e univoche ricerche  internazionali, i farmaci a base di  cannabinoidi sono di difficilissimo  e costoso reperimento in Italia. Da  qui la decisione dell`autoproduzione  da parte di Pellegrini: «Non mi  spiego come una persona bisognosa  di cure finisca dentro per due  piantine e come la polizia ignori le  documentazioni mediche che pure  gli mostro ».  Dopo la pubblicazione di questa  intervista, la redazione del giornale riceve una lettera da Valeria  Vaccai, 36 anni, affetta dalla stessa  patologia di Pellegrini: «La fibromialgia  non è una patologia degenerativa  progressiva, non porta alla  morte e esistono valide terapie  alternative alla cannabis. La patologia  si giova dell`esercizio fisico e  peggiora con l`immobilità. La cannabis  inoltre, se usata smodatamente  provoca dipendenza e ha  gravi effetti sulla memoria, che è  già penalizzata da questa malattia».  

Una prima risposta a Valeria Vaccai  viene offerta dal dottor Francesco  Crestati presidente dell`associazione  Cannabis Terapeutica: «Non  esiste terapia specifica per la fibromialgia,  e per il trattamento, a lungo  termine, si utilizzano antidepressivi,  analgesici, cortisonici, oltre  a terapie non farmacologiche  come esercizi, agopuntura e fisioterapia.  Sono già stati pubblicati alcuni  anni fa dei casi clinici che hanno  risposto bene ai derivati della  cannabis. Uno studio del 2008 ha  confrontato l`effetto del cannabinoide  sintetico Nabilone contro  placebo. Si è dimostrata una riduzione  significativa del dolore e dell`ansietà,  e gli autori concludevano  che il Nabilone poteva essere considerato  un utile ausilio per il trattamento  del dolore in questa malattia.  Recentemente è uscito uno studio  che ha confrontato l`effetto sul  sonno del Nabilone con un antidepressivo.  Ambedue i farmaci hanno  migliorato il sonno, ma il cannabinoide  si è dimostrato più efficace.  Gli autori concludono che il Nabilone  è efficace nel migliorare il  sonno nei pazienti con fibromialgia  ed è ben tollerato. Una dose bassa  di Nabilone somministrata la se-  ra al momento di coricarsi può essere  considerata un’alternativa all`antidepressivo».

 Il dottor Crestati  conclude così: «Vista la riconosciuta  importanza del sistema endocannabinoide  nel nostro organismo, e  i positivi effetti sul dolore, sull`umore  e sul sonno dei derivati della  cannabis, una rassegna del 2008  pubblicata sul Neuro Endocrinology  Letters ha introdotto il concetto  di Deficit Clinico di Endocannabinoidi  quale possibile spiegazione  dei benefici della cannabis nella fibromialgia».  A me le parole del dottor Crestati  sembrano convincenti, per  due ragioni tra le altre: perché l`esistenza  di farmaci alternativi non  porta necessariamente a escludere  quelli con cannabinoidi. Al contrario:  è un fatto assai positivo che il  paziente possa scegliere tra diverse  terapie sulla base delle preferenze  individuali e delle proprie reazioni  fisiche. Si dice, poi, che tra gli  effetti collaterali di questi farmaci  possa esserci una sensazione di  "euforia": ma questo o è un fattore  non significativo o costituisce addirittura  un argomento a favore. Perché  mai deve considerarsi negativamente  il fatto che una persona,  affetta da gravi patologie, manifesti  uno stato d`animo non depresso  e un umore più sereno?  Seconda ragione. Parliamo, appunto,  di gravi malattie: di fronte a  esse, l’imperativo morale di ridurre  il dolore e gli stati di sofferenza  non viene prima, assai prima, del  rischio di un uso "smodato" della  cannabis e dei suoi possibili effetti  negativi? Comunque, come si dice  in questi casi, la discussione è aperta. 

 

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