LA RIFORMA della legislazione sull’assistenza sanitaria, vale a dire, l’estensione della copertura sanitaria a milioni di americani non assicurati, sarà presto approvata dal Congresso, nonostante la perdita di un seggio al Senato. Seppure parziale, è un aspetto essenziale della giustizia sociale americana sul quale da tempo occorreva mettersi al pari con il resto del mondo civilizzato.
Sarà un enorme trionfo e una enorme spesa, ma da questo punto di vista, si trascura che essa si rivelerà un secondo pacchetto di stimoli fiscali per far fronte alla crisi globale e che avrà effetti importanti sul resto del mondo. Intermini economici, può essere vista come una carta prepagata per spese mediche elargita a 30 milioni di persone. Negli Usa, tutti, che siano assicurati o meno, hanno accesso ai servizi medici di emergenza, ma non tutti hanno finora avuto accesso a un controllo e a trattamenti medici protratti nel lungo periodo per se stessi o per la famiglia. Queste persone finora non si sono fatte trattare per le patologie croniche, né hanno avuto accesso ai farmaci i malati e di cuore, per esempio, per non parlare della medicina preventiva. Il risultato è un accumulo della domanda di servizi medici da parte di una parte della popolazione che presto sarà assicurata. Quale sarà l’impatto economico? Le stime variano, ma se si parte dal presupposto che la popolazione non assicurata non sia in media più sana dell’americano medio e che i prezzi dei servizi sanitari non scenderanno, si arriva a un minimo dell’11 per cento dell’attuale spesa sanitaria (30 milioni sono un nono dei 260 milioni di americani assicurati ora). La spesa sanitaria ammonta al 17 per cento circa del Pil, quindi si arriva a un 1,9 per cento del Pil di stimolo fiscale annuo fin quando i premi assicurativi e le tasse non saranno stati alzati sufficientemente da coprire la spesa. L’ assicurazione sanitaria per tutti negli Usa si rivelerà uno stimolo fiscale molto ben concepito, sebbene temporaneo. Nella prima fase, sarà speso a livello nazionale e incoraggerà una riallocazione degli investimenti e dell’occupazione, ridimensionando i settori cresciuti a dismisura (automobile e servizi finanziari) a favore della sanità, la cui domanda invece crescerà in maniera sostenuta; andrà in tasca ai cittadini facendoli sentire più ricchi; avrà un effetto inflativo: i prezzi saliranno perché l’offerta di personale e di infrastrutture mediche si espanderà solo lentamente, mentre i più ricchi già assicurati pagheranno di più per evitare ritardi nei trattamenti abituali. Per l’economia del mondo tutto ciò è positivo nel breve termine, perché la crescita della domanda interna negli Usa sarà sostanzialmente retta dall’azione del governo per i prossimi due anni circa e ciò sosterrà una ripresa che altrimenti si sarebbe potuta dimostrare temporanea. Sarà tuttavia negativo a lungo termine perché peserà ulteriormente sugli squilibri globali, collocando sempre di più gli Stati Uniti tra i paesi che mantengono un deficit, perché il risparmio nazionale decrescerà ulteriormente. Come è il caso di tutte le misure di stimolo fiscale virtuose, anche questa è tempestiva, temporanea e focalizzata. La chiave quindi è riuscire a ripagarla evitando che il deficit temporaneo diventi permanente. Quel che è certo è che, sotto un altro nome, gli Stati Uniti stanno dando al mondo e a se stessi un secondo pacchetto di stimoli.