Fertilità, la sentenza della discordia

Alessandra Ricciardi

fecondazione legge 40Rischia di diventare la  scontro politico sui temi  etici legati alla vita. Dopo  il disegno di legge del Pdl sul testamento  biologico, che ha acceso  il dibattito in Italia nei giorni in  cui moriva Eluana Englaro,  segnando profonde differenze e  spaccature nei partiti e nelle istituzioni,  ora c`è la sentenza del tribunale  di Salerno. Una sentenza  che ha autorizzato, per la prima  volta in Italia dopo la legge 40  del 2004, la diagnosi genetica  preimpianto a una coppia fertile  portatrice di una grave malattia  ereditaria.

La coppia aveva, proprio  per questo male (l’atrofia  muscolare spinale di tipo 1), già  visto la morte di 4 figli nel primo  anno di vita. Ora potrà accedere  alla procreazione assistita e  dunque all’esame del patrimonio  genetico dell’embrione prima che  sia impiantato nell’utero della  donna. Una ipotesi, quest’ultima,  non prevista dalla legge per le  coppie fertili e che è stata però  introdotta in via interpretativa  dal giudice in base all’argomentazione  che il diritto a procreare  e lo stesso diritto alla salute  dei soggetti coinvolti, in caso  contrario, verrebbero irrimediabilmente  lesi. Il sottosegretario  al welfare, Eugenia R.occella,  parla di «una grave apertura  all’eugenetica. La sentenza è  motivata dalla necessità di tutelare  il diritto alla salute, ma il  diritto di chi? Di certo non degli  embrioni che saranno sacrificati  in numero molto alto». Non ha cedimenti  neanche il no all’esame  preimpianto di Antonio Calabrò  (Pdl), medico e relatore della  legge sul testamento biologico al  senato: «L’esame rischia di portare  a valutazione negative su  una vita in atto, e invece bisogna  investire risorse e impegno per  risolvere le malattie, non uccidere  chi ne è affetto. Tra l’altro  c`è una soluzione diversa per  la maternità di chi ha malattie  genetiche: l’adozione». Sullo  stesso fronte Laura Bianconi  (Pdl): «La diagnosi preimpianto  non è prevista dalla legge per le  coppie fertili, mi domando come  abbia fatto il giudice a stabilire  il contrario. E mi chiedo perché,  quando non c`è nessun vuoto  normativo, il giudice faccia sentenze  creative e non applicative.  È un fatto di cui il governo e il  parlamento si devono fare carico».  Per Debora Serracchiani  (Pd), invece, «é una sentenza sulla  quale non dovrebbero aprirsi  polemiche, ma serie riflessioni.  A parte il fatto, decisivo, che ci  si muove nel rispetto del dettato   della Consulta. La bioetica dovrebbe  essere luogo di incontro  e dialogo, non dar luogo a riflessi  condizionati di chiusura». Il  governo ha tesi «strumentali e  fuorvianti», aggiunge Antonio  Palagiano dell`Italia dei valori,  «la sentenza di Salerno non fa altro  che applicare e interpretare  fedelmente la legge 40 così come  modificata dalla Consulta. Chi  non la riconosce, non riconosce  la sentenza della Corte Costituzionale».  Disposta a mediare è  Dorina Bianchi, la senatrice  dissidente del Pd ai tempi sempre  del testamento biologico,  ora confluita nell’Udc. «E vero  che c`è un blocco della legge, ma  credo che sulla diagnosi preimpianto  per le malattie gravi geneticamente  trasmissibili non si  possa dire di no. Non mi sento»,  dice la Bianchi, «di condannare la  coppia, ma il metodo è sbagliato.  C’è la necessità di individuare  attraverso linee guida nazionali  quali sono le malattie più gravi,  che possono dar luogo alla morte  del bambino e per le quali fare  l’esame preimpianto». Parla di  una legge sbagliata, la 40, e di  una maggioranza retrograda che  costringe coppie a viaggi all’estero  «in obbedienza ai diktat vaticanie»,  Maria Antonietta Coscioni,  deputata radicale.   

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