Un nuovo pesante macigno si sta per abbattere per mano dei governo sulla salute, sul diritti e sul portafoglio delle coppie italiane che fanno ricorso alla Procreazione medicalmente assistita. Potrebbero infatti essere costrette a pagare di tasca propria le spese per il congelamento degli embrioni soprannumerari eventualmente prodotti durante il procedimento di fecondazione. L’ipotesi è stata discussa questa settimana in una riunione della commissione del ministero della Salute che, in base alla legge 40/2004 sulla Pma, si occupa degli embrioni crioconservati. E rischia di neutralizzare almeno in parte la dirompente sentenza 151/09 con cui a maggio scorso l’Alta corte ha giudicato parzialmente incostituzionale quella legge, perla violazione, tra l’altro, dell’articolo 32 della Carta. Vediamo come questo potrebbe accadere.
La 151/09 ha eliminato il vincolo della legge 40 alla produzione di un massimo di tre embrioni da impiantare contestualmente, prevedendo che per tutelare la salute della donna sia il medico a decidere il numero di embrioni da produrre, e stabilendo che quelli in sovrannumero siano congelati. È stato così rivoluzionato l’impianto della norma secondo cui gli embrioni prodotti potevano essere al massimo tre, e il congelamento era possibile solo in situazioni di assoluta necessità. In questo caso il costo era a carico del centro che effettuava l’intervento. La decisione della Consulta ha quindi posto il problema di stabilire le modalìtà di crioconservazione per i nuovi embrioni in sovrannumero. Fino a oggi, da giugno scorso (mese di deposito della sentenza) si stima che gli embrioni che sono stati congelati, sul totale di quelli prodotti, sia pari al 5-10 per cento. Ad affermarlo è la presidente dell’Associazione dei centri di procreazione medicalmente assistita Cecos, Claudia Livi. Quanto agli embrioni "orfani" (ovvero prodotti per interventi di Pma prima dell`entrata in vigore della 40 nel 2004, congelati, e che le coppie non intendono più utilizzare), questi sono circa 3.500, sulla base del censimento effettuato nel 2005.
Tali embrioni avrebbero dovuto essere trasferiti presso la Biobanca dell’ospedale Maggiore di Milano, ma a distanza di quattro anni il trasferimento non è mai stato effettuato. Di fatto, la Commissione non si è mai occupata degli embrioni abbandonati il cui mantenimento oggi è a carico dei centri di Pma, mentre lo Stato spende 74mila euro I’anno per il mantenimento di un centro di raccolta costato, nel 2004, 400mila euro. Secondo Livi, comunque, il costo per il congelamento degli embrioni in sovrannumero «non potrà rappresentare un deterrente per le coppie che hanno intenzione di effettuare un intervento di procreazione assistita», ma «tutto dipenderà, se tale ipotesi dovesse essere perseguita, dalle tariffe che verranno richieste dai centri, e per questo si renderebbe necessario un monito raggio dei centri stessi e dei costi». Difficile prevedere quale potrebbe essere il costo a carico delle coppie perla procedura di crioconservazione: «A oggi – afferma l’esperta – perla crioconservazione degli ovuli, ad esempio, nei nostri centri il costo è di circa 250 euro l’anno». Una tassa strisciante "sull’infertilità", di cui francamente non si sente proprio il bisogno.
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