Svolta al Senato sulla sanità

Marco Valsania

 ObamaAccordo raggiunto al Senato  americano sulla "public option",  l’ostacolo che minacciava  di far deragliare la riforma sanitaria.  I leader democratici hanno  sostituito la proposta di una opzione  pubblica, cioè di un piano  governativo che garantisse l’assistenza  alle famiglie che ne sono  prive, con una nuova formula

 l’estensione di Medicare, il programma  federale per gli anziani  che scatta a 65 anni, a tutti coloro  che hanno compiuto 55 anni. A  ciò si aggiunge l’incarico affidato  a un ufficio federale, l’Office of  Personnel Management, di trattare  con le compagnie di assicurazione  il decollo di inediti piani  sanitari nazionali, non profit e a  basso costo ma privati.  

 

L’intesa, ancora di massima e  che dovrà superare il test del dibattito  parlamentare, ha già ottenuto  la benedizione di Barack  Obama, che proprio ieri ha annunciato  lo stanziamento di circa  6oo milioni di per il rinnovamento  di 85 centri sanitari locali  che accolgono ogni anno  5oo mila pazienti. Obama ha-definito  il compromesso un «passo  cruciale» verso la riforma  della sanità. Una riforma che è  diventata la sua priorità di politica  interna e il cui fallimento rischierebbe  di danneggiare gravemente  la sua presidenza.  La "public option", il varo e la  gestione diretta da parte del governo  di un piano sanitario in concorrenza  con polizze private, in  realtà non svanisce del tutto. Resta però solo come ultima spiaggia:  potrebbe scattare qualora le  nuove misure fallissero, uno scenario  giudicato improbabile a  Washington. I nuovi piani nazionali  privati a basso costo si ispirerebbero,  in versione ridotta, a  programmi oggi offerti ai dipendenti  federali.  L’idea di un nuovo grande piano  di assistenza pubblica, pur se  limitato ai non assicurati, è caduta  sotto le dure proteste dei democratici  moderati oltre che dei  repubblicani. Defezioni nel partito  di Obama, infatti, avrebbero  potuto mettere in pericolo l’intera  riforma: per concludere il dibattito  e portare la legge al giudizio  finale in aula il Senato ha bisogno  di una super-maggioranza  di 6o voti su cento. I democratici  normalmente controllano 58  seggi e possono contare sul voto  di due indipendenti. Ma questa  volta alcuni esponenti della corrente  più conservatrice, quali  Ben Nelson del Nebraska, hanno  minacciato di votare contro  se non saranno soddisfatti.  Nelson è stato anche coautore,  con il repubblicano Orrin Hatch,  di un emendamento per proi-bire  che nell’ambito della riforma  fondi pubblici finiscano a finanziare  polizze che coprono  l’aborto.

L’emendamento è stato  bocciato ma l’aborto rimane al  centro di accese polemiche e potrebbe  pesare sull`esito finale. Il  compromesso sulla public option  è così parso essenziale. E stato  messo a punto da un gruppo negoziale  formato da dieci senatori  democratici, cinque moderati e   cinque liberali, convocato dal leader  di maggioranza Harry Reid.  Il quale ha parlato di un’«ampia  intesa», che adesso verrà inviata  al Congressional Budget Office  per una valutazione dei costi.  La soluzione ideata intende  rassicurare sia i critici che temono  una presenza eccessiva del governo  nella sanità che i progressisti.,  i quali vedono al contrario nel  ruolo delle autorità federali il pilastro  della riforma. E ieri due influenti  voci di opposti schieramenti  si sono espresse cautamente  a favore dell’equilibrio trovato:  l’ex presidente del partito, il liberai  Howard Dean, e l’indipendente  moderato Joe Lieberman.  Se a Lieberman sta a cuore  un’archiviazione dell’opzione  pubblica vera e propria, a Dean  piace soprattutto l`allargamento  di Medicare: ne avrebbero diritto,  pagando premi resi meno cari  da aiuti pubblici, fino a tre milioni  di persone che hanno tra i 55 e i  64 anni e sono privi di altra assistenza.

 Elemento centrale del  compromesso è anche l’Office of  Personnel Management, che già  controlla l’assistenza sanitaria ricevuta  da parlamentari e dipendenti  pubblici: spetterà a questo  ente concordare i nuovi piani sanitari privati non-profit  da mettere  a disposizione degli Exchange,  le borse della sanità dove quasi  40 milioni di cittadini non assicurati  potranno recarsi per acquistare  polizze. Queste dovranno  essere offerte da società di assicurazioni  e, se le aziende non si facessero  avanti, l`ente federale  avrà il potere di preparare un piano  tutto pubblico.   

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