La marijuana per scopi terapeutici non sarà più un reato nell’America di Barack Obama.
Il Dipartimento della Giustizia americano ha stabilito nuove regole per tutte le procure federali: non finirà più sotto accusa chi, nel rispetto di leggi locali, ricorrerà alla sostanza stupefacente per ragioni mediche. Quattordici stati su 50, a cominciare dalla California, consentono oggi un simile uso della marijuana. L’amministrazione era già parsa pronta a sposare il nuovo approccio "morbido", promesso dal presidente fin dalla campagna elettorale. Ma non erano mancati i dubbi: in gennaio agenti federali avevano chiuso una struttura proprio in California, a Lake Tahoe, dove la marijuana medica è ormai consentita dal 1996. Adesso Obama ha voluto dissipare le incertezze: la nuova strategia di "depenalizzazione" è stata messa nero su bianco da linee guida inviate alle procure. Sancendo, anche formalmente, una drastica rottura con le politiche della Casa Bianca di George W. Bush: sotto il predecessore repubblicano, l’ordine era di portare comunque avanti azioni ispirate alle leggi federali antidroga, indipendentemente dalle più tolleranti norme locali. Una scelta autorizzata dalla Corte Suprema che nel 2005 aveva sancito il diritto di Washington di intervenire negli stati contro la coltivazione e il possesso di cannabis. La svolta è stata annunciata dal ministro della Giustizia, Eric Holder: «Non sarà una priorità utilizzare risorse federali per perseguire pazienti con serie malattie o il loro personale curante che rispetta le legislazioni statali sulle terapie con la marijuana». La vecchia strategia è stata al contrario definita come un impiego «poco efficiente di limitate risorse federali», che sarebbero ben più utili nella caccia a «pericolosi narcotrafficanti». Holder ha aggiunto che questo non significa abbassare la guardia nella lotta alla droga: «Non tollereremo trafficanti che dietro la presunta adesione alle norme statali nascondano attività chiaramente illegali». Né, ha continuato, verranno condonati altri reati che risultassero collegati a casi di marijuana medica: dal riciclaggio di denaro al ricorso ad armi da fuoco, fino alla vendita di stupefacenti a minori. Per l’amministrazione Obama e la maggioranza democratica al Congresso, tuttavia, il via libera alla marijuana a fini terapeutici non rappresenta che l’ultimo passo in una vasta revisione delle crociate contro la droga. Nei giorni scorsi in Senato è stata presentata una proposta di legge che intende correggere un altro aspetto controverso: la disparità nelle condanne per il possesso di cocaina e di crack. In questa disparità i difensori dei diritti civili hanno da sempre rinvenuto toni razzisti, visto l’uso prevalente del crack tra gli afroamericani e della cocaina in polvere tra i bianchi. Il nuovo zar anti-droga scelto dall’amministrazione, l’ex capo della polizia di Seattle Gil Kerlikowske, è inoltre noto per l’enfasi sul trattamento e l’educazione dei tossicodipendenti più che sulla loro incarcerazione.