Ora basta con la scienza politicizzata

A pochi giorni dall’incontro conclusivo, che si terrà il 17 ottobre a Udine, il confronto interno all’Associazione Luca Coscioni si fa fitto di opinioni, proposte e critiche.
Gilberto Corbellini, docente di Storia della Medicina e copresidente dell’Associazione, interviene per proporre un “ripensamento” delle strategie dei rapporti con il mondo scientifico. Innanzitutto, il professore traccia una linea di demarcazione tra la realtà anglosassone, dove la compenetrazione tra il mondo della politica e quello della scienza è sempre più intensa, e quella italiana, la cui classe dirigente attuale è estranea alle istanze delle scienze empiriche.
“L’esperienza degli ultimi cinque anni mi ha indotto alla conclusione che il sistema della ricerca italiana non è riformabile”. Si tratta, secondo Corbellini, di un sistema incancrenito, dove le prospettive di riforma si rivelano sempre più velleitarie . “Già è problematico parlare di comunità scientifica come qualcosa di reale, quando la realtà è fatta solo di individui”, ma la cosa più grave è che, in assenza degli strumenti per una sana attività lobbistica, gli scienziati tendono a formare “cordate più o meno politicizzate” sfuggendo alla competizione meritocratica. Sembra sottintendere la logica del dilemma del prigioniero, in cui ciascuno attende che sia l’altro ad attivare il cambiamento. “Perché tutti abbiamo famiglia”.
“La scienza italiana ha lo stesso problema che ha il Paese: è terreno di spartizione tra bande di potere”. E’ per questo che, negli auspici di Corbellini, l’Associazione deve intercettare gli scienziati e i ricercatori prima che non siano “corrotti dalle pratiche etologiche a cui vengono sottoposti durante il processo di affiliazione a qualche cordata accademico-politica”.