Staminali antirughe

Agnese Ferrara

Andranno dove nessun idratante è mai andato prima. Fino a stimolare le cellule staminali della pelle invecchiata e a rosicchiare mercato alla medicina antietà.

Non più solo creme da spalmare, allora, ma prodotti ibridi di nuova concezione, come polveri da mescolare a sieri o creme da iniettare sottocute con aria compressa, prodotti che non nutrono semplicemente l’epidermide ma proteggono e rafforzano la nicchia di cellule staminali scoperte in profondità. Cambiando la natura stessa della cosmesi, con metodi e strumenti tipici della medicina. I nuovi antirughe vengono studiati come fossero terapie e promettono di rigenerare la pelle restituendole l’aspetto che fu. E, entro i prossimi dieci anni, la strategia antiage sarà ancora più ambiziosa: «Partendo dalle scoperte effettuate in ambito molecolare, entro cinque anni puntiamo ad ottenere nuovi prodotti da applicare sul viso per rigenerare il tessuto e prevenire anche l’incanutimento dei capelli», afferma Jaques Leclaire, direttore dei dipartimento di Scienze della vita dell’Oréal: «Entro dieci anni elaboreremo perfino dei fillers costruiti con cellule staminali prelevate dal soggetto stesso, e tecniche mesoterapiche per veicolare i principi attivi». La nuova rivoluzione si basa sul fatto che la pelle è una buona riserva di staminali pluripotentì, soprattutto presenti nel follicolo pilifero e a livello della ghiandola sebacea. «Ci sono cellule progenitrici, in piccolissima percentuale, anche nello strato basale del derma e molto deve essere ancora scoperto, ma sappiamo già che l’area che le circonda, se sottoposta a stress esterni come raggi ultravioletti o infiammazioni endogene, ne influenza notevolmente la vitalità» spiega Michèle Martin, direttore del laboratorio di Genomica e radiobiologia sui cheratinociti del Commissariato per l’energia atomia francese. Mentre gli scienziati ne studiano la ratio, i grandi marchi della cosmesi investono montagne di denaro e siglano collaborazioni con numerosi centri di ricerca universitari di tutto il mondo per indagare come poter influenzare le cellule staminali ed indurle a ringiovanire la pelle così da mettere in commercio nuovi elisir di giovinezza, alternativi al bisturi ma di pari effetto. La pretesa scientificità dei nuovi antiage impone anche di cambiare i metodi per valutarne l’efficacia. I ricercatori del dipartimento di Dermatologia della Lieden university, Finlandia, hanno addirittura coinvolto nella ricerca di scientificità della new cosmesi l’enorme sincrotrone (macchina per l’accelerazione delle particelle elementari usata dai fisici per studiare le componenti ultime della materia) dell’European Synchroton Radiation Facilito. L’obiettivo è quello di restare una crema idratante i cui componenti devono essere identici a quelli della vernice caseosa che ricopre i feti e i neonati umani, proteggendoli dall’ambiente che li circonda. Sottoposte alla diffrazione ai raggi X dell’imponente macchinario sia la vernice originale che la crema hanno rivelato la grandezza e la quantità dei lipidi, le singole molecole e catene chimiche. In questo modo gli studiosi hanno aggiustato al millesimo le proporzioni di acqua, molecole lipidiche e corneociti (le cellule dell’epidermide) della crema sintetica in modo da renderla identica alla vernice caseosa originale. «La crema, così formulata, mostra capacità idratanti ed antirughe mai raggiunte prima», commentano gli autori. Certo non tutti pensano di scomodare una macchina miliardaria per testare i cosmetici, un gruppo di ricercatori della Procter & Gamble ha studiato invece il funzionamento dei geni della pelle umana a varie età. Dopo aver individuato 1.500 geni implicati nella comparsa delle rughe, ha identificato ben otto processi responsabili dell’invecchiamento individuando ì fattori che la fanno apparire vecchia o giovane con un sofisticato sistema elettronico di indagine molecolare, battezzato Dna microarray: nelle pelli più mature, i geni del colesterolo e della sintesi degli acidi grassi sono molto sottoespressi, mentre lo sono troppo quelli coinvolti nei processi coordinati dal sistema immunitario, come quello infiammatorio. Chiara dimostrazione del fatto che il sistema di autodifesa dell’organismo umano è coinvolto nei processi di invecchiamento. I ricercatori hanno poi dimostrato che la pelle giovane esposta al sole in modo cronico produce cambiamenti dell’espressione genica identici e più severi di quelli subiti da una pelle già invecchiata e non esposta al sole. I risultati, appena pubblicati sul "Journal of Drugs in Dermatology", potranno rivelarsi utili per effettuare test più rigorosi sui prodotti di bellezza. «Per valutare l’efficacia di un prodotto antietà finora le aziende cosmetiche usavano parametri soggettivi per misurare la bellezza della pelle», spiega Rosemary Osborne, autrice dello studio e ricercatrice del laboratorio di Cincinnati, nell’Ohio: «A questo punto tali metodi non bastano più e i test hanno bisogno anche di misurazioni geniche per potere essere considerati affidabili. Con i nuovi biomarker elettronici siamo stati capaci di testare l’espressione di centinaia di geni nella pelle di donne di differenti età e valutare le modifiche in relazione allo stress endogeno o esterno, dalle infiammazioni legate al sistema immunitario e frequenti nella pelle delle donne più anziane a quelle scatenate da stress esterni come i raggi ultravioletti, comuni nella pelle giovane. Trattando, ad esempio, la pelle con niacinamide, examidine e n-acetilglucosa-composti antinfiammatori e che la mantengono umida, l’espressione di questi geni si abbassava. Pensiamo che influenzando tale attività potremo tenere a bada le rughe». Accanto alla niacimide, i ricercatori della Procter & Gamble hanno iniziato a testare un ingrediente delle loro creme, il pal-KT, per vedere se migliora la produzione di proteine strutturali della pelle come collagene e laminina. Ma se gli studiosi sono prudenti e parlano di un futuro, seppure prossimo, le maison della cosmesi pensano alla marea montante di donne che vogliono mantenersi giovani senza dover ricorrere alla chirurgia estetica e, da questo autunno, offrono rimedi antiage in chiave "genetica" e rigenerativa. E non sbagliano. «L’uso di cosmetici antietà è un gesto importante che preserva effettivamente l’invecchiamento della pelle», spiega Christopher Griffiths, docente di Dermatologia all’università di Manchester, Inghilterra. Griffiths lo ha misurato, con un importante studio clinico, durato un anno e svolto su 60 volontari, 11 uomini e 49 donne fra i 45 e gli 80 annidi età, nel quale ha dimostrato che il 70 per cento di coloro che hanno usato quotidianamente un siero antirughe contenente ingredienti in grado di indurre a livello genetico la produzione di fibrillina, hanno molte meno rughe rispetto al gruppo di controllo che ha usato il placebo. «È la prima sperimentazione scientifica effettuata in un arco di tempo così lungo su una formulazione cosmetica che si trova facilmente al supermercato», ha sottolineato l’autore dell’indagine, recentemente pubblicata sul "British Medical Journal". L’obiettivo è quello di riparare i danni al Dna cutaneo in tutti i modi possibili, e dai laboratori spuntano diverse molecole. Alcuni non nuove, come la vitamina B, capaci di indurre il turnover dell’epidermide e ridurre la glicazione del collagene, fenomeno responsabile dalle formazione delle rughe. E vero che le vitamine sono ingredienti fondamentali dei cosmetici antietà da almeno venti anni, ma le nuove formulazioni sono hitech, tanto che la rivista scientifica di settore "Cosmetic & Toiletries" ha definito i nuovi composti la «generazione Z degli antiossidanti». Tra questi molta attenzione è riservata all’ergotionene, componente di alcuni funghi. «II composto, applicato sulla pelle, ha dimostrato di essere più efficace contro i radicali liberi e le ossidazioni indotte dal foto in vecchia mento rispetto al coenzima Q 10 e a molte altre vitamine. Inoltre, i cheratinociti possiedono recettori per l’ergotionene che può quindi penetrare nelle cellule umane al contrario di molti altri antiossidanti impiegati fino ad oggi», spiega Julie Salmon, dermatologa alla Southwest Skin Specialist a Phoenix, autrice dell’articolo. E come una cornucopia hiotech, che sforna composti dal nome autorevole, a cui un mercato che si aggira sui 7 miliardi di dollari per i soli antiage di nuova generazione nel 2008, affida la guerra contro i segni dell’età. Una piccola guerra personale a cui uomini e donne non vogliono rinunciare.