Corbellini risponde a Panebianco del Corriere

Gilberto Corbellini, professore di Storia della Medicina e copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, aveva dato fuoco alle polveri del congresso in Rete qualche settimana fa. Tra i primi ad accendere il dibattito esprimendo “un senso crescente di frustrazione e delusione per l’involuzione della discussione politico-culturale in seno all’Associazione”.
Oggi Corbellini riprende la parola. “Liberali e cattolici più o meno liberali di fronte alla legge sul testamento biologico”, è questo il titolo dell’intervento, che prende le mosse dall’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. Il politologo denunciava il rischio dell’ invasività normativa da parte dello stato. In base all’argomento della dispersione della conoscenza formulato da Hayek, il pianificatore è sempre fallimentare per difetto di conoscenza. E’ per questo che nella “zona grigia” tra vita e morte a decidere dovrebbero essere, secondo Panebianco, solo gli informati e i competenti sul singolo caso (medici e familiari). Di diverso parere è Corbellini: “Senza una legge che stabilisca delle modalità affidabili per esprimere le direttive anticipate si rischia di penalizzare chi è più debole in generale”. Negli Stati Uniti “la rivoluzione civile che ha affossato il paternalismo medico ed eliminato la zona grigia, dove l’autodeterminazione del paziente non contava nulla, si è realizzata a colpi di scandali e di sentenze delle Corti Supreme di alcuni Stati e di quella federale”. In uno stato liberale i diritti fondamentali devono essere garantiti dalla legge perché, secondo Corbellini, non si possono “lasciare sguarniti contesti decisionali in cui è in gioco la libertà individuale di persone che, per di più, potrebbero trovarsi anche limitate nell’accesso all’informazione”.