Dylan Dog/polemiche: grazie a Roberto Recchioni per la storia che ha scritto (e grazie alla Bonelli editore che l’ha pubblicata). Perché la sottosegretaria Roccella parla (e giudica) di cose che non conosce?

 A differenza della sottosegretaria alla Salute Eugenia Roccella, ho letto  “Mater morbi”, la storia scritta da Roberto Recchioni, e pubblicata nel  fascicolo di gennaio di Dylan Dog. La nota editoriale ci avverte che è una  specie di “diario autobiografico”: quello che Recchioni, nella sua vita di  “diversamente sano” ha dovuto affrontare, ma anche “la storia che in tutta la sua carriera gli è costata più sofferenza”.

Una storia che con grande delicatezza, senza pregiudizio o paraocchi ideologici affronta questioni cruciali con cui ognuno di noi è chiamato a fare i conti; una storia laica di tolleranza e rispetto, altro che ambiguità, mito del corpo sano e della perfezione, e rifiuto della malattia e della sofferenza, come ipotizza la sottosegretaria Roccella, che parla del lavoro di Recchioni ammettendo di > non conoscerlo.  Non è la prima volta, e non solo nella collana di Dylan Dog, che si affrontano tematiche sociali “pesanti”, sia pure con la caratteristica “leggerezza” del fumetto e dell’ “avventura”. E’ cosa meritoria, che va riconosciuta. La casa editrice ringrazia Recchioni per aver trovato la forza e il coraggio di scrivere la “sua” storia. Mi unisco a questo “grazie”, e lo estendo alla Bonelli editore che l’ha pubblicata. Ancora una volta la “letteratura” cosiddetta “popolare” (il fumetto fa parte a giusto titolo di questo filone), dimostra di essere in sintonia con il comune sentire della pubblica opinione, e di saperne interpretare umori e sentimenti. Con buona pace della sottosegretaria Roccella, sempre in prima fila quando si tratta di ergersi a difesa e a favore di opzioni retrograde, clericali e codine.

 

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