«Welby, rito religioso»

di Antonio Guerini
Il parroco di San Michele sul malato di distrofia che ha chiesto di morire. Don Mario Piantelli: dall’omelia all’intervento scritto «Mi auguro che la presa di posizione faccia discutere»

L’omelia ‘letta’ domenica mattina da don Mario Piantelli, parroco in quel di San Michele (frazione di Ripalta Cremasca) sulla morte di Piergiorgio Welby è una di quelle destinate, come si suol dire, a ‘lasciare il segno’. E non solo tra i fedeli che la vigilia di Natale riempivano i banchi (i commenti, fuori dalla chiesa, si sprecavano e ovviamente divergevano); perché il concetto espresso quella mattina è riportato in questa stessa pagina. E’ pubblico. E non a caso proprio don Mario, sempre nella sua omelia, aveva quasi gridato un «dissento pubblicamente». Una posizione la sua che lo stesso sacerdote si augura «faccia discutere». Piergiorgio Welby è morto mercoledì notte per arresto cardiorespiratorio.

A staccargli la spina è stato il medico cremonese Mario Riccio, anestesista all’ospedale maggiore di Cremona. Welby, da 40 anni malato di distrofia muscolare progressiva, dal 1997 era attaccato al respiratore e aveva lanciato l’appello per essere lasciato morire. La bara di Welby è stata accompagnata da centinaia di persone, ma non ha varcato la soglia della chiesa: non è stato concesso il rito religioso. Don Mario Piantelli parte proprio da qui: «Si può leggere la morte di Piergiorgio Welby come atto ‘accettabile’ anche dalla coscienza cristiana e quindi celebrarne l’esequie religiose come benedizione e accompagnamento alla casa