MILANO – «Liberalizzare le droghe pesanti fa calare il numero di tossicodipendenti. Rendere la droga un tabù non serve affatto a risolvere il problema». Umberto Veronesi, antiproibizionista nei geni, è tornato ad affrontare il tema della tossicodipendenza nella sua rubrica sul settimanale Grazia , manifestando disappunto verso «le politiche proibizioniste diseducative».
Anche come ministro della Sanità si era battuto perché nelle scuole si parlasse di stupefacenti. Il suo pensiero lo ha espresso più volte, già prima che scoppiassero le polemiche con l’intervista a Radio Radicale del ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, che l’altro ieri si è detto favorevole a una sperimentazione delle «stanze del buco» anche in Italia.
RIDUZIONE DEL DANNO – «Con tutte le cautele – spiega Veronesi – la strada più pragmatica resta quella della riduzione del danno. Il tossicodipendente deve essere portato più vicino possibile alla normalità: dobbiamo dargli la possibilità di ritornare a studiare, a produrre, a difendersi dai rischi dell’overdose, delle infezioni e del carcere. Bisogna riuscire a disinnescare il suo potenziale ruolo di spacciatore, di microcriminale tenendo anche conto di un dato scientifico: la predisposizione alla tossicodipendenza avrebbe una componente biologica. In altri termini, non a tutti l’uso di stupefacenti farebbe lo stesso effetto. Questo non giustifica nessuno, ma rafforza l’esigenza di curare queste persone prima di metterle in una cella».
Con quali risultati? «Sulla rivista Lancet », spiega Veronesi, «è stato pubblicato uno studio che ha osservato per oltre dieci anni circa 7.000 eroinomani svizzeri. A questi è stata fornita eroina a somministrazione controllata, con tutte le cautele e le indicazioni mediche. Il risultato: le morti per overdose sono quasi scomparse, il numero dei reati è crollato. Dopo 6 anni, il 36 per cento degli eroinomani era ancora in cura, ma il 42 era passato al programma di reinserimento nella vita normale e il 22 a programmi di metadone. Non possiamo non prendere in considerazione una strada che ha realmente salvato da fine certa migliaia di giovani ammalati. Sono contro tutti gli stupefacenti, ma penso che non sia con il proibizionismo che si risolva il problema».
I DATI – Veronesi snocciola i dati per chiarire: «Secondo le statistiche il 50 per cento di studenti ha provato a fumare uno spinello. Così come l’hanno provato molti dei professori di oggi. I partiti, le forze sociali, quelle culturali e quelle religiose dovrebbero riflettere su questi dati senza ipocrisia e senza adottare la politica dello struzzo, nascondendo la testa nella sabbia per non vedere». Che cosa non vogliono vedere? «Che non è con la criminalizzazione che si affronta il problema. La logica repressiva non è efficace. Al contrario fa aumentare nei giovani – spiega su Grazia – il desiderio della trasgressione. Non solo. La proibizione rende costosissime le droghe e spinge chi ne fa uso a compiere atti criminali per procurarsele. Infine il proibizionismo è all’origine del mercato nero che alimenta la malavita».
Le droghe sono tutte uguali? Dice Veronesi: «No, lo spinello è l’eccitante con cui i giovani si procurano saltuariamente lo sballo del fine settimana. Ma verso queste cosiddette droghe leggere la strategia non può essere la stessa che si applica alle droghe pesanti. Nel primo caso occorre dialogo e informazione nel secondo vere e proprie cure. I drogati non sono deviati da punire, ma semplicemente malati da curare».
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Che cosa sono
le «narcosale»
Le «narcosale» o «luogo di consumo protetto» sono luoghi dove viene somministrata droga sotto il controllo medico. Sono sempre gestite da enti pubblici o non profit e mirano a ridurre i rischi di overdose e di contagio
LA PROPOSTA
Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ha avanzato la proposta di sperimentare le cosiddette «stanze del buco» in Italia
LA REAZIONE
Il presidente del Consiglio (e una parte della maggioranza) si è detto contrario all’idea di Ferrero: «La proposta non mi trova assolutamente d’accordo»