Le cellule staminali adulte possono provenire dal paziente stesso, senza dover ricorrere ai donatori. «Abbiamo usato un microscopio speciale – ha detto Tennis Steindler, che ha lavorato allo studio dell’Università della Florida – che ci permette di vedere le cellule vivere per lunghi periodi di tempo, per cui abbiamo effettivamente constatato che le staminali danno vita a nuovi neuroni. Probabilmente un metodo diverso potrebbe riuscire a individuare la madre di tutte le cellule staminali, noi siamo fiduciosi». I ricercatori hanno anche spiegato il modo in cui queste cellule vengono moltiplicate. «È come una catena di montaggio per fabbricare e accrescere il numero di cellule cerebrali. -ha detto Bjorn Scheffler, un neuroscienziato dell’Università della Florida- Possiamo prendere queste cellule e congelarle fino a quando ne avremo bisogno. Poi possiamo scongelarle, dare il via a un processo di generazione delle cellule e produrre una tonnellata di nuovi neuroni».
Altri gruppi di ricerca erano finora riusciti a coltivare e a far differenziare in laboratorio delle cellule nervose, ma quello coordinato da Bjorn Scheffler, del McKnight Brain Institute, in Florida, ha potuto anche osservare il processo di neurogenesi attraverso il quale una cellula nervosa multipotente (capace cioè di svilupparsi in più direzioni), come una delle cellule che formano l’impalcatura del sistema nervoso, riesce a trasformarsi in un neurone. Il prossimo passo dei ricercatori sarà ripetere lo stesso esperimento su cellule nervose umane e, in caso di successo, si apriranno nuove possibilità per avere a disposizione riserve illimitate di cellule nervose da utilizzare in futuro per la cura di malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson. Teoricamente, secondo i ricercatori, queste provviste di neuroni potrebbero essere accumulate e conservate in un congelatore fino al momento di utilizzarle.
Impossibile, comunque, stabilire quando questo diventerà possibile: la strada della ricerca in questo campo è ancora molto lunga e potrebbero occorrere anni prima di arrivare a risultati da trasformare in terapie. La stessa tecnica potrebbe essere utilizzata anche per ottenere un modello che permetta di studiare il processo di riparazione naturale delle lesioni del sistema nervoso centrale e sul quale sperimentare nuove generazioni di farmaci in grado di stimolare la rigenerazione delle cellule nervose danneggiate. Si compirebbe in questo modo un passo in avanti importante sulla strada della cosiddetta medicina rigenerativa, alla cui base c’è la capacità di stimolare e modulare l’attività delle cellule staminali.