Vittoria Brambilla, docente universitaria e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, spiega come cambia il futuro dell’agricoltura
Dopo oltre otto anni di dibattito politico, scientifico e normativo, l’Europa ha compiuto un passo destinato a incidere profondamente sul futuro dell’agricoltura e della ricerca applicata alle colture. Il 17 giugno 2026 il Parlamento Europeo ha approvato il nuovo Regolamento sulle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), definite nella terminologia europea New Genomic Techniques (NGT-1).
Si tratta di una decisione attesa da anni dal mondo scientifico, che introduce una distinzione fondamentale tra le piante ottenute attraverso le nuove tecniche di editing genomico e gli organismi geneticamente modificati, OGM. Un cambiamento storico. Tra coloro che hanno seguito più da vicino questa lunga battaglia scientifica e culturale c’è Vittoria Brambilla, professoressa associata del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università Statale di Milano, consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni e tra le protagoniste, insieme al collega e marito Fabio Fornara, della prima sperimentazione italiana in campo aperto di riso geneticamente editato.
“Eravamo in attesa di questo voto dal luglio del 2023, quando la Commissione Europea ha pubblicato la prima proposta di regolamento – spiega – e, fino all’ultimo, temevamo che qualche emendamento potesse bloccare tutto e costringerci a ripartire da zero. Questa tecnologia ha cominciato a diffondersi nelle piante nel 2013. Noi all’Università di Milano abbiamo iniziato a lavorarci nel 2014 e nel 2016 avevamo già
iniziato i primi progetti per applicarle ai problemi agrari. Siamo molto contenti che sia passata una normativa basata sui dati scientifici. Molti scienziati avrebbero voluto qualcosa di più, ma possiamo certamente essere soddisfatti”.
Il nuovo regolamento introduce infatti una distinzione tra due categorie di piante
Le NGT-1che comprendono le varietà che presentano modifiche genetiche assimilabili a quelle che potrebbero verificarsi spontaneamente in natura oppure essere ottenute tramite miglioramento genetico convenzionale. Le NGT-2 riguardano invece modifiche più complesse e continueranno a essere sottoposte a procedure autorizzative, valutazioni del rischio, sistemi di tracciabilità ed etichettatura. Una differenza che rappresenta il vero punto di svolta della normativa: “Le piante prodotte tramite CRISPR possono essere suddivise in due categorie. Le NGT-1 vengono normate in modo differente rispetto alle NGT-2, che restano per ora assimilate agli OGM. Se la modifica genetica è molto estesa la pianta continuerà a essere regolata come un organismo geneticamente modificato. Se invece la modifica è minima, simile a quelle che possono verificarsi naturalmente, quella pianta diventa indistinguibile da una ottenuta attraverso tecniche tradizionali. Avere finalmente una definizione precisa delle NGT-1 significa riconoscerle come equivalenti alle piante convenzionali e distinguerle dagli OGM. Questo le fa uscire da una normativa estremamente restrittiva che fino a oggi ha reso molto difficile anche la ricerca.”
Per anni, infatti, i ricercatori italiani hanno dovuto operare in un quadro normativo che equiparava le piante ottenute con genome editing agli OGM tradizionali
Lo stesso esperimento condotto da Brambilla e Fornara nelle campagne pavesi è stato possibile solo grazie a deroghe specifiche e all’applicazione di rigorose procedure di contenimento. Un percorso tutt’altro che semplice, segnato anche da episodi simbolici della contrapposizione ideologica che ancora accompagna queste tecnologie. Il campo sperimentale di riso TEA realizzato in Italia fu infatti devastato da atti vandalici commessi da ignoti, senza però fermare il lavoro dei ricercatori. Oggi quella sperimentazione rappresenta uno degli esempi più concreti delle potenzialità offerte dalle nuove tecniche genomiche. Il riso sviluppato dall’équipe dell’Università Statale è stato progettato per aumentare la resistenza al brusone, una delle più gravi malattie fungine della risicoltura, riducendo così la necessità di ricorrere ai fitofarmaci.
“Parlo molto con gli agricoltori e frequento spesso le risaie. Tutti cercano soluzioni ai problemi dell’agricoltura e questa è la soluzione più pulita. Se una pianta è naturalmente più resistente posso ridurre gli interventi fitosanitari. Questa tecnologia può aiutare concretamente a ridurre l’impatto ambientale delle coltivazioni”.
La normativa europea entrerà formalmente in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, ma gran parte delle disposizioni diventerà applicabile solo dopo ventiquattro mesi. Un tempo necessario agli Stati membri per adeguare i propri ordinamenti e predisporre le procedure operative. Ma si tratta di un passaggio fondamentale che apre nuove prospettive alla ricerca italiana.
“L’Europa ha compiuto un passo molto importante e sono convinta che l’Italia recepirà la normativa nei tempi previsti. La cosa più interessante è che finalmente si sposta l’attenzione sul prodotto e non sul processo con cui viene ottenuto. È un cambiamento culturale enorme.
In futuro potremo fare ricerca in maniera molto più ampia e non più all’interno di una sorta di gabbia normativa. In Italia ci sono moltissimi gruppi
di ricerca pubblici che lavorano su queste tecnologie e che ora potranno accelerare.”
Resta aperto il tema della percezione pubblica e della distinzione tra TEA e OGM.
“Noi continuiamo a spiegare la differenza tra TEA e OGM e questo regolamento europeo finalmente la chiarisce in modo molto preciso. Certo, il pregiudizio continuerà a esistere, ma oggi abbiamo uno strumento normativo che ci aiuta a raccontare meglio cosa stiamo facendo.”
Quanto ci vorrà perché il suo riso possa arrivare sulle tavole dei consumatori?
“Se riusciremo a sperimentare il nostro riso su superfici più ampie, tra circa tre anni potremmo già immaginare di mangiarlo. La varietà è pronta. Per ottenere una nuova pianta attraverso le TEA servono circa quattro anni: uno per svilupparla, uno per moltiplicare i semi e almeno due stagioni di prove in campo. È circa la metà del tempo necessario rispetto ai programmi di miglioramento genetico convenzionale, perché queste tecnologie sono molto più precise”.
E dopo il riso?
“Vorrei continuare a specializzarmi sempre di più sul riso, che resta la mia principale area di ricerca. Successivamente mi piacerebbe estendere questo lavoro anche ad altri cereali”.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.