Uno Scontro da anni ‘50

di Nino Grasso
Solo poche ore prima del dibattito sulla legge che, tra le prime in Italia, crea a livello regionale una rete integrata di servizi di cittadinanza sociale, due tra gli esponenti più in vista degli opposti schieramenti presenti in seno al parlamentino lucano, quali sono appunto il leader diessino, da un lato, e il capogruppo di Forza Italia, Cosimo Latronico dall’altro, s’erano scambiati reciproci segnali di “fair play”. Che sono poi gli stessi segnali che da mesi fanno innervosire quei settori moderati della maggioranza, che mal digeriscono il “dialogo” che Folino non fa mistero di voler tenere aperto con l’opposizione. E con Latronico in particolare.

Poi, però, è bastato affrontare il tema della solidarietà sociale – alla luce di una frase apparentemente innocua contenuta in un provvedimento legislativo di cui si è cominciato a discutere in commissione almeno un anno fa – per veder ripiombare l’aula di via Anzio a Potenza in pieno clima anni cinquanta. Tipo Peppone e Don Camillo.

Con gli uni pronti a schierarsi a difesa dell’ortodossia cattolica. E gli altri altrettanto decisi a non farsi sopraffare da una visione strumentale clericale della cosiddetta “centralità della famiglia”.

Pomo della discordia l’articolo 2 della legge- Che è poi l’articolo dei principi ispiratori. Una sorta di architrave teorico di cui nessuno, forse, si sarebbe accorto, se il consigliere Lapenna non si fosse impuntato, a mo’ di cane da guardia delle sacre scritture, sulle tre parole ritenute scandalose all’interno di un articolato di grande portata sociale.

Le tre parole incriminate sono: “stabili relazioni affettive”. Che è poi un modo surrettizio, a sentire Forza Italia, per aprire le porte alle “unioni di fatto” tra appartenenti allo stesso sesso. Ai famigerati “Pacs” di cui si sta discutendo a livello nazionale. E contro i quali si è levata forte la condanna della Chiesa.

Niente di tutto ciò, hanno ribattuto dal centrosinistra. Quelle “stabili relazioni affettive” altro non sono che i rapporti tra nonno e nipote. Meglio ancora tra uomini e donne che non possono, per varie ragioni, contrarre regolare matrimonio. Perché separati da altri compagni. O perché alle prese con condizioni familiari di disagio. Ma sulla cui relazione affettiva non vi è dubbio.

Su un piano strettamente pratico, che quelle tre parole ci siano o non ci siano è la stessa cosa. Però è chiaro che la questione è diventata politica – e per un attimo ha rischiato di creare una frattura tra Ds e Margherita – quando l’assessore alla Sanità, il diessino Rocco Colangelo, che pure s’era detto disponibile qualche settimana fa ad accettare un emendamento soppressivo, al momento del voto in aula ha detto: le stabili relazioni affettive restano tra i principi ispiratori della legge. Perché non si possono accettare ricatti ideologici. E né possiamo esporci sempre al fuoco di fila della sinistra antagonista o dei radicali alla Bolognetti, che ci farebbero a pezzetti se cedessimo su questo punto, per il timore di esporci alle critiche del mondo cattolico.

Ripetiamo: la disputa era(ed è) puramente accademica, posto che solo a livello nazionale si può decidere eventualmente di introdurre i “Pacs”. Tanto è vero che, alla fine, ci ha pensato Gennaro Straziuso – con un emendamento che ha in sé una forte radice pleonastica – a salvare capre e cavoli. Dicendo: sì alle stabili relazioni affettive, ma solo nell’ambito delle norme vigenti. Per cui, se le unioni di fatto non esistono – perché non c’è ancora una legge nazionale che le disciplina – automaticamente esse non potranno mai avere diritto di cittadinanza in Basilicata. Diciamo la verità: questa disputa non ci appassionerebbe più di tanto se non avesse, come sottofondo, un riflesso politico-diplomatico nei rapporti tra Politica e Chiesa. E se non rischiasse di creare – come probabilmente creerà – un forte imbarazzo negli alti vertici della gerarchia ecclesiale. Ci spieghiamo meglio: nel momento in cui due esponenti autorevoli del centrodestra, come Cosimo Latronico e Sergio Lapenna – notoriamente vicini al mondo cattolico – hanno ingaggiato(e apparentemente perso) una guerra santa per difendere la centralità della famiglia, messa in pericolo, a loro avviso, da una deriva laicista della legislazione regionale di Basilicata, è facile presumere che la cosa non finisca lì. Qualcuno chiede a mons. Agostino Superbo – in qualità di presidente della Conferenza Episcopale di Basilicata – di fare da “arbitro” in questa disputa tra esponenti del mondo cattolico del centrodestra. E tra quelli che invece militano nel centrosinistra, che un po’ si sono salvati la coscienza non solo approvando l’emendamento Straziuso, ma facendo passare, su richiesta dell’Udeur, un esplicito sostegno agli oratori parrocchiali che operano in quasi tutti i comuni lucani.

Immaginiamo l’imbarazzo di mons. Superbo e degli altri vescovi di Basilicata.

I quali – come s’è divertito ad evidenziare ieri il segretario regionale dei Radicali Lucani, recuperando una informazione resa nota da questo giornale – avevano avuto in visione preventiva il testo di legge messo a punto dal centrosinistra. Solo che i Presuli – o quanti per loro conto hanno letto l’articolato – non si sono accorti di quelle “stabili relazioni affettive.”

E le hanno fatte passare senza, volerlo, tra i principi ispiratori della legge.

Se così è, immaginiamo che Cosimo Latronico e Sergio Lapenna, che forse sotto sotto s’aspettavano di sentirsi dire almeno “bravi” dalle gerarchie ecclesiali, rimarranno fortemente delusi. Perché mons. Superbo e gli altri vescovi lucani si chiuderanno in un sacrale silenzio. E faranno finta di non aver visto i Peppone e i don Camillo scornarsi, come non accadeva da anni, su tre, apparenti, innocue parole: “stabili relazioni affettive”.

P.S. Nota di Maurizio Bolognetti

Molto ci sarebbe da dire sull’analisi effettuata dall’amico Nino Grasso, ma, ahimè, da circa sette giorni siamo stati letteralmente cancellati dalle pagine dei giornali lucani.

Se il tempo sarà clemente, cercheremo di dare qualche risposta e dire la nostra in piazza M. Pagano(Potenza).

Da Basilicatanews, 7 Febbraio

Basilicata/Pacs

BOLOGNETTI (RADICALI): “IL PARTITO DEMOCRATICO SARA’ UN SOGGETTO A TRE?”

Il segretario dei radicali Lucani, Maurizio Bolognetti, nel commentare l’approvazione della legge sulla “rete integrata dei servizi di cittadinanza sociale”, ha criticato il comportamento dell’assessore alla sanità Colangelo perché si sarebbe premurato di sottoporre al controllo preventivo della Cei lucana i contenuti di una legge regionale”. Critiche anche al consigliere regionale di Forza Italia, Lapenna, che “aveva temuto che la legge potesse rappresentare la via lucana al riconoscimento delle coppie di fatto, timore presto fugato, grazie ad un eroico emendamento presentato dai consiglieri della Margherita, Gennaro Straziuso (già assessore alla sanità) e Roberto Falotico, i quali hanno dichiarato, che saranno valorizzate solo le relazioni affettive previste dall’ ordinamento giuridico vigente e che, dunque, è stato scongiurato il rischio “di creare o legittimare altri istituti pseudo-familiari che si paleserebbero in contrasto con la legge dello Stato”. Bolognetti conclude chiedendo “ai compagni DS e alla Margherita lucana, se per caso il nascente Partito Democratico non sarà un soggetto a tre con la Cei di Basilicata”.

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