L’Ordine dei medici di Cremona ha archiviato il procedimento disciplinare aperto a carico del dottor Mario Riccio, l’anestesista che aiutò Welby a morire. Nei confronti del medico era stato aperto un procedimento per stabilire se al caso Welby Riccio si potesse applicare l’articolo 32 del codice deontologico che stabilisce che il medico deve sospendere ogni terapia se a chiederglielo e un paziente nel pieno delle sue facoltà mentali. Non solo.
La procura di Roma acquisirà il provvedimento di archiviazione nell’ambito dell’inchiesta del pm Gustavo De Marinis (senza ipotesi di reato e senza indagati) in cui è finita anche la denuncia presentata dal presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Si tratta di due segnali molto positivi che danno il senso di come, a volte, un ordine professionale o una procura ahinoi abbiano il passo più svelto di quello della politica. Per il presidente dell’Ordine cremonese, quella annunciata ieri «è stata una decisione ponderata, giunta al termine dell’istruttoria preliminare nel corso della quale è stata acquisita la cartella clinica di Welby e registrata la volontà del paziente di interrompere la terapia». Una risposta utile per chi, come l’Associazione medici cattolici italiani, ha manifestato la propria «sorpresa» per la decisione di Cremona. Eppure, sempre ieri, un chirurgo di fama internazionale ha esaltato per la “sentenza” di Cremona definendola «coerente con i principi deontologici cui si ispira la professione». Si chiama Ignazio Marino, è senatore ds e presiede la commissione Salute del Senato. E, soprattutto, è cattolico.