Ogni minuto, nel mondo, una donna muore per complicazioni legate alla gravidanza e al parto e per ogni donna che muore 20 sono vittime di infermità. Ogni giorno circa 29mila bambini muoiono prima di aver compiuto i 5 anni, nella maggioranza dei casi per cause che facilmente si possono prevenire. Ogni anno tubercolosi, Hiv/Aids e malaria uccidono oltre cinque milioni di persone, con un costo di milioni di dollari per le economie di Paesi già poverissimi.
E un pesante bilancio di morte quello fotografato dal «IV Rapporto 2010, conto alla rovescia per gli obiettivi di sviluppo del Millennio per la salute», a 5 anni dallo scadere del termine fissato per il raggiungimento degli impegni assunti nel 2000 dai leader mondiali. Il rapporto, stilato da «Azione per la salute globale», network europeo di Ong impegnato nella tutela della salute e dei diritti umani, è stato illustrato ieri a Roma, in una conferenza organizzata da Aidos e Cestas. L’Italia, tra i Paesi donatori, in particolare dell’Ue, occupa le ultime posizioni: il totale dell’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) messo in campo da Roma è pari allo 0,17% del Pil, contro lo 0,41% della Spagna e lo 0, 7% previsto dalla dichiarazione del millennio entro il 2015. Ancora più bassa la percentuale destinata in particolare agli aiuti sanitari dove l’Italia è ferma allo 0,025% del Pil contro lo 0,1% raccomandato dagli accordi internazionali.
Nella graduatoria dei Paesi donatori è la Gran Bretagna ad avvicinarsi maggiormente all’obiettivo, con lo 0,058% del Pil, mentre l’Italia è la più lontana (con lo 0,025%). Un disimpegno che rende ancor più angosciante il quadro globale fornito dal Rapporto: in Africa le possibilità che una ragazza di 15 anni muoia per cause legate alla maternità sono una su ventidue, contro una su 120 in Asia e una su 7.300 nei Paesi più industrializzati, rileva la presidente dell’Aidos Daniela Colombo. Agire è un dovere e un obbligo morale – viene detto nel rapporto -: queste morti rappresentano un’enorme violazione al diritto universale alla salute, che tutti gli Stati sono vincolati a rispettare. Più e più volte i governi dei Paesi industrializzati come quelli dei paesi in via di sviluppo hanno assicurato il loro impegno politico e il loro sostegno finanziario alle politiche per la salute. Ai Paesi ricchi costerebbe solo un decimo dell’1% del loro Pil aiutare i Paesi più poveri, che sono anche quelli colpiti più duramente dalla crisi finanziaria globale. Adesso bisogna agire – è l’appello dell’Aidos oltre ogni buon proposito dichiarato, perché «il tempo continua a scorrere invano», e nessuno dei Paesi europei più ricchi ha minimamente sfiorato l’obiettivo e messo in campo gli impegni presi, che erano preci- si, e contenuti in tre diversi documenti datati 2008. Impegni inevasi. Il Cavaliere sotto accusa.
Al presidente del Consiglio Berlusconi aveva promesso, durante la conferenza stampa conclusiva del G8 dell’Aquila – ricorda Annalisa Stagni, Health advocacy officer di "Azione per la salute globale" – di saldare la quota 2009, pari a 130 milioni euro,destinata al Fondo globale di lotta all’Aids, Tubercolosi e Malaria entro agosto scorso, alla quale sarebbero stati aggiunti ulteriori 30 milioni di dollari. Ma ad oggi non c’è traccia di nessuno di questi finanziamenti». «L’Italia inoltre si è impegnata a versare lo 0,7% del Pil in aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2015, ma come step intermedio nel 2010, cioè quest’anno, avrebbe dovuto versare lo 0,51% del Prodotto interno lordo. Purtroppo invece, dati del 2009 attestano l’Italia allo 0,17% e – sottolinea – salvo miracoli nei prossimi mesi,il nostro Paese resta fanalino di coda nelle statistiche sugli aiuti pubblici allo sviluppo». E ancora: «Per raggiungere gli obiettivi in materia di salute, sui quali – come emerge dal Rapporto – resta ancora moltissimo da fare, l’Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato che i governi dovrebbero destinare lo 0,1% del Pil al miglioramento delle condizioni di salute nei Paesi in via di sviluppo.
L’Italia però ha versato appena lo 0,025% del Pil ponendosi agli ultimi posti, preceduta da Germania (0,030%), Francia (0,041%), Spagna (0,045%) e Gran Bretagna (0,058%), anch’esse comunque lontane dalla percentuale raccomandata. – conclude Stagni – per raggiungere gli obiettivi è davvero cominciato il conto alla rovescia. Mancano 5 anni e se gli Stati, Italia fra tutti, non dimostrano una volontà politica di affrontare un’ingiustizia globale,quale la povertà, difficilmente questi obiettivi saranno raggiunti». «L’Italia ha dato un contributo significativo al perseguimento degli obiettivi del Millennio, ma devo essere onesto nel dire che è stato del tutto insufficiente rispetto allo status di Paese industrializzato. I dati recenti dell’Ocse lo confermano: nel 2009 il nostro aiuto pubblico allo sviluppo in rapporto al Pil è stato dello 0,16% e mi è stato detto, e spero vivamente che ci sia un cambiamento di rotta, che il prossimo anno si parla di un ulteriore taglio del 30%», avverte Arnaldo Abeti, ministro plenipotenziario della Direzione generale per Ca cooperazione allo sviluppo presso il ministero degli Affari esteri. Di male in peggio?
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