Ha soltanto tre settimane di vita ma la sua storia comincia quasi cinque anni fa. Un giorno mamma e papà bussano alla porta, la prima di una lunga serie. Desiderano quel figlio che non arriva, vogliono vederlo formarsi nel grembo materno. Comincia un percorso lungo e sofferto, otto tentativi, otto fallimenti. E la speranza però a non fallire e oggi dorme in culla, sana come un pesce. Arriva dall’ospedale di Pieve di Cadore il fiocco azzurro che lo scorso 7 ottobre ha fatto la gioia di due coniugi di Mestre, S.C. e P.V. Il bimbo, nato con la fecondazione assistita, è venuto alla luce grazie alle cure del dottor Carlo Cetera che da dieci anni dirige la struttura dedicata all’interno dell’ospedale bellunese.
“Non si può descrivere a parole la felicità che abbiamo provato io e mia moglie quando a febbraio ci è stato detto che alla nona volta ce l’avevamo fatta – racconta il papà, libero professionista affermato in città – Ma solo quando lo abbiamo stretto fra le nostre braccia abbiamo realizzato che era tutto vero. Abbiamo affrontato un calvario, ci siamo rivolti a diverse strutture private ma il trattamento che ci è stato riservato a Pieve di Cadore, in termini professionali e umani, non aveva precedenti. Siamo comunemente portati a credere che se paghi hai un servizio migliore, nel nostro caso invece è stato il contrario e mi fa piacere testimoniarlo. Ci sono strutture pubbliche che funzionano molto bene e meritano di essere valorizzate”.
Carlo Cetera accoglie ogni anno nel suo centro 120 coppie ma le richieste sono tantissime provenienti da tutta Italia. “Lavoriamo in stretta sinergia con i biologi del Sismer di Bologna (Società italiana studi di medicina della riproduzione) da cui abbiamo imparato tutto quello che c’era da sapere in questo campo – spiega il medico – la crescita delle richieste è esponenziale, il ricorso alla procreazione assistita è dovuto a più fattori il primo del quale è la tarda età delle unioni e dei matrimoni, cioè quando la fertilità comincia a ridursi. In secondo luogo – conclude Cetera – è aumentata la sterilità maschile a causa dell’inquinamento e di scorretti stili di vita. Il venir meno della visita militare, inoltre, fa scoprire tardi, nell’uomo, una eventuale sterilità perchè non c’è l’abitudine fra i giovani maschi di farsi visitare dall’andrologo”.
La fecondazione assistita oggi ha una percentuale di riuscita pari al 35 per cento, in Italia la legge ammette soltanto il trattamento di gameti appartenenti alla coppia. Il figlio di S.C. e P.V. è nato tre giorni dopo l’assegnazione del contestato Nobel per la medicina a Robert Edwards, padre della fecondazione in vitro: “Da credente mi hanno fatto star male gli attacchi della Chiesa – si sfoga il papà- a chi si permette di giudicare consiglio prima di recarsi un giorno in uno di questi centri per toccare con mano la sofferenza di quelle coppie e a quanti desiderano provarci dico assolutamente di crederci, di avere fiducia”.
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