Francesca Masillo, donna single, in Spagna ha avuto accesso alla PMA tramite il servizio sanitario nazionale: in Italia sarebbe stata discriminata

Francesca Masillo

In Italia una donna single non può accedere alla Procreazione Medicalmente Assistita. In Spagna sì e con il Servizio Sanitario Nazionale. È una delle differenze più evidenti tra due sistemi che guardano in modo diverso ai diritti riproduttivi e all’autodeterminazione delle donne. Per superare questa discriminazione, l’Associazione Luca Coscioni ha avviato la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “PMA per tutte”, con l’obiettivo di raccogliere 50.000 firme in sei mesi (spoiler in 2 settimane sono già state superate le 30mila firme) e portare in Parlamento una modifica dell’articolo 5 della legge 40/2004. La proposta punta ad aprire l’accesso alla PMA anche alle donne single e alle coppie di donne, oggi escluse e quindi discriminate dalla normativa italiana. 

Tra le persone che hanno deciso di raccontare la propria esperienza c’è Francesca Masillo, italiana, madre di Jordi Martino, nato nel novembre 2023 a Palma di Maiorca grazie a un percorso di PMA effettuato attraverso il sistema sanitario pubblico spagnolo. Francesca ha vissuto quasi vent’anni in Spagna. Oggi è tornata a vivere a Roma, dove lavora e ha la sua famiglia.

“Sono italiana, ho vissuto quasi vent’anni in Spagna e sono rientrata in Italia nel 2024. Sono diventata mamma single ai primi di novembre del 2023. Mio figlio Jordi Martino è nato in un ospedale pubblico ed è stato concepito attraverso la PMA con donazione di seme. Tutto il percorso è stato realizzato all’interno del sistema sanitario pubblico spagnolo. Ero residente e quindi avevo accesso a un servizio garantito a tutte le cittadine”.

Nel 2021 Francesca si iscrive al programma pubblico di PMA insieme al compagno di allora. Poi la relazione finisce

“Quando la relazione si è interrotta sono andata in ospedale convinta di dover rinunciare al percorso. Pensavo che una donna single non potesse accedere alla PMA come avviene in Italia. Invece mi spiegarono che il fatto di non avere un partner non rappresentava alcun ostacolo. La dottoressa mi disse: entra comunque nel programma, puoi sempre cambiare idea fino all’ultimo momento. Mi trasmise una serenità che mi spiazzò. Non mi stava giudicando, non mi stava scoraggiando. Mi stava semplicemente dicendo che potevo continuare il mio progetto”.

La scoperta della maternità un poco alla volta

“La maternità l’ho scoperta poco alla volta. Ero spaventata. Mi avevano spiegato che nel mio caso sarebbe stata necessaria una fecondazione in vitro e questo mi intimoriva. L’associazione delle famiglie monoparentali delle Baleari (FAMOIB) mi invitò ad alcuni incontri. Ho conosciuto tante madri single che avevano affrontato il mio stesso percorso. Condividevano esperienze mediche, aspetti pratici, paure e soluzioni. Mi rassicurarono perché scoprii che era un modello familiare abbastanza comune, non sarei stata un caso isolato. Vedevo una comunità che si sosteneva a vicenda e che dialogava con le istituzioni per difendere i propri diritti”.

Non tutti, inizialmente, compresero la sua scelta

“Quando raccontavo il mio progetto ad alcune amicizie italiane spesso percepivo preoccupazione. Una persona mi disse che sarei stata sempre considerata una ragazza madre, in senso dispregiativo. Rimasi senza parole. Credo che dietro ci fosse il desiderio di proteggermi. Immaginavano quanto potesse essere difficile crescere un figlio senza un partner.

Una maternità senza giudizi in Spagna

“Dal medico di base alle ostetriche e ginecologi in Spagna non mi sono mai sentita giudicata. Ero semplicemente una futura mamma. Nessuno faceva differenze legate al fatto che fossi single. Mi incoraggiavano a fare sport, yoga, nuoto. Si preoccupavano del mio benessere fisico ed emotivo. Mi chiedevano come stessi, non perché fossi single ma perché ero una donna incinta. In Spagna ti chiedono come vuoi partorire. L’ostetrica ti accompagna nelle scelte. Quando ho valutato l’idea di partorire in Italia ho percepito una minore possibilità di personalizzare il percorso.

Costi accessibili e diritti garantiti

“L’intero percorso è stato sostenuto quasi completamente dal sistema sanitario pubblico. Ho speso circa 700 euro complessivi, principalmente per alcuni farmaci. Per il resto ero trattata come qualsiasi altro cittadino residente e avevo accesso a tutte le prestazioni previste dal sistema sanitario. Una situazione molto diversa da quella italiana. In Spagna non esiste alcuna discriminazione basata sullo stato civile o sull’orientamento sessuale”.

Il ritorno in Italia e le preoccupazioni

“Finora non ho sperimentato episodi di discriminazione diretta. Le persone che incontro sono spesso curiose, ma non mi sono sentita giudicata. Anche nei nidi che abbiamo frequentato ho trovato apertura e accoglienza. Con l’ingresso alla scuola dell’infanzia ho qualche timore. Mi chiedo come mio figlio vivrà certe differenze e come verranno percepite dagli altri. È anche per questo che ho scelto una scuola che mi è sembrata particolarmente inclusiva”.

Le difficoltà emergono soprattutto sul piano amministrativo

“Nel certificato di nascita spagnolo è chiaramente indicato che sono una madre single. In Italia, invece, mi sono trovata davanti a modulistiche che non prevedono nemmeno la voce famiglia monogenitoriale. Una situazione che fotografa un ritardo culturale prima ancora che burocratico. Molte persone nelle amministrazioni pubbliche mi hanno confidato che si rendono conto di come la realtà sia cambiata rispetto ai modelli che continuano a comparire nei moduli. Invece in Spagna ho trovato accoglienza, ascolto e normalità. Nessuno mi ha mai fatto sentire diversa. Mi hanno accompagnata nel mio percorso come avrebbero fatto con qualsiasi altra donna”.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.