“Un voto per la vita e la libertà di ricerca”

di Vincenzo Iurillo
“Ho scritto a Prodi per chiedergli di inserire i temi delle battaglie di mio marito nell’agenda del governo”

[inline:1]Napoli – “Ho vissuto per 10 e mezzo la malattia che ha colpito mio marito Luca, la sclerosi laterale amiotrofica. Lo amo da più di 11. Il nostro privato è divenuto pubblico quando quel luogo originario della sofferenza e della lotta alla malattia, insostenibile e insuperabile, è divenuto spazio, discussione, dialogo, scontro e negazione, politica. La mia, la nostra collaborazione era totale; dal lavoro in associazione e con il partito al prendersi e prenderci cura delle nostre persone. Era il nostro lavoro, era la nostra storia, è la mia vita”. Parole di Maria Antonietta Farina Coscioni (nella foto), candidata alla Camera in Campania 1, e in altre circoscrizioni, nel cappello di lista della Rosa del Pugno. Era sposata con Luca Coscioni, presidente dei Radicali Italiani e dell’Associazione che porta il suo nome per la libertà di ricerca scientifica.

Coscioni era malato di sclerosi lateriale amiotrofica, una malattia neurogenerativa che lascia intatte le facoltà intellettive ma distrugge il corpo, ti costringe sulla sedia a rotelle, rende impossibile persino comunicare se non per mezzo del computer, come lui faceva, con enorme sforzo, negli ultimi anni della sua vita. Coscioni si è battuto come un leone per sostenere la ricerca sulle cellule staminali, che forse potrebbero aiutare a risolvere casi come il suo. Ma la legge lo proibisce e il referendum abrogativo dello scorso anno si è infranto sull’astensionismo cattolico, alimentato anche parti del centrosinistra come Udeur e Margherita. Nel 2001 Coscioni era il capolista al proporzionale dei Radicali, ma non riuscì a essere eletto: il partito non raggiunse il quattro per cento. Sarebbe entrato al Parlamento quest’anno, ma il destino glielo ha impedito: si è spento il 20 febbraio scorso. Sarà Maria Antonietta a portare avanti le sue battaglie.

Signora Farina Coscioni, un ricordo e una descrizione di tuo marito e del suo impegno per chi non lo ha conosciuto.
“Il ricordo è il primo regalo ricevuto, un Mille Lire: “Don Lorenzo Milani – L’obbedienza non è più una virtù”, con una dedica che conservo gelosamente: “Credo che leggendo questo “mille lire” potrai capire meglio quali sono le “regole” libere nelle quali mi ritrovo e ripongo la mia speranza di uomo. Penso che alcune di esse verranno condivise anche da te e questo mi farà sentire più vicino ad una persona alla quale tengo particolarmente. Vedrai il tempo ci sarà amico.” Da quel regalo poco tempo passò dal suo ultimo allenamento per la maratona – sua grande passione- di NewYork. Da lì a poco la sentenza di morte, la diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica. Luca allora insegnava Politica Economica all’Università della Tuscia di Viterbo, luogo del nostro incontro ed era Consigliere Comunale ad Orvieto. Il suo impegno, in prima persona, era la lotta per la libertà della scienza e delle terapie, in particolare della ricerca sulle cellule staminali embrionali, perché in Italia quella ricerca è proibita e con essa è proibita la speranza per milioni di persone affette da gravissime malattie, per le quali oggi non esistono cure. Ma non solo, si batteva per la difesa e la promozione dei diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili”.

Come convive in una coalizione insieme a chi ha contributo ad affossare il referendum sulla procreazione assistita e sulla libertà di ricerca?
“Essere in questa campagna elettorale vuol dire semplicemente esserci come quando era in vita Luca, ma con movimenti ed emozioni diversi, e percorrendo la stessa, per dirla come Luca, “rotta verso quella terra per me così lontana dove abitano Amore e Speranza”. La speranza, scrivevo in una lettera aperta al Prof. Prodi – che per la Rosa nel Pugno è un impegno determinato – “che i temi della vita, della morte, della salute, della malattia, siano messi da subito nell’agenda del nuovo Governo, almeno per sollecitare un ampio confronto parlamentare e con l’opinione pubblica. Credo che se questo impegno fosse da Lei sin d’ora condiviso, al di là delle posizioni nel merito, potrebbe contribuire al nostro comune successo”. Subito dopo il voto, comunque vada cittadini, scienziati e politici si troveranno al Congresso Straordinario dell’Associazione Luca Coscioni per mettere nell’agenda politica del nuovo parlamento di temi e gli obiettivi “Coscioni”.

Possibile che in Italia sia ancora possibile commettere un reato se si propagandano le attività dei centri di fecondazione assistita all’estero?
“In effetti, per dare pubblicità e fornire informazioni, su centri esteri e tecniche di fecondazione prescritte e gravemente sanzionate in Italia si potrebbe, ai sensi dell’articolo 6 comma 2 codice penale, costituire un illecito penale. Per questo, l’iniziativa di disobbedienza civile che si è tenuta a Roma il mercoledì 5 febbraio, è stata comunicata anche alla Procura della Repubblica e agli organi di Pubblica Sicurezza che decideranno se applicare sanzioni”.

In questa campagna elettorale i leader hanno parlato moltissimo di tasse e quasi nulla dei temi dei deboli, dei malati, dei disabili, del diritto alla salute.
“A quanto pare non conviene parlarne. E neanche parlarne nei rispettivi programmi del centro destra e in quello dell’Unione. Con l’eccezione della Rosa nel Pugno che è l’unica e nuova realtà politica che affronta con chiarezza queste questioni, che riguardano il privato delle vite delle persone e non le sole coscienze”.

Avete lanciato l’idea di primarie per il ministro della Salute: in un paese normale, questo ruolo spetterebbe a Umberto Veronesi.
“Per un paese laico, Umberto Veronesi sicuramente”.

In che modo è possibile garantire una presenza reale delle donne nelle istituzioni?
“Non certo con il mezzo delle “quote rosa”. A parer mio noi donne dovremmo pensare e cercare di essere e valere al di là della condizione di appartenenza al “genere femminile”.

Emma Bonino presidente della Repubblica: è un’ipotesi concreta?
“Sarebbe una garanzia, per tutti”.