«Vogliamo che gli italiani abbiano le informazioni giuste -ha detto il ministro- che vengano tutelati e che non siano alla mercè di nessun venditore dì sogni. Quando ci sono temi rilevantissimi per la vita delle persone su cui si rischia stia prevalendo una cattiva informazione, nel senso che si possono dare illusioni non scientificamente fondate, è meglio che il governo si faccia consigliare dai massimi esperti». Sotto la spinta dell’esempio di personaggi noti al grande pubblico, si è fatta strada (tra i futuri genitori) l’idea che conservare le cellule staminali del proprio cordone ombelicale possa rappresentare un’«assicurazione sulla vita» del figlio. E quindi si registra una non indifferente pressione mediatica a rimuovere il divieto stabilito da Sirchia, che tendeva a privilegiare la donazione solidaristica a fini di trapianto, come accade per la donazione del sangue e di organi e tessuti. Esiste già una rete di una quindicina di banche del cordone ombelicale sparse in diverse regioni italiane, dove si conservano le cellule staminali del sangue placentare, destinate a essere donate nel caso soprattutto di malattie del sangue (leucemie, linfomi e mieloma) nei bambini. Del resto, ribadiva l’ex ministro Sirchia nei giorni scorsi, la possibilità che le cellule servano alla persona che le ha donate sono 1 su 20mila e non è affatto vietato, in tal caso, ricorrere al proprio cordone se ancora conservato in una banca pubblica. Dietro le richieste di conservazione autologa si registra anche una ragione di business: gli italiani che chiedono l’autorizzazione al ministero della Salute di raccogliere e portare all’estero il sangue placentare dei propri figli si vedono richiedere dalle banche private straniere circa 2mila euro (più quote annuali per la conservazione) per una possibilità dì utilizzazione –finora- piuttosto remota.
Turco: notizie corrette sull’uso del cordone
di Enrico Negrotti
Milano. Bando all’informazione emotiva sull’utilizzo delle cellule staminali del cordone ombelicale. Lo ha sottolineato ieri a Milano il ministro della Salute Livia Turco in vista della scadenza (il 9 maggio) dell’ordinanza dell’ex ministro Sirchia che vieta la raccolta e la conservazione a scopo autologo (cioè per un uso privato del neonato) dei cordoni ombelicali, tranne il caso in cui sia già presente, tra i consanguinei del nascituro, una malattia per la quale sia utile l’utilizzo delle staminali del cordone. Anticipando in parte le conclusioni del documento cui sta lavorando al ministero un’apposita commissione di esperti, la Turco ieri ha puntualizzato che si tratta di «un tema delicato su cui occorre fare un’informazione precisa».