«Troppa enfasi sui casi estremi. Finalmente emergono i nostri valori»

di Francesca Lozito

Un documento ampiamente condivisibile. E’ l`opinione sul testo conclusivo del recentissimo convegno nazionale dei medici sul fine vita espressa da Marco Maltoni, direttore dell`Unità di Cure palliative dell`Ausl di Forlì.

Il documento della Federazione nazionale riafferma i valori scritti nel Codice deontologico dei medici italiani. Cosa ne pensa? «Può essere un buon punto di partenza per trovare un terreno comune su cui valorizzare ciò che unisce noi medici piuttosto che ciò che ci divide, in una visione della medicina che ponga sempre al centro di ogni atto il bene della persona che abbiamo di fronte, praticando un rispetto che nasce dall`ascolto dei suoi bisogni più profondi».

L`«autodeterminazione», tanto spesso citata dai fautori di una legge sul testamento biologico, viene riconosciuta ma entro ben precise coordinate. «Trovo importante la nuova sottolineatura dell`alleanza terapeutica in questo contesto, nel quale si usano anche termini come fiducia, scambio, rispetto dei valori etici e civili. Nel documento viene evidenziato che è bene non escludere dall`orizzonte dell`alleanza di cura l`autodeterminazione: i fatti ci dimostrano che si tratta di un concetto poco o per nulla radicato nella pratica della relazione medica». Il questionario Itaeld sulle intenzioni dei medici circa i trattamenti di fine vita, i cui risultati sono stati presentati a Udine, ha svelato poi – seppure nella esiguità del campione- che la sua categoria non ci sta a compiere pratiche di abbandono nei confronti dei malati. "E’ bene sottolineare che il 18% di risposte su un campione di 10mila questionari inviati è un frammento rispetto alla totalità medici italiani e allo stesso campione selezionato. Dalle risposte si rileva, poi, che ancora molto c’è da fare perché si acquisisca una appropriata consapevolezza degli interventi di fine vita. Come diversi studi evidenziano, l’interpretazione di quel che si è fatto non sempre coincide col reale effetto dell’atto compiuto: non di rado si attribuisce un risultato "in eccesso" all’azione svolta. Allora mi chiedo: siamo sicuri che quello 0,7% del campione che afferma di aver praticato l’eutanasia l’abbia fatto davvero? C’è poi il tema dell’uso della morfina, che in un contesto non ancora del tutto chiaro fa emergere retaggi culturali tenaci quanto sorpassati: è risaputo infatti che questo farmaco non accelera la morte di un paziente".

Quanto al testamento biologico, sembra che un momento di stallo, nel fronte che voleva una legge a tutti i costi coincida con l’emergere di posizioni di maggiore perplessità…" E’ così. Nel documento dell’Ordine vedo l’importante affermazione che, nel momento in cui il legislatore dovesse decidere di intervenire, andrà tenuto conto della preliminare necessità di una tutela dei soggetti più deboli".

Il documento sembra appellarsi a un nuovo umanesimo nella medicina. "Anche per questo è un testo condivisibile in molte delle sue parti".