La legge sul testamento biologico non avrà niente a che fare con eutanasia e suicidio assistito ed è probabile che «verrà indicato con chiarezza che queste due pratiche rimangono per il Parlamento italiano un reato». Sarà invece precisato che «tutti devono avere l’assistenza in qualunque fase della malattia». Il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione Igiene e Sanità, auspica che il provvedimento arrivi in aula a giugno con un testo condiviso che nasca dagli otto depositati. Marino ha parlato a un convegno internazionale sul tema, voluto dal presidente Franco Marini (a Bologna per i funerali di Andreatta, ha inviato un messaggio in cui auspica «soluzioni incisive» che superino «i conflitti ideologici esistenti» ), per ascoltare scienza, culture e religioni. Nell’intervento di apertura il ministro della Salute Livia Turco ha chiesto anche lei ampie convergenze parlamentari, ricordando il suo operato sui temi di fine vita e assistenza, annunciando anche lo stanziamento di 10 milioni per l’acquisto di comunicatori vocali a beneficio dei malati di SIa. Uno di loro era tra i relatori. Mario Melazzini ha parlato nella triplice veste di medico, «malato esperto» (così si è definito lui stesso) e presidente dell’Associazione italiana dei malati di sclerosi laterale amiotrofica, patologia di cui lui stesso è affetto.
Ha sottolineato «l’importanza del rapporto medico-paziente, quell’alleanza terapeutica che rappresenta la vera presa in carico che deve caratterizzare tutto l’arco della malattia». La medicina va «umanizzata», «sburocratizzata», il medico deve passare più tempo con il malato. Infine, vanno messi in atto «interventi psicoterapeutici brevi e mirati», per evitare quella depressione che può spingere i malati di patologie incurabili a chiedere di morire, e va favorita la diffusione delle cure palliative. I relatori stranieri hanno espresso indicazioni variegate, ma sostanzialmente convergenti sulla necessità di una legge, nella quale, è stato più volte ripetuto, deve esplicitamente essere escluso il ricorso all’eutanasia. Con un accento molto forte sulla decisione del paziente e sul coinvolgimento dei familiari in caso di impossibilità a comunicare. In modo fortemente critico verso il concetto di «accanimento terapeutico» si è espresso il francescano Dan Sulmasy, direttore dell’istituto di Bioetica del St. Vincent Hospital di Manhattan: esso «non rientra nella tradizione», «enfatizza la responsabilità dei medici», «si concentra sul trattamento specifico più che sulla situazione globale del paziente». Siccome bisogna giudicare caso per caso e ognuno di noi ha un approccio diverso con il dolore, non si può generalizzare. «Nessuno può capire meglio del paziente». Un’altra newyorchese Nancy Dubler bioeticista del Montefiore medical College ha auspicato anch’essa che l’Italia si doti di una legge. Solo l’australiana Bernadette Tobin, Plunkett Center for Ethics («Meno carta più dialogo» si intitolava il suo intervento), ha espresso la sua contrarietà ai testamenti, per le difficoltà di interpretazione, per il fatto che «privilegiano volontà espresse in passato», per la pericolosa confusione tra «rifiuto del trattamento e rifiuto di vivere» e infine, «perché non funziona». Infatti, «la maggior parte degli americani non lo ha e la stragrande maggioranza degli australiani non ne ha neppure sentito parlare». La studiosa di etica si è detta, piuttosto, favorevole alla figura del fiduciario, meglio se un familiare o un amico, mentre sarebbero da escludere il medico curante e i comitati etici, «che devono dare pareri di tipo generale e non su singoli casi». Riguardo allo spinoso tema della nutrizione artificiale, molto esplicita la posizione di Maurizio Muscaritoli, a nome della Società che presiede, quella di Nutrizione parenterale ed enterale (Sinpe). Le analoghe società americana ed europea sostengono che dal punto di vista etico e legale «la nutrizione artificiale dovrebbe essere considerata terapia medica», e non «cura di base». Anche l’Italia è «allineata» con esse. E un «trattamento sostitutivo» di una funzione che non va, «come la ventilazione e l’emodialisi». Oggi, dopo la scienza, saranno protagoniste le religioni, con una tavola rotonda cui prenderanno parte esponenti dell’ebraismo, dell’islam e del buddhismo. Con loro il presidente del Pontificio consiglio per la salute il cardinale Javier Lozano Barragan. Ci sarà anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Binetti: idratazione e alimentazione sono beni irrinunciabili. Il cammino verso una legge sul testamento biologico sarà in salita. La previsione è dell’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, presente ieri al convegno in Senato. «Credo —ha detto— che il Parlamento farà una certa fatica a fare una legge. Ci sono infatti tesi che in un senso e nell’altro sono marcate e distanti». Sul tema della sospensione di idratazione e alimentazione parenterale insorge Paola Binetti. «Non sono un bene disponibile. Sono a favore dell’obiezione di coscienza per i medici e contro l’obbligo, per i cittadini, di fare testamento biologico».