Testamento biologico, legge difficile ma ormai necessaria

Ennio Fortuna

Testamento biologicoQuale è stata l’eredità della sfortunatissima ragazza di cui tanto si è discusso nei giorni scorsi? Non è facile rispondere ad una domanda come questa perché le opinioni espresse sono state tantissime, e si può ben dire che nessuno ha acquisito una decisa prevalenza sulle altre. In linea di massima la tesi che ha raccolto più consensi, soprattutto sotto il profilo quantitativo, si è riconosciuta nel diritto di libertà della persona

e nella legittimità del rifiuto di vivere nelle condizioni della ragazza, in pratica in stato di coma neurovegetativo protrattosi per oltre 15 anni senza un sussulto o un segno tangibile che facesse presagire e quindi sperare nel risveglio. In tale ottica i più hanno approvato la decisione del padre tutore che si sarebbe appunto battuto perché la ragazza venisse liberata da una vita invivibile. Molti altri hanno assunto e sostenuto un punto di vista assai diverso se non del tutto opposto: la vita, qualunque vita, è assolutamente indisponibile, anche da parte dello stesso diretto interessato, e mai il padre avrebbe potuto e dovuto agire come invece ha fatto. Vero è che dopo l’introduzione del principio del consenso informato il malato ha il diritto di rifiutare le cure propostegli fino all’estremo sacrificio, ma occorre appunto che il malato esprima lucidamente una volontà precisa nel senso indicato mentre l’Eluana non lo ha mai fatto se non anni ed anni prima, e in modo necessariamente incerto e discutibile. In altri termini occorrerebbe una volontà non solo certa, ma anche attuale di rifiuto del trattamento mentre nel caso di specie la sua volontà è stata ricostruita in base a testimonianze per forza di cose poco attendibili e addirittura in base allo stile di vita. In sostanza non si può giurare su ciò che la ragazza volesse veramente durante il coma e nell’incertezza, secondo molti (ma lo ha detto anche la Cassazione), deve prevalere il principio dell’intangibilità della vita.

Nel contesto del dibattito si è poi inserito il problema dell’accettabilità della morte per fame e per sete, il tipo di morte prescelto e indicato espressamente per l’Eluana (che veniva nutrita e dissetata con un sondino enogastrico che l’ha tenuta in vita per molti anni). Si deve riconoscere che la grande maggioranza degli italiani, per ciò che è stato possibile capire dalle reazioni dell’opinione pubblica, si è decisamente schierata per la tesi che la morte per fame e per sete (specialmente quest’ultima) non è accettabile in un contesto civile e democratico. Basterà ricordare il conflitto che ha separato il Governo dal Capo dello Stato (il primo deciso a sancire il divieto addirittura con decreto legge d’urgenza, il secondo perplesso sulla sussistenza dei requisiti dell’urgenza e della necessità e soprattutto desideroso di evitare un possibile ma in verità solo teorico contrasto con la Cassazione).

In definitiva, per la prima volta una elevata discussione in materia di diritti umani. Ma allora che cosa occorre fare per raccogliere e lanciare il messaggio di Eluana? Mi sembra evidente che il primo impegno del Parlamento sia di portare alla conclusione la legge sul testamento biologico riaffermando inequivocabilmente i principi che sono usciti vittoriosi dal dibattito sulla sorte di Eluana. In sintesi credo che occorra stabilire che solo il diretto interessato possa dettare direttive vincolanti sulla fine della sua vita per il caso che sia impossibilitato ad esprimere la sua volontà, ma che deve farlo in modo certo e solenne al fine di evitare le inevitabili discussioni sulla sua reale volontà. Non basta. Occorre anche ammettere la possibilità della nomina di un fiduciario, ma qui è controverso se si debba riconoscergli la facoltà di derogare dalla volontà dell’interessato ove questa risulti per altre vie.

Occorre ancora stabilire che è vietata, decisamente vietata, ogni forma diretta e indiretta di eutanasia. Infine va ripreso e solennemente sancito il divieto di morte per fame e per sete. Con tutto ciò la legge sul testamento biologico resta assai difficile e non sarei affatto sorpreso che il dibattito diventasse acceso e contrastato. Se però c’è un punto di arrivo che dobbiamo proprio a Eluana è che ormai la legge è necessaria e improcrastinabile. Tutti gli altri paesi del mondo sono riusciti in questo compito assai arduo e anche la nostra politica può e deve farcela, anche per evitare ulteriori casi di supplenza della giustizia che l’esperienza di tutto il mondo registra quando una legge certa e precisa viene a mancare o addirittura manca in origine e qualcuno bene o male deve poi assumersi la grave responsabilità di decidere comunque.