Avellino – Alla battaglia per la legalizzazione dell’eutanasia si è affiancata, negli ultimi anni, la lotta per il riconoscimento del valore legale della sottoscrizione, da parte di chiunque, di “direttive anticipate” di fine vita, qualora, in futuro, si venisse a trovare nell’impossibilità di decidere sulle cure ricevute. L’obiettivo è riuscire a far sancire il diritto di ogni individuo di disporre liberamente della propria esistenza, ovvero il diritto all’autodeterminazione sancito dalla nostra Costituzione.
L’importanza che ha assunto il tema nell’opinione pubblica negli ultimi tempi ha spinto all’iniziativa diversi parlamentari. fino a quando nella XV legislatura si cominciò a discutere di testamento biologico presso la commissione Igiene e Sanità del Senato su iniziativa del suo presidente, Ignazio Marino. La fine anticipata della legislatura interruppe quello sforzo. Nell’inerzia del legislatore, alcuni cittadini hanno percorso altre vie per vedere riconosciuto il diritto di poter rifiutare trattamenti di fine vita lesivi della propria dignità. Ma il dibattito non si è mai esaurito. Mercoledì prossimo, 17 novembre, anche la città di Avellino vivrà un importante momento di confronto pubblico su questo tema. L’appuntamento, che si terrà alle 16 presso il carcere Borbonico di Avellino, è stato promosso dall’associazione di avvocati praticantanti e associati Diritto e Libertà, insieme al Consiglio dell’ordine degli avvocati di Avellino e in collaborazione con il quotidiano Ottopagine. Al tavolo siederanno autorevoli relatori tra i quali l’avvocato Vittorio Angiolini ordinario di diritto costituzionale presso l’Università di Milano nonché noto al grande pubblico come l’avvocato di Beppino Englaro, padre di Eluana. Interverranno anche Gelsomina Salito ricercatore di diritto privato presso l’Università di Salerno, Giulio Tarro, presidente della Fondazione De Beaumont – Bonelli per le ricerche sul cancro e Giulia Simi, vicesegretario associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Modera il direttore di Ottopagine Bruno Guerriero. A seguire il dibattito sui modelli legislativi a confronto con l’avvocato Aniello De Piano, segretario dell’Associazione Diritto e Libertà che ha maturato una significativa esperienza presso il Ministero degli Affari Esteri – Sottosegretariato per i Diritti Umani. “Attraverso la comparazione dei differenti sistemi vigenti in Europa ed all’estero, saranno analizzati i procedimenti etico – normativi che hanno portato, nella maggior parte dei paesi occidentali, ad una disciplina pratica ed attenta del testamento biologico – dichiara De Piano – Ad oggi, l’Italia pare frenata da un sistema di facili moralismi e vecchie prese di posizione, tanto più che della questione se ne sente parlare in maniera generalizzante e superficiale. Ecco perché il convegno si propone di offrire un’analisi tecnica e specifica dei problemi sottesi al testamento biologico, con l’aiuto di tecnici del diritto e della medicina. Personalmente, credo sia importante testimoniare i processi di modernizzazione etica e giuridica intrapresi negli altri paesi, affinché i cittadini e l’ordinamento italiano intravedano le differenti posizioni in merito, adottate in differenti contesti sociali. In questo momento, la scommessa non è tanto predisporre una legge favorevole al testamento biologico, quanto offrire un’adeguata informazione in merito”. Le conclusioni saranno affidate a Marianna De Stefano, consigliere dell’Associazione presieduta dall’avvocato Gianluca Spera che ci spiega perché è così importante affrontare il tema dal punto di vista legislativo: “Allo stato attuale, l’ordinamento italiano non ha ancora previsto una normativa specifica che disciplini il valore legale da attribuire alle dichiarazioni di ultime volontà. Al riguardo, però, esistono importanti precedenti giurisprudenziali, che hanno conferito al tutore di un soggetto, ormai incapace di intendere e di volere, la possibilità di esprimere il consenso in ordine al rifiuto dei trattamenti medici. Quello che, in effetti, è accaduto nel caso Englaro. La Corte di Appello di Milano autorizzò Beppino Englaro, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione e di alimentazione forzata, che manteneva in vita la figlia. In precedenza, la Corte di Cassazione aveva stabilito i presupposti indispensabili – lo stato vegetativo permanente e la chiara, univoca e convincente volontà del paziente – per poter autorizzare l’interruzione dell’alimentazione artificiale. In questo contesto, si confrontano due posizioni opposte: una liberale e laica, l’altra conservatrice e di ispirazione religiosa. La prima tesa a salvaguardare la volontà individuale, l’altra più attenta a difenderla permanenza in vita del malato”.
© 2010 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati