Fumata bianca della riunione dei deputati e senatori: Nessuna linea, solo «orientamento prevalente»
Sul testamento biologico il Pd non ha scelto ancora di esprimere una posizione chiara e univoca. Solo un «orientamento prevalente» che lascia ai parlamentari, chiamati fin dalla prossima settimana a pronunciarsi sul testo di legge della maggioranza che il relatore Raffaele Calabrò presenterà martedì 27 gennaio in commissione Sanità del Senato, la «libertà di votare secondo coscienza».
Non sono riusciti, deputati e senatori riuniti per la seconda volta ieri a Roma nella bella cornice di Palazzo San Macuto, a stabilire una linea maggioritaria interna. Anche perché si è accuratamente evitato di mettere ai voti qualsiasi decisione e tanto meno il documento in 15 punti partorito dal "tavolo di lavoro" che riunisce da qualche mese esponenti di orientamento opposto, da Coscioni, Veronesi, Marino fino a Binetti – che stabilisce sommariamente alcuni principi a cui si dovrebbe ispirare la legge ideale del centrosinistra. «Una decisione pilatesca», secondo Maria Antonietta Coscioni e i Radicali, che però non protestano da soli. Anche Ignazio Marino, primo firmatario di un ddl sulle Dichiarazioni anticipate di fine vita sottoscritto da ben 101 senatori, ha insistito: «La logica conseguenza era di andare al voto, anche col rischio di perdere». E, concorde, l’ex ministro Barbara Pollastrini solleva il dubbio: «Una proposta organica del Pd o un pacchetto qualificato di emendamenti? Parliamone».
Due, sostanzialmente, i punti del documento che rischiano di creare pericolose divergenze tra le anime opposte del partito: il riconoscimento dell’obiezione di coscienza alle volontà del paziente espresse nel testamento biologico da parte del personale medico sanitario, e il solito nodo sull’alimentazione e l’idratazione forzata. Le quali – e questo «è un passo avanti», come fa notare la senatrice radicale Donatella Poretti – vengono riconosciute come trattamenti sanitari ma «non assimilate all’àccanimento terapeutico», «in quanto fisiologicamente finalizzate ad alleviare la sofferenza del paziente» (passaggio che Poretti definisce a ragione «assolutamente scorretto dal punto di vista medicoscientifico»), e da garantire «sempre al paziente fino alla fine della vita ad eccezione del caso in cui la loro sospensione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento».
«Un documento ambiguo che dovrà poi essere tradotto concretamente in emendamenti, visto che per una proposta di legge del Pd ormai con ogni evidenza siamo fuori tempo massimo», commenta Poretti. Mentre per la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro è un «risultato molto soddisfacente»: «Il problema – spiega – non è votare o no perché se siamo d’accordo non c’è neppure bisogno di votare». Comunque, «c’è ancora spazio per lavorare», secondo la sua omologa a Montecitorio, Marina Sereni. Rosi Bindi invece difende la libertà di voto dei parlamentari Pd. Rispetto del pluralismo o equilibrismo politico? La discussione prosegue all’interno dei due, gruppi parlamentari.