Dopo il caso di Eluana Englaro, è agguerrita più che mai. Viaggia da un capo all’altro dell’Italia per far riflettere sulla spinosa questione del testamento biologico. Mina Welby, con la forza che ha ereditato dal marito Piergiorgio, non demorde. Venerdì sera Mina con Pd e Radicali, era in piazza Ferretto a raccogliere firme per sostenere il disegno di legge del senatore Ignazio Marino sul testamento biologico e contro l’accanimento terapeutico. In un paio d’ore, sono state più di 170 le firme raccolte.
«La vicenda di Eluana mostra a pieno come oggi in politica le cose vadano al contrario – commenta la signora Welby – la legge di Calabrò in commissione al Senato non legifera in materia di testamento biologico, ma è “contro” il testamento biologico. Va contro la libera scelta degli individui, contro i diritti dell’uomo in un momento in cui è fondamentale difenderli».
La signora Welby ha da poco fondato con altre associazioni a Milano una consulta laica per riflettere proprio su queste questioni. «Voglio mettere il dito sulla piaga – prosegue Mina – se avete seguito la tv in questi giorni si diceva “non bisogna togliere cibo ed acqua ad Eluana, mentre venivano mostrate foto di Eluana 17 anni prima, mentre ormai non era più così. Ma Eluana non mai avuto acqua e cibo! Ha avuto una nutrizione artificiale che è una cura medica. Secondo il ddl Calabrò però si tratta di un trattamento ordinario. Cosa c’è di ordinario nel venire alimentati con un sondino? Nel vivere attaccati a una macchina?».
Per Mina Welby la proposta del Pdl è del tutto anticostituzionale. «Due anni fa mio marito aveva chiesto che venisse aperta un’inchiesta in Italia sul fenomeno dell’eutanasia clandestina – affonda Mina – un fenomeno che esiste, seppur occultato, in Italia. Molti medici mi hanno rivelato di aver dato delle medicine ai pazienti in stati terminali per evitare loro ulteriori drammatiche sofferenze. Ci sono Paesi con leggi sull’eutanasia. Qui si fanno le cose di nascosto. Se c’è una legge sull’eutanasia ben venga: ma non concepisco la clandestinità. Deve essere il malato a decidere, non il medico. Noi abbiamo il diritto alla salute ma anche quello all’autodeterminazione ». Per Mina Welby, quindi, è arrivato il momento che si apra nel Paese una vera riflessione sulle cure palliative per i pazienti affetti da patologie evolutive ed irreversibili. «Il Governo ci sta costringendo agli emendamenti su un disegno di legge proposto dal Pdl – sottolinea Murer – il caso Englaro deve aprire ora una profonda discussione nel Paese sulla libertà di coscienza. È necessario ribadire la laicità dello Stato. Siamo di fronte a pericolose forme di oscurantismo. Su questi punti tutto il Pd è unito: noi siamo un partito che si batte per la laicità dello Stato. Sono tanti anche i credenti che si battono con noi per la laicità dello Stato: come ha ricordato il segretario regionale del Pd veneto Paolo Giaretta, cattolico, "dobbiamo sentirci segnati dalla croce non crociati" ». E Franco Fois dei radicali veneziani ricorda il caso di Paolo Ravasin, malato di Sla che vive a Monastier: «Paolo ha già fatto testamento biologico e ha dichiarato che non vuole essere attaccato alla macchine per l’alimentazione forzata».
Testamento biologico e laicità dello Stato: la battaglia di Mina
Giulia Quaggio