Costruire una mini-fabbrica di osso direttamente nell’ organismo, prelevare il nuovo tessuto e trapiantarlo dove può curare fratture che non si saldano o malattie degenerative, come l’osteoporosi. Ci sono riusciti, per ora sui conigli, un gruppo di ricercatori americani e svizzeri, ma la nuova tecnica chirurgica, illustrata sulle pagine della rivista Proceeding dell’Accademia americana delle scienze, promette di rappresentare una vera e propria rivoluzione anche per l’uomo. Ecco in sintesi l’esperimento. I chirurghi hanno prima creato una piccola tasca che servono normalmente corrono all’autotrapianto per rigenerare gli organi) poi l’hanno riempita con un gel ricco di calcio. La tasca ha funzionato come un «bio-reattore» dove le staminali avevano la possibilità di moltiplicarsi e differenziarsi nei diversi tipi di cellule ossee. Tempo sei settimane, infatti, e in questo spazio si è formato uno strato di tessuto che i chirurghi hanno facilmente prelevato, senza danni per la tibia, e utilizzato, nello stesso animale, per riparare lesioni di altre ossa. Un autotrapianto, dunque, che non comporta rischi di infezione e non richiede una terapia con farmaci anti-rigetto, indispensabile quando l’osso proviene da un donatore.
Già oggi gli ortopedici ricorrono all’autotrapianto quando sono costretti a curare gravi fratture: prelevano frammenti di osso dal bacino o dalle coste del paziente e li innestano sullì’osso danneggiato. In genere i risultati sono buoni, ma il prelievo è molto doloroso per il malato e le quantità di osso sono sempre piuttosto limitate. Anche i tentativi di costruire l’osso in laboratorio non hanno avuto grande successo. L’osso è un tessuto vivo che si rimodella continuamente e ha un’architettura ben precisa: ecco perché anche i farmaci per combattere la rarefazione ossea dovuta all’osteoporosi, funzionano bene soltanto se sono in grado di stimolare l’osso a riformarsi secondo la sua struttura originale. Secondo il team della Vanderbilt University a Nashville, del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston e dell’ospedale cantonale di Basilea, l’osso cresciuto in vivo nei conigli è di ottima qualità, denso e robusto come quello normale. Ed è per questo che sperano di sperimentare presto la tecnica anche sull’uomo. Tecnica che, sfruttando la capacità di autoriparazione e di autorigenerazione degli organi, potrebbe essere adottata anche per ingegnerizzare in vivo altri tessuti come quello del pancreas o del fegato. «Questo esperimento – ha commentato Robert Langur del Mit, un pioniere di questo tipo di ricerche – cambierà , in futuro, il modo di costruire i tessuti».
Già oggi gli ortopedici ricorrono all’autotrapianto quando sono costretti a curare gravi fratture: prelevano frammenti di osso dal bacino o dalle coste del paziente e li innestano sullì’osso danneggiato. In genere i risultati sono buoni, ma il prelievo è molto doloroso per il malato e le quantità di osso sono sempre piuttosto limitate. Anche i tentativi di costruire l’osso in laboratorio non hanno avuto grande successo. L’osso è un tessuto vivo che si rimodella continuamente e ha un’architettura ben precisa: ecco perché anche i farmaci per combattere la rarefazione ossea dovuta all’osteoporosi, funzionano bene soltanto se sono in grado di stimolare l’osso a riformarsi secondo la sua struttura originale. Secondo il team della Vanderbilt University a Nashville, del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston e dell’ospedale cantonale di Basilea, l’osso cresciuto in vivo nei conigli è di ottima qualità, denso e robusto come quello normale. Ed è per questo che sperano di sperimentare presto la tecnica anche sull’uomo. Tecnica che, sfruttando la capacità di autoriparazione e di autorigenerazione degli organi, potrebbe essere adottata anche per ingegnerizzare in vivo altri tessuti come quello del pancreas o del fegato. «Questo esperimento – ha commentato Robert Langur del Mit, un pioniere di questo tipo di ricerche – cambierà , in futuro, il modo di costruire i tessuti».