“Sulla legge 40 nessun colpo di mano”

Avvenire

ROMA. Legge 40 ancora sotto attacco. Persino nel pieno di una crisi di governo. La nuova polemica è scoppiata ieri, quando l’Associazione Luca Coscioni ha fatto sapere di aver “appreso da fonti certe dell’emanazione di nuove linee guida”. Un “colpo di mano di fine mandato”, secondo i radicali, con cui il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella vorrebbe veder approvate misure “illegittime sia sul piano scientifico che su quello giuridico”.
Quali? Il divieto di diagnosi preimpianto, cioè della tecnica di indagine sugli embrioni finalizzata alla  selezione degli stessi, peraltro già vietata dalla legge 40 che però sul punto è stata parzialmente rimaneggiata da una sentenza della Corte Costituzionale. “Non capisco quale sia il contendere – ha replicato il sottosegretario Roccella-: dato che tale diagnosi è già vietata dalla legge, le linee guida non possono comunque ‘scavalcare’ la legge stessa”.
Quanto al contenuto delle nuove linee guida, si tratta di un adeguamento alla “direttiva europea 191 sulla tracciabilità e sicurezza di cellule e tessuti, nella quale anche la procreazione assistita rientra. Sono due anni che lavoriamo a tale direttiva in piena trasparenza e con il pieno coinvolgimento degli operatori del settore. Con le nuove linee guida, conclude Eugenia Roccella, “si prevedono nuovi requisiti per i centri di procreazione assistita proprio in merito alla tracciabilità di cellule e tessuti, con una grande attenzione alla sicurezza delle coppie grazie, ad esempio, a procedure precise per la tracciabilità dei gameti. Non c’è alcuna ‘schedatura’ delle coppie – precisa ancora Roccella rispondendo ad altre critiche dell’associazione Coscioni- ma si danno anzi maggiori garanzie”. Le nuove linee guida “sono anche un adeguamento alla sentenza del 2009 della Corte costituzionale,” con cui venne cancellato il divieto di installare più di tre embrioni.

 

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