Treviso Il filmato girato in una casa di cura. Il malato di Sla: se starò peggio non nutritemi. Senato, via libera in Commissione al conflitto di attribuzione per Eluana. Le immagini girate sabato sono finite sul Web ieri pomeriggio tramite l’associazione Luca Coscioni.
Sdraiato, una cannula che gli esce dalla trachea, la voce tremula, ma chiara. La telecamera è puntata sul volto, una mano lo aiuta con un microfono. Paolo Ravasin, 48 anni, da dieci colpito da Sia (la sclerosi laterale amiotrofica), legge il suo testamento biologico. Di fronte, il video non lo riprende, un foglio scritto a macchina, sostenuto dal fratello Alberto. Tra pause, respiro affannoso, forse commozione, tira fuori le parole con la forza di chi, nella disgrazia, una fortuna ce l’ha ancora: gli è rimasta la voce, anche se a volte solo un filo, che a differenza di Piergiorgio Welby (anche lui era attaccato a un respiratore, ma privo della possibilità di parlare, così lo faceva attraverso il computer, ndr), gli consente di far sentire a fondo, oltre che leggere, le sue volontà a chi un giorno potrebbe decidere al suo posto: «Voglio morire, ma alle mie condizioni». È determinato, nonostante alcuni suoni, articolati, che restano muti.
«Io Paolo Ravasin, nato a Ceggia, il 4 aprile 1960, attualmente ospite della Casa soggiorno di Monastier, Treviso,… nel momento in cui non fossi più in grado di mangiare o di bere attraverso la mia bocca, oppongo il mio rifiuto ad ogni forma di alimentazione e di idratazione artificiali». «No» al sondino nasogastrico come Eluana Englaro; «no» anche a cure ulteriori che, da quel momento, potrebbero alleviare la malattia o altre complicanze. Solo un sì: «Accetto i farmaci necessari a trattare i sintomi dolorosi derivanti dalla disidratazione». Poi la voce continua: «So a che cosa vado incontro…, tuttavia considero insuperabile la mia manifestazione di volontà». Due testimoni assistono alla ripresa: «Ho dato oralmente il mio assenso a questo testo che viene sottoscritto dai testi presenti». Il video finisce qui. Girato sabato, finisce sul Web ieri pomeriggio tramite l’associazione Luca Coscioni, alla quale Ravasin si appoggia da tempo.
«Perché le telecamere? Paolo teme che i medici non rispetteranno le sue volontà – spiega Raffaele Ferraro, segretario associazione Veneto Radicale, che lo segue da vicino -, così ha chiesto di fare un video perché si sente più sicuro di essere ascoltato». Paralizzato da anni, Ravasin, ex operaio e appassionato di calcio, ha lottato sin dall’inizio per ottenere migliori condizioni di assistenza. Porta ancora i segni della degenza in una struttura dove ha rischiato di morire per 18 volte a causa di frequenti guasti al respiratore, «soffrendo come un animale». Ora l’ultima battaglia: spegnersi serenamente come Welby. Intanto ieri la commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato la relazione del presidente Carlo Vizzini sulla vicenda di Eluana Englaro. Ora la parola passa all’aula di Palazzo Madama dove Vizzini proporrà di sollevare il conflitto di attribuzione presso la Corte costituzionale contro la sentenza della Corte di Cassazione.