Suicidio assistito come diritto? Ne parlano già a Strasburgo.

Nicoletta Tiliacos

Roma – Arriva oggi in udienza, di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, il ricorso "Koch vs Germania", con il quale un cittadino tedesco chiede la condanna del proprio paese perché alla moglie, gravemente invalida, era stata negata dalle autorità sanitarie una dose di sodio pentobarbital per suicidarsi. La signora Koch – paralizzata dal 2002 dopo un incidente domestico e costretta a ricorrere alla ventilazione artificiale – aveva chiesto nel 2004 all’Istituto federale del farmaco di poter acquisire la sostanza letale per uccidersi in casa. Il rifiuto che le fu opposto, e che faceva esplicito riferimento all’ineludibile dovere dello stato di proteggere la vita dei propri cittadini, non riuscì a impedire il suicidio della signora Koch, attuato nel 2005 in Svizzera, con l’aiuto dell’associazione Dignitas.

Il marito della donna, nel frattempo, aveva portato il caso di fronte a un tribunale amministrativo. La decisione dell’Istituto federale dei farmaco era illegale, sosteneva Koch, in quanto offensivo della dignità della moglie, e in particolare del "diritto dell’interessata al rispetto della sua vita privata e familiare". Il tribunale definì il ricorso "irricevibile", e altrettanto fecero la Corte amministrati- va d’appello e la Corte costituzionale federale. La Corte europea dei diritti dell’uomo, invece, nel 2008 stabilì che Koch aveva titolo per ricorrere in nome di una lesione subita personalmente, per essere stato "costretto" a recarsi in Svizzera allo scopo di consentire alla moglie di suicidarsi. Quel mancato rigetto da parte di Strasburgo è di per sé un sintomo eloquente sul "tempo che fa", in giro per l’Europa, sul tema dell’eutanasia come diritto e del suicidio assistito come pratica burocratica da esigere per legge. Il decennio che nel 2001 si era aperto con l’Olanda prima a tagliare il traguardo della legalizzazione dell’eutanasia, si chiude sotto il segno di una grande offensiva politica e mediatica transnazionale sullo stesso tema.

Il ministro dell’Interno spagnolo, Alfredo Pérez Rubalcaba, ha appena annunciato a nome del governo che presto sarà regolata con nuove norme la sedazione dei malati terminali. Se si trattasse solo di sacrosante cure palliative non servirebbe una nuova legge, ma il ministro portavoce si è affrettato ad assicurare che non si legalizzerà l’eutanasia. Per uno spagnolo pudico, c’è la scozzese sincera. La deputata Margo MacDonald, che aveva presentato in commissione al Parlamento scozzese una proposta per la legalizzazione del suicidio medicalmente assistito, se l’è da poco vista bocciare, cinque voti contro uno, ma ci riproverà. Del resto, dice un sondaggio online diffuso il 13 novembre da Angus Reid Public Opinion, il sostegno degli inglesi alla legalizzazione dell’eutanasia si dimostrerebbe più che maggioritario (67 per cento contro 19 per cento degli intervistati).

Niente, rispetto al plebiscitario 94 per cento di francesi che, dice un sondaggio dell’Institut francais d’opinion publique, pubblicato dal quotidiano Sud Ouest Dimanche a inizio novembre meno di mille i partecipanti, ma tutto fa brodo – vorrebbe veder legalizzata l’eutanasia. Tre proposte sul tema saranno discusse al Senato da gennaio, dopo che nel 2009 era stato bocciato un primo progetto. L’invecchiamento della popolazione e i tempi di vacche magre spianano la strada al marketing della "morte dignitosa" (è innegabile: una dose di pentobarbital costa meno delle cure palliative e dell’assistenza ai disabili gravi). Vedremo, intanto, se la Corte di Strasburgo riconoscerà una lesione ai diritti umani dovuta non alla mancata assistenza di un malato ma alla mancata assistenza al suo suicidio.

 

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