Suicidio assistito anche ai non residenti. Zurigo respinge le nuove limitazioni

L’Unità
Vincenzo Ricciarelli

Il cantone svizzero di Zurigo continuerà ad assicurare l’eutanasia ai malati terminali, anche a quelli non residenti. Sono stati infatti bocciati con ampio margine i referendum votati ieri in materia di "dolce morte". Due i quesiti messi al voto: il primo, presentato dall’Unione Democratica Federale (Udf, di ispirazione cristiana), puntava a chiedere al Parlamento svizzero di rendere punibile qualsiasi forma di istigazione e di aiuto al suicidio. Il secondo, avanzato dal Partito Evangelico, mirava a porre fine al “turismo della morte”, limitando la possibilità di eutanasia ai soli residenti nel cantone da almeno dieci anni. E gli abitanti del cantone di Zurigo, il più popoloso della Svizzera, hanno respinto entrambi i quesiti a larghissima maggioranza. Secondo le prime proiezioni diffuse dall’agenzia svizzera Sda, infatti, si sarebbe espresso negativamente circa l’80% dei votanti.

Ogni anno circa 200 persone ricorrono alla morte assistita in Svizzera,dove il suicidio assistito è consentito dal 1941 a condizione che non sia legato ad alcun motivo egoistico ed è ammesso solo in modo passivo, cioè procurando ad una persona i mezzi per suicidarsi,ma non aiutandola a farlo. In Svizzera si registrano in media 1.400 suicidi all’anno, pari al 2,2% del totale dei decessi. Secondo le cifre fornite dall’associazione Dignitas, l’unica in Svizzera ad assistere cittadini stranieri candidati al suicidio, l’organizzazione ha accompagnato dal 2010 un totale di 1.138 persone, di cui 592 provenienti dalla Germania, 118 dalla Svizzera, 102 dalla Francia, 19 dall’Italia, 18 dagli Stati Uniti e 16 dalla Spagna.
In ogni caso il suicidio assistito in Svizzera è ammesso solo per i malati con gravissime patologie e, secondo i dati resi noti da Exit Italia, solo un terzo circa di coloro che ne fanno richiesta sono accettati. Tutto questo, ha spiegato Marco Cappato segretario dell’Associazione Luca Coscioni, mentre in Italia “è proibito anche il dibattito”. “Quando la gente può informarsi e dibattere su un tema così delicato – ha proseguito – sceglie la legalità e il controllo invece della illegalità e della clandestinità. È una bella lezione per il potere italiano. Così mentre Zurigo prosegue, con il consenso popolare, la politica dell’eutanasia legale, a Milano – ha chiuso Cappato c’è un sindaco uscente come Letizia Moratti che si agita per provare a far rimuovere i manifesti dell’associazione Luca Coscioni per la legalizzazione dell’eutanasia”.

E anche questo spiega perché ogni anno ci siano italiani che varcano la frontiera per vedersi riconosciuto un diritto di cui in Italia è vietato persino parlare. “Ma non credo ci saranno migrazioni verso la Svizzera da parte degli italiani”, taglia corto il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella. “Ma quanto avvenuto
– prosegue – dimostra come l’occidente abbia preso una strada pericolosa, la cultura della morte come diritto individuale è sempre più diffusa”. “Tutto questo dimostra – ha concluso Roccella – che è urgente fare la legge sul biotestamento perché questo non devono esserci strade praticabile per arrivare all’eutanasia, dal punto di vista giudiziario come è avvenuto nel caso Englaro e come sarà con le contestate dichiarazioni di volontà già fatte. Noi pensiamo che la libertà di scegliere le terapia ci debba essere, ma il suicidio è molto chiaramente vietato dalla legge che sarà la prima sul consenso informato”.
Di tutt’altro parere Ignazio Marino, del Pd. “Il dibattito sul suicidio assistito non ha niente a che vedere con il lavoro parlamentare per l’introduzione del biotestamento”.