LONDRA – Il professor Stephen Hawking, il più noto scienziato britannico, l’uomo che ha fatto capire l’universo anche a chi non sa far di conto, non si muove più. Bloccato da anni su una sedia a rotelle, incapace d’emettere suoni con la voce se non attraverso un sintetizzatore collegato a un computer, ora ha perso anche l’uso della mano. Paralizzato, immobilizzato, prigioniero del corpo malato, può comunicare con il mondo solo con il battito di una palpebra.
Ha raggiunto un’altra tappa nella lunga discesa verso la fase terminale del male, ma non ha perduto la speranza: «Che posso fare, se non tirare avanti?», è sempre stato il suo motto disincantato. E non risulta che abbia cambiato idea: «Continua a combattere», ha detto il suo assistente all’Università di Cambridge, David Pond: «Ha solo ammesso d’avere bisogno di un nuovo metodo di comunicazione». E, grazie a una società americana di hi-tech, ha trovato lo strumento che «legge» il battito dell’occhio.
Hawking, 63 anni, ha il morbo di Gherig, rara patologia neurodegenerativa che distrugge gradualmente la forze muscolari. Nato a Oxford dove la madre s’era rifugiata durante il «blitz» delle V2 naziste su Londra, il ragazzo prodigio, all’ultimo anno d’università, apprese di avere questo male che gli concedeva solo due anni di vita. Da allora ha vissuto oltre quattro decenni, intensamente: mentre il corpo s’indeboliva, la mente progrediva. Con audacia, ha aggredito i più ardui problemi della cosmologia teoretica. E nello stesso tempo ha aggredito la vita.
Nel 1971 diede sostegno matematico alla teoria del Big bang sull’origine dell’universo: se la teoria generale della relatività è corretta, spiegò, l’universo deve avere un punto di partenza nello spazio-tempo. Con il Big bang vennero i buchi neri: la superficie di un buco nero può aumentare, ma non diminuire, e un buco nero non si può separare in due. E in quegli anni di straordinario fervore intellettuale produsse quella che è forse la sua più notevole teoria: i buchi neri creano ed emettono particelle subatomiche (radiazioni Hawking, quindi) finché esauriscono l’energia ed esplodono. Con tale teoria per la prima volta sposò matematicamente gravità, meccanica quantistica e termodinamica. Ultimo grande frutto, nel 1981: teorizzò che, benché non abbia confini, l’universo è finito nello spazio-tempo, e poi lo dimostrò matematicamente. Ce ne sarebbe stato abbastanza per esaurire ogni mente speculativa. Ma Hawking, instancabile alla cattedra di matematica a Cambridge, doveva dare ancora il frutto più celebre: nel 1988 pubblicò «La breve storia del tempo», il libro scientifico di maggior successo nella storia dell’editoria britannica.
Ora il male ha fatto un altro passo. «La mano s’è indebolita», ha detto l’assistente. Poiché l’unico movimento che resta a Hawking è il battito dell’occhio, la compagnia Words? gli ha fornito uno strumento, chiamato Infrared Sound Touch (Ist), che emette un raggio infrarosso a bassissima potenza. La rifrazione del raggio cambia quando l’occhio si chiude e il muscolo quindi si muove. Tramite lo strumento applicato agli occhiali di Hawking, a un paio di centimetri dalla pelle, quel cambiamento è colto e trasmesso al computer. Così il genio prigioniero del suo corpo può, ancora, parlare al mondo.