
Sarà ricordata come la prima legge della XVII Legislatura. Che ha messo duramente alla prova il nuovo Parlamento e le capacità di mediazione della ministra Beatrice Lorenzin. II risultato è un compromesso tra la pressione mediatica, le sentenze della magistratura e l’opposizione della comunità scientifica nazionale e internazionale. Con 259 voti favorevoli, 2 contrari e 6 astenuti, il Senato ha approvato in via definitiva mercoledì 22 maggio il decreto legge Balduzzi sulle cellule staminali e gli ospedali psichiatrici giudiziari. L’ok al testo dà un doppio via libera consente ai circa 90 pazienti che hanno già iniziato le terapie con il metodo Stamina agli Spedali Civili di Brescia di continuarle e vincola fino a 3 milioni di euro del Fondo sanitario nazionale per condurre, anche in deroga alla normativa vigente, una sperimentazione di 18 mesi a partire dal 1 luglio sotto la regia del ministero della Salute con il coordinamento dell’Istituto superiore di Sanità e la collaborazione di Aifa e Centro nazionale trapianti. II paletto fondamentale è la sicurezza del paziente: i medicinali devono essere preparati in conformità alle linee guida previste dall’articolo 5 del Regolamento Ce n. 1394/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio. Ha prevalso dunque il punto di equilibrio raggiunto alla Camera, che ha cancellato l’identificazione del metodo come trapianto, inizialmente passata al Senato, e ha riportato la metodica nell’alveo dei farmaci. «La legge – ha commentato la ministra Lorenzin – rispetta la medicina da una parte e le famiglie dall’altra. II Parlamento ha dato su questa vicenda complicatissima ed emotivamente coinvolgente prova di rigore, serietà e compassione». Ma anche se dopo una iniziale titubanza il presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, si è detto disponibile alla sperimentazione, «purché siano rispettate determinate condizioni», lo scetticismo del mondo scientifico resta altissimo. Dopo Nature, anche Science ha dedicato un articolo alla vicenda. Titolo: «II Parlamento italiano ordina una sperimentazione clinica su un controverso trattamento a base di cellule staminali». Se per Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina rigenerativa dell’Università di Modena e Reggio Emilia, la legge «ha permesso di scongiurare il temuto far west scientifico» grazie al riferimento alle normative europee, per Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Irccs Humanitas di Rozzano (Milano), «avviare la sperimentazione è un errore perché mancano tutti i requisiti necessari: un razionale ed evidenze precliniche ma anche umiltà, autorevolezza e trasparenza». Ma su quali malattie si baserà la sperimentazione? Sarà l’Iss a restringere la rosa, visto che Stamina secondo i suoi fautori cura di tutto. Tra le possibili patologie, asfissia perinatale, sindrome di Neimann Pick, Sma, Parkinson e sclerosi multipla Ogni sei mesi le strutture pubbliche che parteciperanno alla sperimentazione dovranno relazionare sulla salute dei pazienti, sugli eventi avversi e sull’utilizzo delle risorse. Un Osservatorio ad hoc composto da esperti e rappresentanti delle associazioni interessate monitorerà lo studio. La posta in gioco è elevata: per le famiglie che sperano ma anche per Stamina. Se la sperimentazione fosse un successo, il metodo potrebbe essere brevettato. Impresa finora non riuscita: la richiesta avanzata negli Usa è stata bocciata. Troppi passaggi «non chiari» e procedure «non innovative».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.