Spezzeremo le reni all’umanità

In Olanda reality con rene in palio, in Usa si chiede di metterli sul mercato.
Succede in Olanda, e non per caso. Lì le nuove frontiere del reality raccontano di un rene messo in palio da una malata terminale e conteso da tre aspiranti al trapianto, ognuno dei quali cercherà di essere prescelto dalla donna per la singolare “donazione”. Qualcuno si è scandalizzato, ma il paese dei tulipani è anche quello dell’eutanasia per i bambini, e lo show non si fermerà.

E’ solo l’ultimo segnale, probabilmente nemmeno il più grave, di come si stia lentamente spostando la percezione generale di ciò che comunemente viene considerato accettabile in ambito medico e bioetico. Tabù sempre più fragili cadono, uno dopo l’altro, e oggi due luminari americani, Eli Friedman, della State University di New York, e sua moglie Amy Friedman, esperta in trapianti della Yale University, possono scrivere su un’importante rivista che dovrebbe essere finalmente consentita alla luce del sole la vendita dei reni. In America se ne parla con sempre maggiore insistenza. Il mercato nero di organi è una realtà imponente, si dice. Perché non prenderne atto e non consentire la vendita di un rene, con tutti i controlli del caso, le garanzie per il ricevente e il donatore (sic) e dietro adeguati emolumenti? Ventitremila dollari? Ok, il prezzo è giusto, dicono i due Friedman. Il ragionamento, impensabile anche solo un paio d’anni fa, assomiglia molto a quello che abbiamo sentito a proposito di vendita di ovociti. Se non la permettiamo, si dice (e la Gran Bretagna ha dato da poco il via libera) comunque continueranno a prosperare il mercato nero fuori controllo e tutti i riprovevoli “turismi procreativi”, di cui sono inzeppate le cronache a intervalli regolari. Suvvia, siamo realisti, dice anche la bioeticista Chiara Lalli sul mensile “Agenda Coscioni”: “Per quale ragione le persone economicamente svantaggiate starebbero meglio se la possibilità di vendere i propri organi fosse loro negata?”. Già, perché? Ci sono poveri disposti a vendere e meno poveri disposti a comprare? Allora non è il caso di fare gli schizzinosi, e poco male se qualche retrogrado parla di nuovo schiavismo. La filosofia è semplice: se una cosa è proibita -magari in nome della pur cauta Convenzione europea di biomedicina, che come altri documenti internazionali vieta di trarre profitto dal corpo e dalle sue parti- basta renderla legale e il problema non esiste più.