Il primo paziente della storia ha ricevuto un trattamento basato su cellule staminali ricavate da embrioni sovrannumerari. Ma non aspettiamoci che dopo l’iniezione di oligodendrociti (o meglio dei loro precursori) questo misterioso paziente affetto da una lesione spinale acuta si alzi dalla carrozzina e ricominci a camminare. La meta è ancora lontana. Siamo solo all’avvio della prima fase della prima sperimentazione.
E come se dopo un’interminabile prefazione, potessimo leggere finalmente l’incipit di un’opera in più volumi e dal finale incerto. La prima domanda a cui ci aiuterà a rispondere il paziente zero, insieme ai pochi altri che saranno reclutati nel trial multicentrico appena avviato, riguarda la sicurezza e non l’efficacia di questo trattamento. Scrivendo "questo" intendiamo il trattamento che utilizza il prodotto Grnopc I della company californiana Geron secondo il protocollo approvato nel gennaio del 2009, non tutti i futuribili trattamenti basati sulle cellule staminali embrionali per la stessa o altre patologie.
L’eventuale successo di questa prima tappa sperimentale, dunque, non implicherebbe che i l Santo Graal è ormai a portata di mano. Specularmente, le difficoltà che possono presentarsi non dovrebbero essere vissute come la fine delle cellule staminali embrionali e della medicina rigenerativa nel suo complesso. Resistere alla tentazione di generalizzare è importante, perché le speranze dei malati sono come semi dormienti da custodire con cura e sarebbe crudele se uno scroscio di eccitazione li facesse germogliare prima del tempo lasciandoli poi ad avvizzire.
Circoscrivere l’importanza di questa prima volta è fondamentale anche per tutelare il futuro della ricerca in questo campo ad alto tasso di politicizzazione, in cui c’è sempre qualcuno pronto ad alzarsi per dire che delle cellule embrionali non abbiamo bisogno (e magari fosse vero, sarebbe meraviglioso se le cosiddette "staminali etiche" fossero già pronte all’uso e buone per tutte le applicazioni). Figuriamoci cosa accadrebbe se questo paziente, di cui non sappiamo nulla se non che è ricoverato al Shepherd Center di Atlanta, sviluppasse delle cisti, o addirittura un teratoma, a seguito del trapianto cellulare. Il mix di delusione e strumentalizzazioni potrebbe essere fatale per l’intero settore.
A patto di avere chiare queste premesse, si può ben dire che la notizia in arrivo dagli Usa ha una valenza storica perché trasloca nel presente un pezzo di futuro di cui discutiamo da oltre un decennio senza poterlo toccare. Riuscire a conquistare la luce verde delle autorità americane è stata una fatica di Sisifo, come testimoniano il dossier di oltre 21.000 pagine preparato dalla Geron e gli anni impiegati dall’Fda per approvarlo. È stata una maratona disseminata di ostacoli, interruzioni e ripartenze. Ancora oggi, nonostante il via libera di Barack Obama, i finanziamenti federali per la ricerca con le staminali embrionali sono oggetto di una contesa legale. La Geron, con i suoi capitali privati, ha il merito di aver fatto da apripista, dimostrando che la strada è in salita ma le difficoltà regolatorie non sono insormontabili, che si può arrivare fino alla sperimentazione clinica. Altri seguiranno.
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