MADRID – Fino ai non lontani anni Settanta in Spagna l’omosessualità era un reato punibile con il carcere. Da ieri è il terzo Paese al mondo ad approvare in via definitiva una legge che consente alle coppie omosessuali di sposarsi e adottare bambini. La Spagna, un tempo «cattolicissima», si pone al fianco di Belgio e Olanda. Il Congresso, come era previsto, non ha tenuto in nessun conto il veto del Senato e ha votato il testo di legge con 187 sì, 147 no e 4 astenuti.
LA SOCIETÀ – Le riforme sociali di Zapatero, che suscitano molto entusiasmo e molta rabbia nella società spagnola, nel giro di 24 ore hanno compiuto passi da gigante. Il sì alle nozze gay viene subito dopo il via libera ai divorzi lampo, grazie ai quali si potrà divorziare senza passare attraverso la separazione, senza doverne spiegare le ragioni e trascorsi appena tre mesi dal matrimonio. Uno dei punti controversi: la custodia condivisa dei figli potrà essere concessa anche in assenza di accordo fra i coniugi. Nella stessa giornata hanno cominciato a funzionare i tribunali specializzati in violenza domestica contro le donne, la prima riforma varata dal governo. Anche in questo caso non mancano le polemiche: il Csm spagnolo solleva dubbi di costituzionalità e l’Associazione dei magistrati sostiene che la Spagna diventa l’unico Paese con tribunali specializzati per sole donne. Insomma, il governo Zapatero sta cambiando la faccia della Spagna in un clima che sereno non è.
L’OPPOSIZIONE – Sulle nozze gay non hanno frenato il cammino dell’esecutivo socialista la forte opposizione della Chiesa, la manifestazione del 18 giugno, il veto del Senato, i pareri negativi del Consiglio di Stato e del Consiglio generale del potere giudiziario. «Non siamo stati i primi, ma sono sicuro che non saremo gli ultimi – ha detto, tranquillo come sempre, il premier Zapatero -. Dopo di noi, saranno molti altri i Paesi ad essere spinti da due forze irrefrenabili: la libertà e l’eguaglianza». Il capo del governo, diventato già un’icona intoccabile per la comunità omosessuale, ha poi definito la nuova legge «una piccola modifica (di un articolo del codice civile) che apporta un immenso cambiamento nella vita di migliaia di persone. Non stiamo legiferando per poche persone. Stiamo estendendo le opportunità per la felicità dei nostri vicini, dei nostri amici e dei nostri parenti».
GLI APPLAUSI – Quando si è conosciuto l’esito della votazione si è alzato un grande applauso dalla tribuna dei visitatori dove avevano trovato posto parecchi militanti per i diritti degli omosessuali. L’applauso si è fuso con quello dei deputati della maggioranza. Fuori altri militanti ballavano e cantavano innalzando bandiere spagnole e arcobaleno mentre a Chueca, il quartiere madrileno dei gay, esplodeva di gioia. Beatriz Gimeno, leader veterana del movimento per i diritti dei gay, era accanto alla compagna e prossima sposa Boti García: «E’ una giornata storica. Adesso dobbiamo affrontare il cammino più difficile, cambiare la mentalità della gente».
LE FIRME – La legge deve essere firmata da re Juan Carlos prima di entrare in vigore, probabilmente già questo mese. Gli appelli all’obiezione di coscienza da parte della Chiesa non sembrano essere stati accolti dal sovrano che si ritiene obbligato dai precetti costituzionali a non ostacolare una legge approvata dal parlamento.
Il settore conservatore della società civile non pensa comunque di starsene con le mani in mano. Il Foro spagnolo della famiglia ha organizzato un’altra manifestazione nel centro di Madrid ieri durante la quale si sono ascoltati numerosi inviti alle dimissioni di Zapatero. I leader del Foro dicono di avere raccolto più di un milione di firme contro questa legge e il leader del partito popolare Rajoy ha dichiarato che la legge «provoca una divisione nella società spagnola: il primo ministro ha commesso un grave atto di irresponsabilità». Il partito popolare sta studiando il ricorso al tribunale costituzionale e anche i vescovi stanno pensando di seguire lo stesso cammino.